MARGHERITA BOURCET.
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PER L'ONORE DI ROCCABRUNA.
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1941. Salani Stampa, Firenze.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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PARTE PRIMA.
L'INVENZIONE DI GUIDO.
LA LEGGENDA DEL NASCONDIGLIO.
L'ORECCHIO ALLA PORTA.
LE PREOCCUPAZIONI DI GUIDO DI ROCCABRUNA.
IL LINGUAGGIO DEI FIORI.
IL PERICOLO IGNOTO.
L'ULTIMA SERATA DI FELICIT.
LA FOLGORE SULLA CASA.
LA PICCOLA STELLA.
SCOMPARSA!
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PARTE SECONDA
IL SEGRETO DEL NASCONDIGLIO.
LA MENZOGNA DI CARLO RIPONT.
L'ARTICOLO DEL GIORNALE	99.
SANTA CECILIA.
SCAVALCANDO IL MURO.
PARTITA PERDUTA.
NELL'ANTRO DEL LUPO.
LA "CINE ELETTA".
DENTRO LA FORTEZZA.
IL TRIONFO DI MARIA ROSA.
L'AQUILA E LA STELLA.
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Fine Indice.
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PARTE PRIMA.
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1. L'INVENZIONE DI GUIDO
Nell'ippodromo di Montello, il ridente campo di corse vicino a Portogaio, la battaglia di fiori ferveva in tutto il suo splendore. La gara, che rappresentava una delle principali attrazioni della stagione ed offriva opportunit ad uno sfoggio di fiori in cui non si sapeva se ammirare di pi il lusso o l'ingegnosit, non era mai stata pi brillante di quel giorno.
Naturalmente, quella festa, aveva attirato tutti gli eleganti della spiaggia di Portogaio, ed una folla enorme si accalcava intorno al prato, come pure nelle tribune ufficiali riservate alle persone ragguardevoli.
In prima fila era seduta una vecchia signora vestita con sobria eleganza di un abito di trina nera e adorna di bellissimi gioielli antichi. Anche non volendo, bisognava osservare quella bella dama dall'aria aristocratica e dai modi pieni di distinzione. Quell'aria dignitosa e nobile era addolcita da una serena espressione d'indulgenza e di bont che si rispecchiava sul viso delicato ed appariva nei begli occhi azzurri. Quella simpatica vecchia signora era evidentemente una gran dama, ma era certo anche nonna. La marchesa di Roccabruna, mentre si divertiva a seguire con lo sguardo la battaglia di fiori, chiacchierava con un'amica, la contessa Gardena, giunta a Portogaio il giorno prima.
- Ditemi, cara amica, - domand a un tratto questa - siete sempre fedele alla graziosa usanza che avevate qualche anno fa e che vi aveva fatto soprannominare "la buona Fata"?
- Volete dire se ho sempre l'abitudine di riunire i miei nipotini e i loro amici nella mia villa in campagna? Ma s;  per me la pi gran gioia di tutto l'anno. Come potrei rinunziarvi?
- Sono proprio fortunati quei ragazzi! - osserv la contessa. - Una donna che li contenta in tutto, che non sa che cosa immaginare per farli divertire, che offre loro una villeggiatura nel luogo pi bello che si possa immaginare, in quel castello di Roccabruna che  una vera opera d'arte del Rinascimento! Cara amica, i vostri giovani ospiti sono dei veri privilegiati; quanti ne avete adesso?
- Aspettate!... Una diecina, mi pare: i miei nipoti Pietro Galimberti, Lorenzo e Liliana dei Lauri; un'amica di Liliana, Editta Flamini, di cui avrete udito raccontare la romantica storia;(1) i tre piccoli Sant'Ubaldo, di sei, cinque e quattro anni, e infine le mie due nipoti: Margherita e Maria Rosa di Roccabruna. I loro genitori me le hanno affidate per un mese. La pi piccola  una fanciulla graziosissima, e confesso di avere un debole per lei. Senza contare poi il padroncino di casa, mio nipote Guido. -
Con quanto affettuoso orgoglio la marchesa pronunzi queste ultime parole!
- Quel caro ragazzo, la speranza dei Roccabruna! - prosegu la vecchia dama con visibile commozione. -  tutto quanto ci rimane di pi caro al mondo, per mio marito e per me! Posso dire ch'egli  proprio come il nostro cuore l'aveva sognato: buono, intelligente, coraggioso. Per lui abbiamo fatto tutto, povero ragazzo, poich a tre anni rimase orfano;  la nostra gioia e lo scopo della nostra vita.
- So che gli avete impartito un'ottima educazione ed un'istruzione molto seria; - disse la contessa - ne ha tratto buoni frutti?
- Senz'alcun orgoglio ridicolo, posso rispondere affermativamente. Guido ha conseguito benissimo la maturit scientifica; in autunno poi comincer a frequentare il politecnico. Durante le vacanze eseguisce dei lavori di meccanica pratica in un'officina di aviazione nei dintorni di Portogaio il cui direttore  amico di mio marito.
- Mia cara amica, potete dichiararvi soddisfatta di esser nonna! -
Il sorriso raggiante si accentu sul viso delicato della vecchia dama. Ah, s, ella era proprio orgogliosa del nipote, ed orgogliosa con ragione! Vi era anche un'altra cosa che non aveva detto all'amica, una cosa che era un segreto tra il ragazzo e i nonni. Due mesi prima, in uno dei suoi lavoretti di meccanica nei quali dava prova di un'intelligenza e di un'abilit rare per l'et sua, Guido aveva inventato, per caso, un apparecchio che gli era parso nuovo ed originale. L'aveva fatto vedere al suo direttore, e questi era rimasto colpito dalla trovata del ragazzo, la quale gli aveva suggerito un'applicazione pratica. A furia di modificazioni, il direttore aveva finito col costruire un apparecchio assolutamente nuovo, destinato all'aviazione militare, che avrebbe potuto, in caso di guerra, rendere inapprezzabili servigi! Ora, portata l'invenzione al punto di funzionare, il direttore stava redigendo una relazione particolareggiata in cui descriveva minutamente l'apparecchio. Tra qualche giorno quella memoria sarebbe stata inviata al Ministero dell'Aeronautica.
Che orgoglio per la nonna pensare che il suo caro Guido aveva collaborato a quell'opera e reso in tal modo un servigio alla patria! A questo solo pensiero il cuore della vecchia signora si struggeva di gioia. Povera signora di Roccabruna! Ella non sapeva che Guido, il giorno stesso in cui aveva messo insieme i pezzi della sua invenzione, aveva involontariamente costruito il misterioso meccanismo che doveva portare dei gravi sconvolgimenti nella vita di tutti loro.
E come poteva indovinarlo, la buona nonna? Come poteva leggere nel futuro?
- Dunque, dove sono i vostri invitati?... - domand la contessa, alla quale pareva che le fantasticherie della signora di Roccabruna si prolungassero un po' troppo.
- Ah, scusate.... vi prego, scusate una vecchia un po' distratta! I miei invitati? Ora ve li presento. Le mamme sono nella tribuna di fronte a noi; seguite la direzione del mio ventaglio. I ragazzi, Guido, Pietro e Lorenzo, sono laggi, accanto allo stecconato; si trovano nel punto pi favorevole per gettar fiori alle sorelle e alle cugine. Guido  quello a sinistra. -
La contessa, seguendo con lo sguardo la direzione del ventaglio, scrse il gruppo indicato.
Guido era un bel ragazzo dai sedici ai diciassette anni; alto, ben fatto, con i folti capelli biondi che, pettinati all'indietro, lasciavano scoperta una fronte intelligente e un paio d'occhi azzurri, allegri e franchi, dai quali traspariva la rettitudine di un'anima sana. In quel viso si leggeva una cos evidente lealt, che il ragazzo, anche a prima vista, ispirava fiducia e simpatia.
- E le nipotine dove le avete nascoste? - domand la contessa.
La vecchia signora assunse un'aria impacciata, piuttosto comica.
- Che volete! - rispose. - Maria Rosa aveva una gran voglia di prender parte attiva alla festa, e ha insistito: non molto, per, poich n io n altri sappiamo rifiutarle niente; quella piccina ha un fascino irresistibile. Insomma, per farla breve, ho fatto infiorare una carrozza per le bambine, e ora le vedrete passare. Sono le pi carine del corteo, lasciatemelo dire! -
E poich l'amica rideva:
- Non vi burlate di me, - soggiunse la marchesa. - Ecco le mie piccine. Guardatele, ammiratele e ditemi un po' se la mia carrozza non  bella. -
Sarebbe stato impossibile negarlo: l'attacco che passava davanti alla tribuna era davvero grazioso. Era una leggera canestra di vimini che spariva sotto un rivestimento di velo rosa e di rose porporine.
Ai quattro lati della carrozza salivano archi infiorati che si riunivano in cima formando come una cupola di corolle sormontata da un'enorme farfalla di velo e di fiori che, palpitando alla brezza, sembrava battesse le ali. Quel piccolo equipaggio era tirato da due eleganti cavallini candidi come la neve, tutti adorni di nastri e di rose.
In quel nido di fiori sedevano bene in vista quattro graziosissime fanciulle vestite di tulle color di rosa con guarnizioni di tralci di rose vere artisticamente disposti, e con ampi cappelli di tulle dello stesso colore, adorni degli stessi fiori. Formavano cos un quadro veramente carino, degno di appassionare il pi bravo pittore.
- Vedete, - diceva la signora di Roccabruna - la bionda  Editta; la bruna, Liliana; quella con due lunghe trecce  Margherita; e quella in fondo  Maria Rosa. -
La contessa si aggiust di nuovo l'occhialetto e guard.
No, la marchesa non aveva affatto esagerato parlando di fascino: la piccola Maria Rosa aveva una grazia davvero irresistibile. Non era forse una bellezza regolare, ma aveva qualcosa di gaio e di radioso che attraeva ed incantava. Tutto in lei rideva e brillava: la carnagione fresca e vivace, gli occhi bellissimi, di un azzurro cupo, dallo sguardo espressivo, intelligenti, birichini ed affettuosi ad un tempo sotto la frangia scura delle ciglia; la bocca piccolina, il cui labbro superiore, leggermente rialzato, dava alla fisonomia un'indefinibile impronta di gaiezza e di spirito; una splendida capigliatura bionda dai riflessi d'oro, che scendeva in larghe onde, come un naturale mantello iridescente sulle spalle e sulla personcina della fanciulla.
Drizzandosi un po' nella vettura, essa lanciava a destra e a sinistra mazzetti di ciclamini, e in quell'atteggiamento, in quella cornice floreale, col vestito color dell'aurora, sotto il velo del cappello roseo e le onde dei luminosi capelli, appariva come l'incarnazione della primavera.
-  molto carina davvero, - disse infine la contessa - e capisco benissimo che tutti le vogliano bene, poich sembra altrettanto buona quanto  bella. Mi fa proprio pensare ai versi di non so quale poeta:
"Quand'ella nacque,
In ciel brill una stella!" -
Senza saperlo, la contessa, citando quei versi, aveva espresso una profezia.
Infatti negli avvenimenti tragici che dovevano di l a poco sconvolgere Roccabruna, Maria Rosa era destinata dalla Provvidenza a rappresentare la buona stella della famiglia.
 II
LA LEGGENDA DEL NASCONDIGLIO
Roccabruna era un luogo di delizie per la giovent che vi risiedeva. Si prestava per passeggiate di ogni genere: a cavallo, in automobile, in canotto, sul lago, per andare a vedere qualche bel paesaggio; tutto intorno, era un incanto.
Ogni tanto gli ospiti scendevano a Portogaio, a girellare per le strade, guardando le vetrine dei negozi, o andavano a far merenda in qualche pasticceria. La marchesa riceveva frequenti visite di amici, e nell'immenso parco venivano svolte gare di svariati giuochi per i vincitori delle quali c'era sempre una gradita sorpresa: un ninnolo, un balocco.
Insomma, Roccabruna era per i fortunati invitati il regno dei divertimenti, una specie di paradiso terrestre a cui i ragazzi pensavano per dieci mesi dell'anno, e di cui, le bambine, in iscuola, narravano le meraviglie alle loro piccole amiche.
Per chiudere la serie dei divertimenti veniva data una rappresentazione in famiglia in onore della signora di Roccabruna il cui onomastico, santa Rosa, cadeva il 30 di agosto. Da che i fanciulli erano abbastanza grandi, le mamme si limitavano a dirigere le prove e a preparare i costumi, ma lasciavano che i piccoli attori scegliessero da loro stessi il programma, vedendo in ci un ottimo esercizio per sviluppare il gusto e lo spirito d'iniziativa.
Quell'anno Editta, Liliana e Margherita, che sapevano recitar molto bene, avevano composto un dramma (in versi, per giunta!) intitolato Santa Rosa da Lima, ed erano sinceramente persuase di avere scritto un capolavoro. Immaginarsi il divertimento dei fanciulli nel ricercare qualche numero inedito per il programma, e nell'imparare e provare la loro parte.
Inoltre, per la prima quindicina di settembre era annunziata una distrazione proprio eccezionale. Cedendo alle suppliche dei fanciulli, il marchese aveva dato il proprio consenso alla proposta fattagli in quegli ultimi giorni dal signor Romei, un giovane e ricco romano, direttore della Compagnia Cinematografica Eletta. Vedendo quale predominio esercitino sui costumi certi spettacoli cinematografici, il signor Romei aveva fondato una societ per il "Cinematografo morale", la Eletta, che aveva per scopo di produrre film irreprensibili, con una compagnia composta di giovani di buona famiglia. Romei aveva chiesto al marchese di concedergli il piazzale e lo scalone del castello per "girare" un episodio di un grande film storico che si svolgeva alla Corte di Savoia, all'epoca del Rinascimento. Il castellano di Roccabruna aveva un po' esitato; ma i suoi nipotini lo avevano tanto conquiso, che egli aveva finito col cedere alle loro preghiere.
Per, nonostante tutti questi divertimenti presenti e futuri, la piccola colonia del castello, quella mattina, sembrava malinconica. Avevano ideato, infatti, una gita a Monte Superbo e per l'appunto una pioggia fine fine e penetrante era venuta a impedire quello svago. Perci i ragazzi se ne stavano riuniti nel grande vestibolo, con aria afflitta per quel contrattempo e non sapendo in qual modo occupare la mattinata.
A un tratto sulla scala apparvero le piccole Roccabruna; erano vestite di tela di seta e Maria Rosa, in quella morbida stoffa bionda, con i lunghi capelli d'oro che le ondeggiavano sulle spalle ad ogni movimento, apparve a tutti come un raggio di sole entrato nella stanza malinconica per rallegrarla.
Un coro di esclamazioni accolse il suo arrivo. Perch aveva tardato tanto? L'aspettavano da un'ora!
- Scommetto che tutto questo tempo sei stata ad arricciarti i capelli, - insinu Pietro.
- E invece sbagli!... - ribatt la fanciulla senza scomporsi. - Prima di tutto io non mi arriccio i capelli; i miei riccioli sono naturali. E poi ho scritto alla mamma. Ma che cosa avete fra tutti? Parrebbe quasi che vi foste bisticciati!
- Ci annoiamo per via della pioggia. Ti aspettavamo perch tu inventassi qualcosa da fare.
- Ma guarda un po' che prepotenti! - esclam la fanciulla. - Ora dovr anche farli divertire!
- Si sa che tu hai sempre le idee migliori.
- Che sei la stella di Roccabruna, insomma.
- Complimenti all'acqua di rose per farmi fare a modo vostro, - ribatt la fanciulla dando in una bella risata. - Via, parliamo sul serio. Che cosa potremmo fare stamattina?... Tante cose. Prima di tutto ricordatevi del permesso che ci ha dato la zia: "Il primo giorno di pioggia potrete visitare la Torre del Nascondiglio". -
Vi fu un grido di gioia collettivo.
Gi,  vero, non ci pensavamo pi!
- Fino a quest'anno ci era stato proibito: temevano che il mistero della Torre potesse spaventarci; ma ora siamo grandi.
- Andiamo, andiamo! - gridavano le fanciulle, gi in piedi.
E tutti si slanciarono sulle tracce di Guido.
Il giovane cicerone travers prima il grande vestibolo del castello, poi una galleria trasversale, e s'inoltr in un labirinto di corridoi costruiti a bella posta cos intricati.
- Si vede - disse Guido - che gli architetti del sedicesimo secolo non avevano lo stesso concetto che abbiamo noi dei comodi e della praticit. Ma non scoraggiatevi: siamo arrivati! -
Il corridoio finiva a un tratto davanti a un'enorme porta di quercia massiccia, sovraccarica di chiodi di ferro. Guido spinse quella porta, che si apr senza opporre resistenza, e i fanciulli si trovarono in una vasta sala rotonda, dalla vlta bassa e schiacciata, scarsamente illuminata da una stretta finestra incassata nello spessore del muro. Dalla profondit di quella feritoia si poteva vedere quale fosse lo spessore enorme delle pareti. In fondo, una scala a chiocciola che girava intorno ad una colonna di pietra saliva al piano superiore.
- Signorine e signori, - disse il cicerone che prendeva sul serio la sua parte - continuiamo la nostra visita. Le cose pi interessanti sono al piano di sopra; prendete la scala in fondo a sinistra; attenzione, la strada  breve. -
Guido aveva pronunziato la sua tiritera tutta d'un fiato, con quel tono monotono speciale delle guide, e una risata generale accolse la sua ultima frase.
Intanto i fanciulli salivano a uno a uno la scala a chiocciola, le cui pietre sconnesse tentennavano sotto i loro piedi. Salivano lentamente e non ridevano pi: la strana solennit della Torre faceva provare loro una vaga impressione di timore.
A un tratto Liliana, che era in testa alla fila, cacci un grido:
-  sorprendente! -
Era sorprendente davvero: la stanza, identica a quella del piano inferiore, rischiarata da una lunga finestra con i vetri rossi, era, da cima a fondo, rivestita di pannelli di legno scolpito, sui quali tutta l'orribile e fantastica fauna della scultura medioevale pareva si fosse data convegno. Vi erano animali strani di tutte le razze: chimere, ippogrifi, leopardi, bestie con le corna, con le ali e con gli artigli. Chiazze di vernice turchina, rossa e gialla, rimaste qua e l, davano un'apparenza di vita reale a quell'orrida e strana arca di No, e nella immobilit del legno, quell'accozzaglia di bestie sembrava che si movesse. In mezzo a quella confusione, soltanto lo stemma dei Roccabruna, ripetuto sei volte, era un segno di unit: una stella d'oro e un'aquila d'argento in campo verde con in giro il motto: "Forte come aquila, come stella puro".
- Signorine, - cominci Guido - la torre che vedete  l'ultimo vestigio rimasto di un antico castello distrutto alla fine del quindicesimo secolo e sostituito dal bel castello Rinascimento che gi conoscete. L'architetto che costru questo nuovo castello incontr le pi grandi difficolt per collegare questa torre alla nuova costruzione.
"Se vi orientate, vedrete che la torre in questione  addossata al lato posteriore del castello, sporgendo sul parco, e non nuoce per nulla all'armonia della facciata. Tutti quei piccoli corridoi bizzarri che vi hanno cagionato sorpresa poco fa, sono sorti da questo difficile collegamento.
"Capirete quanto il nostro avo tenesse alla conservazione di questa torre, quando saprete che essa, oltre al valore artistico suo proprio, contiene un nascondiglio, del quale da secoli  stato perduto il segreto, ed a cui si ricollega una maravigliosa leggenda.
- Oh, Guido, raccontacela! - supplic la romantica Editta, sostenuta subito dalle sue tre compagne.
- Questa leggenda  riportata tutta quanta nella Storia della Casa di Roccabruna, che il nonno sta scrivendo. Cercher di raccontarvela come la ricordo.
"Verso l'anno millequattrocentottanta, il castello medioevale di Roccabruna era abitato da Umberto, secondo marchese di Roccabruna, e da Jolanda, sua giovane sposa. Nulla ancora era venuto a turbare la loro felicit, quando un giorno Umberto fu rapito a tradimento dal signore di un castello vicino e fatto ingiustamente prigioniero. Jolanda aveva diciassette anni appena; pure quella giovinetta ebbe tanto coraggio da mettere insieme un piccolo esercito di vassalli dei suoi dominii, da prenderne il comando e liberare il suo sposo.
"Prima di partire per la battaglia, ella aveva nascosto i suoi splendidi gioielli di nozze nel nascondiglio della Torre, il cui segreto si trasmetteva di padre in figlio e non era conosciuto da alcun estraneo.
"Poi ella bruci la pergamena che conteneva l'indicazione necessaria per aprire il nascondiglio.
"Appena Jolanda fu riuscita nel suo eroico intento, il duca di Savoia ne rimase cos maravigliato, che la preg di andare insieme con suo marito alla sua Corte, della quale ella sarebbe stata il pi bell'ornamento.
"I due giovani signori obbedirono, poich il nemico aveva, per vendetta, incendiato Roccabruna, e del castello medioevale non era rimasto altro che la Torre del Nascondiglio.
"Jolanda non ritorn mai pi nei suoi dominii. Ella avrebbe avuto vivo desiderio di ritornare al castello per riprendere tutto ci che aveva affidato al ripostiglio segreto; ma durante il viaggio compiuto da Genova per mare, nel momento in cui stavano per approdare, Umberto e Jolanda, clti da un ciclone, annegarono nel nostro bel mare. Quella morte improvvisa imped loro di rivelare a voce al loro figliuolo il mezzo di aprire il misterioso riquadro.
"Questo figliuolo fece costruire il nuovo castello, e da quell'avo fino agli ultimi discendenti, cio fino a noi, hanno cercato sempre, senza risultato, di penetrare il segreto del nascondiglio.
"La leggenda afferma che questo sar ritrovato da una fanciulla della nostra famiglia, che avr tanto coraggio da ripetere la prodezza dell'ava: liberare, cio, uno dei suoi cari ingiustamente condannato.
"Quell'atto eroico e quella prodezza da compiere, hanno ossessionato da allora in poi le fanciulle della nostra casa. Molte hanno rischiato tentativi di questo genere; ma nessuna vi  riuscita. Nel millesettecentonovantatr una Sibilla di Roccabruna, di sedici anni, penetr, travestita, in un antro dove i briganti avevano sequestrato suo padre; ma fu scoperta, e pag con la vita quell'atto eroico. Al principio del secolo scorso, nei primi moti rivoluzionari che preparavano l'unit della nostra Patria, una romantica fanciulla, Luisa di Roccabruna, saputo che suo fratello era stato arrestato, decise di recarsi in persona a supplicare il governatore; ma al ritorno fu travolta in un tumulto e colpita da una fucilata, proprio nel momento in cui suo fratello veniva liberato dai suoi compagni.
"Vedete dunque, - concluse Guido - che l'eroismo femminile si  perpetuato nella nostra famiglia; purtroppo  stato disgraziato. Ora, i nostri tempi non offriranno pi tanto facilmente l'occasione di ripetere l'atto eroico di Jolanda, e credo che bisogner rinunziare a trovare il segreto del nascondiglio. -
 III
L'ORECCHIO ALLA PORTA
Quando la piccola comitiva si rimise in cammino non aveva pi la gaiezza di poco prima; il racconto di Guido aveva commosso le bambine, le quali attraversarono in silenzio il dedalo di corridoi e si ritrovarono nel vestibolo.
- Via, - disse improvvisamente Maria Rosa, che era rimasta pi turbata di quanto volesse ammettere - nessuna di noi  chiamata a sostenere la parte di Jolanda, non  vero? Perch allora far quei visi spaventati? Piuttosto, se non vi dispiace, ci occuperemo della nostra prova. -
Questa proposta fu accolta con applausi e dissip ogni nube. Maria Rosa era la pi giovane, ma, nonostante ci, le altre avevano una straordinaria fiducia in lei; inoltre, ella possedeva il raro dono di far fare a tutti quello che voleva lei.
- Io divider il lavoro, - ella disse. - Lorenzo e Liliana andranno a provare la commedia; Editta, la nostra poetessa, dar l'ultimo tocco al sonetto per l'onomastico della nonna; e l'acquerellista Pietro ci dipinger almeno cinque programmi, mentre Guido pianter i chiodi nelle casse che dovranno figurare da rocce nei quadri viventi. Margherita sar cos gentile da far ripetere il monologo ai piccoli Sant'Ubaldo. E io mi metter al pianoforte. -
Tutti si erano sparpagliati per eseguire gli ordini della fanciulla, tutti.... tranne Guido. Dopo avere indugiato un momento nel vestibolo divenuto deserto, il giovinetto corse dietro a Maria Rosa e la raggiunse sulla soglia del salotto.
- Maria Rosa, - disse a mezza voce - non posso obbedirti, perch devo parlare subito al nonno.
- Subito, Guido?  una cosa grave?
- S; si tratta della mia invenzione. -
La fanciulla spalanc gli occhi per la sorpresa.
- Mia cara cuginetta, dovrei tacere perch  un segreto che conoscono soltanto i miei nonni e il direttore dell'officina. Ma so che sei una vera piccola Roccabruna, e conosci il valore di una parola data, di una confidenza da mantenere segreta. E poi, non sei forse tu la mia pi cara cuginetta, quella in cui ho pi fiducia, quella che sostituisce la mia povera sorella, morta ancora bambina? Ascoltami, dunque; voglio dirti tutto! -
E in poche parole Guido inform la cugina dell'invenzione fatta dal direttore e da lui nell'officina di aviazione. Ogni linea del delicato viso della fanciulla palpitava d'entusiasmo durante il racconto.
- Oh, come sono contenta! - ella esclam alla fine. - Come sono orgogliosa, Guido! Va' subito a parlare col nonno, e stai pur sicuro che io non ne parler ad alcuno, ma ti avr sempre presente e pregher tanto per la buona riuscita della tua bella invenzione. -
Guido segu un istante con lo sguardo commosso la piccola fata, finch non fu entrata nel salottino.
Quella stanza, elegante rifugio costruito in una delle torricelle, serviva tanto da salotto da musica quanto da piccolo museo intimo, poich vi erano riuniti i ritratti in miniatura di tutte le donne della famiglia; e Maria Rosa provava un gran piacere ad andarvi a studiare e a comporre. Poich, se ella interpretava molto bene la musica degli altri al pianoforte, era anche molto brava nelle sue proprie composizioni. Tuttavia, ella non si era ancora fatta udire se non che dalle persone di famiglia, e solo dietro le preghiere delle cugine si era indotta ad affrontare per la prima volta il pubblico.
Quella mattina essa voleva provare il programma di canto che aveva preparato.
Ma la fanciulla, che di solito si dava corpo ed anima alla musica, quel giorno si sentiva nervosa, agitata, senza saperne il perch.
Non c'era che dire: il racconto del nascondiglio l'aveva scioccamente turbata.
Ripensava alla graziosa Jolanda che aveva affidato il proprio tesoro a quelle insensibili muraglie; ripensava a quei gioielli che dormivano sepolti da ben cinque secoli nel nascondiglio di pietra, e soprattutto a quelle due belle fanciulle che avevano sacrificato con folle eroismo la felicit e la vita, riportando soltanto una dolorosa sconfitta; e tutto ci la rattristava in modo strano.
La sua tristezza aument ancora, quando pens, a un tratto, che i ritratti di quelle due povere fanciulle che si erano chiamate Roccabruna come lei, figuravano nella collezione di miniature, ed erano l, in quella stanza dove ella cantava.
Ma la fanciulla aveva un'indole equilibrata che sapeva lottare vittoriosamente contro le impressioni.
Si alz e and a guardare da vicino, risolutamente, quei ritratti che la ossessionavano.
Oh, com'erano carine e simpatiche quelle disgraziate eroine!
Tutt'e due, come del resto tutte le altre donne dei ritratti, e come la stessa Maria Rosa, avevano la caratteristica della nobile famiglia: il labbro superiore leggermente rialzato lasciava scorgere appena i due incisivi, brillanti come perle. La fanciulla pens che anche la piccola sconosciuta Roccabruna chiamata dal destino a ritrovare il nascondiglio, avrebbe avuto quei denti e quel sorriso.
Ma via, quella storia le faceva proprio perdere la testa! Doveva mettersi a sonare qualche pezzo molto difficile per far tornare le idee a posto.
Per andare dalla parete a cui erano appese le miniature, allo scaffale della musica, bisognava passare davanti alla porta. Quella porta, che era a vetri e aveva a met altezza leggiere tendine di seta colore oro antico, dava sul vestibolo, e lo studio del marchese di Roccabruna (lo studio in cui Guido era entrato) le stava proprio di faccia. Maria Rosa, passando, guard di sopra le tendine, per abitudine, poich a quell'ora il vestibolo era deserto.
Ma la fanciulla si ferm di botto.
Chino davanti alla porta dello studio stava un uomo con l'orecchio appoggiato alla serratura, in atto di ascoltare quello che dicevano nella stanza.
Maria Rosa rimase per un minuto impietrita, non sapendo se doveva aprire o no.
Finalmente si decise.
Al leggero rumore che fece la serratura l'uomo si drizz di colpo e scomparve all'angolo del vestibolo, con la rapidit del lampo.
Maria Rosa rimase stupefatta e impressionata.
Non aveva sognato; aveva proprio visto un uomo appoggiato alla porta che cercava di spiare la conversazione. A quale scopo, mio Dio?
Riflettendo, fin col persuadersi che doveva essere un domestico occupato a riparare qualche guasto della porta. Eppure.... eppure.... sembrava proprio che stesse in ascolto!...
Doveva parlarne a Guido per sentire quello che ne pensava lui.
Ritorn al pianoforte. Ma sulla musica, invece delle note, vedeva di continuo l'immagine di quell'uomo con l'orecchio alla porta, mentre una domanda, ossessionante le rintronava nel cervello: che cosa significava tutto quello?
 IV
LE PREOCCUPAZIONI DI
GUIDO DI ROCCABRUNA
In tutta la giornata Maria Rosa non pot confidare a Guido le proprie inquietudini.
Subito dopo il pranzo, essendo smesso di piovere, erano andati a fare una passeggiata a cavallo.
Fra tutti i ragazzi Maria Rosa era la migliore cavallerizza, e di solito era appassionatissima per quell'esercizio. Ma quel giorno era seria e nulla poteva divertirla. Quello che aveva visto la mattina le si ripresentava alla mente di continuo e la ossessionava; proprio come quando aveva commesso un malestro e, nella sua rettitudine, aveva fretta di confessarlo alla mamma; ora, invece, soltanto Guido poteva alleggerirla di quel peso che la opprimeva.
Per voleva parlargli a quattr'occhi: un oscuro presentimento l'avvertiva che quello che aveva da dirgli doveva saperlo soltanto lui.
Alla fine del pomeriggio pot finalmente trovare l'occasione propizia. Ritornando dalla passeggiata avevano iniziato una grande partita di palla al maglio; i tre campi (Editta e Lorenzo in uno, Margherita e Pietro, Maria Rosa e Guido negli altri due) si contendevano accanitamente.
Verso la fine delle palle avversarie erano cos ben mischiate, il risultato della partita cos dubbio, che i compagni di giuoco di ciascun campo chiesero il permesso di consultarsi tra loro qualche minuto al fine di stabilire la miglior tattica da tenere.
Si videro perci i tre gruppi appartarsi ciascuno in un angolo: Pietro e Margherita discutere a bassa voce facendo grandi gesti, Editta e Lorenzo guardarsi con aria assorta, come due generali che combinino un piano di battaglia; e ai loro occhi la cosa appariva certo altrettanto grave, poich a Roccabruna la passione per le partite della palla al maglio era incredibile, e pi di una volta avevano visto Margherita piangere a calde lacrime per avere sbagliato un colpo decisivo.
Anche Maria Rosa aveva trascinato Guido in disparte; ma ella si preoccupava ben poco di discutere sulla sorte della partita.
- Guido, - gli disse rapidamente a voce bassa - fai finta di badare al giuoco, perch gli altri non sappiano di che cosa parliamo. -
E indicando a caso le palle con l'estremit della mazza, prosegu:
- Stamani, mentre stavo studiando al pianoforte, ho visto molto distintamente un uomo che ascoltava alla porta dello studio dello zio. Ho avuto l'impressione che vi spiasse. -
Con suo gran sollievo Guido si mise a ridere.
- Che pazzerella sei, Maria Rosa! - egli disse. - La tua immaginazione sbrigliata scorge dappertutto misteri. Scommetto che Liliana ti ha prestato un altro di quei libri fantastici che le piacciono tanto e che ti sconvolgono la mente.
- Oh, Guido, non scherzare!... - fece la fanciulla in tono supplichevole. - E perch voglio tanto bene a tutti voi, capisci! Ho sempre paura che vi accada qualcosa.... E vorrei vegliare e proteggervi! -
Guido avvolse in uno sguardo commosso la piccola custode di Roccabruna, cos infantile, cos graziosa nel suo vestitino chiaro.
- Via, non ci pensiamo pi, - disse - e riprendi subito la tua espressione gaia e ridente come un raggio di sole. Guarda, ecco il grosso Leone che saprebbe difenderti in caso di bisogno. -
Il grosso Leone, un enorme Terranova che apparteneva a Guido, aveva per Maria Rosa una vera adorazione e la seguiva dappertutto. Per il momento l'aveva raggiunta al campo di giuoco e la guardava beatamente, dimenando la grossa coda, con certi occhi mansueti e teneri, addirittura irresistibili.
Maria Rosa e Guido persero vergognosamente la partita, ma la fanciulla rise della sconfitta: ormai si era alleggerita della penosa preoccupazione che l'aveva oppressa fin dalla mattina.
Se Guido diceva che non era nulla, poteva essere rassicurata e godersi tranquillamente la gradita distrazione che il marchese aveva loro offerta. Questi, infatti, sempre desideroso di contentare le sue nipoti, le avrebbe condotte tutte insieme al teatro sociale di Portogaio dove veniva dato un lavoro adatto alla loro et.
Se quella sera vi fu un cuore felice e orgoglioso, fu certamente quello della signora di Roccabruna quando fece il suo ingresso nel palco di prim'ordine, accompagnata dalle sue graziose nipoti. Tutt'e quattro indossavano vestiti uguali di taffet di un delicato color rosa ciclamino. Era proprio bello quel gruppo di eleganti fanciulle che, sul velluto oscuro del palco, sembravano fiori in un canestro.
Ma le fanciulle non se ne accorgevano neanche, e spalancavano gli occhi per non perder nulla della loro prima serata. Maria Rosa ebbe una sola contrariet durante gl'intervalli tra un atto e l'altro, Guido, anzich rimaner vicino alle cugine, and a passeggiare con un compagno di collegio, Raimondo del Guado, che era in villeggiatura a Portogaio. Ma questo piccolo dispiacere si cancell ben presto: la fanciulla seguiva la rappresentazione con tutta l'anima, e la sua gioia faceva piacere a vedersi.
E che divertimento, la mattina dopo, riparlare di tutti quei bei ricordi! Appena svegliate, Maria Rosa e sua sorella ripensarono a tutti gli episodi di quella memorabile serata, componendo in anticipo la lunga lettera che avrebbero scritta alla mamma.
E mentre ricordava attentamente tutto, Maria Rosa fu colpita da un particolare, insignificante in apparenza, che le era sfuggito la sera prima, ma che quella mattina l'aveva colpita con straordinaria violenza.
Non era strano? Guido, cos amante della musica, cos contento delle minime distrazioni, era apparso la sera prima seccato, preoccupato, quasi impensierito. Perch? Eppure durante la giornata aveva dichiarato pi volte di esser tanto contento di assistere alla rappresentazione di Cenerentola; anche in automobile, mentre andavano a Portogaio, aveva riso con le cugine. Quell'aria strana, assorta, era comparsa sul suo viso a met della rappresentazione.... Gi, proprio cos.... quando era ritornato dal colloquio con Raimondo del Guado.
In un attimo la fanciulla respinse il vassoio della colazione, salt gi dal letto, e mezz'ora dopo scendeva le scale in cerca del cugino.
Nel vestibolo non vi era che Bertrand, un povero svizzero decaduto, assunto da poco a Roccabruna in qualit d'intendente. Il marchese aveva in lui la pi assoluta fiducia, perch Bertrand era un ottimo amministratore, e al castello era considerato ed apprezzato da tutti; da tutti, tranne che da Maria Rosa e da Leone che provavano per lui una simpatia molto limitata.
- Dov'  il signor Guido? - ella domand.
- Il signor Guido  entrato circa un quarto d'ora fa nello studio del signor marchese. -
Maria Rosa si sedette e si mise a sfogliare una rivista, ma non riusciva a fissarvi l'attenzione, ossessionata com'era da un'idea tenace.
Finalmente la porta dello studio si apr e Guido apparve sulla soglia. La fanciulla si accrse che era ancora pi pensieroso del giorno prima e che il suo viso, del solito sereno, era accigliato e cupo.
Quando vide la cuginetta, per, Guido non pot fare a meno di sorriderle.
- Gi alzata? - disse. - Allora non sei stanca per aver vegliato fino a tardi?
- Guido, - ella rispose - stamattina volevo parlarti.
- Un'altra volta! - egli mormor quasi senza volere. - Hai scoperto qualcosa di nuovo? -
"Che disgrazia!" pens la fanciulla. "Si burla di me. Come posso esprimergli quello che penso?... Mi trover stupida.... ma pazienza!"
E disse a voce alta:
- Tu, piuttosto, suppongo, avesti qualche notizia preoccupante ieri sera al teatro. Dopo quella disgraziata rappresentazione di Cenerentola, mi sembravi turbato....
- Come?... - balbett Guido. - Te ne sei accorta? Ebbene, s, ho una preoccupazione.... una grave preoccupazione. Ma tu, mia cara, sei troppo piccola per comprendere. -
I begli occhi vivaci della fanciulla presero quell'espressione commossa e sorridente ad un tempo che avevano spesso.
- Oh, caro Guido! - ella esclam. - Io sono una bambina,  vero, ma capisco gi molte cose.... e sono stata capace di consolare dei fanciulli e anche dei grandi!
- Maria Rosa, cara piccina! - mormor Guido. - Dunque, senti: si tratta di Raimondo del Guado.... sai, quello che trovammo ieri sera al teatro. Ieri sera, durante l'intermezzo, sebbene io lo sconsigliassi, volle andare nella sala dove giocavano ai "cavallini". Da principio punt cinque lire, povero ragazzo, cos per divertimento, con l'intenzione di andarsene subito. Quattro o cinque colpi fortunati gli fecero guadagnare sessanta volte la posta; questo lo eccit; volle tentare di nuovo la sorte e perd. Allora si accalor; per rifarsi ad ogni costo seguit a giocare: perd di nuovo; ed ecco che ora si trova debitore di una forte somma che non pu pagare; non osa chiedere denaro a suo padre che  molto severo e che non gli perdonerebbe questa sciocchezza. Figurati dunque se quel disgraziato, da ieri sera, ha ragione di disperarsi!...
- Oh, poveretto! - fece Maria Rosa. - Ora capisco perch non avevate un'aria molto allegra.
- Raimondo  il mio migliore amico, - soggiunse Guido. - Puoi immaginarti come io desideri trarlo da quell'imbroglio! Se il nonno gli prestasse la somma di cui ha bisogno, egli potrebbe restituirla un po' alla volta....
- E mio zio acconsente?
- No, purtroppo! - rispose il povero Guido, facendosi anche pi scuro in viso. - L'ho lasciato, ora. Tu sai com' buono; ma su certe questioni di principio non transige. Mi ha detto:
" - Mio caro ragazzo, io non voglio pagare i debiti dei tuoi amici; per Raimondo del Guado lo farei, ma dopo di lui ce ne sarebbe un altro: preferisco perci di non cominciare. -
"Oh, come mi dispiace! Vedi, farei qualsiasi cosa per trovare quel denaro.... Ma basta, tutto ci ci rattrista inutilmente; non ci pensiamo pi. -
Guido non s'immaginava che tutta la mattina, invece, avrebbe dovuto pensarci e molto. E soprattutto non supponeva come avrebbe dovuto pagar caro quell'impulso di generosit che lo aveva spinto ad aiutare quel suo amico.
 V
IL LINGUAGGIO DEI FIORI
Per scacciare la nube che s'indugiava ancora sulla fronte di suo cugino, Maria Rosa sugger:
- Guido, credo che Lorenzo ti aspetti in salotto per montare il sipario ed appendere le ghirlande per il trattenimento di stasera.
- Vado subito!... Ah, che seccatura! Ho dimenticato nel mio studio un piccolo disegno che mi ha fatto Liliana e che rappresenta la disposizione degli scenari; bisogna che vada a prenderlo.... e Lorenzo mi aspetta.
- Guido, se vuoi, faccio io una corsa. -
Svelta come il lampo, la fanciulla sal al piano di sopra ed entr nello studio.
L rimase un momento perplessa: come trovare un foglio sconosciuto su quella tavola sovraccarica di tante altre carte?
Con precauzione cominci a muovere qualche libro e si dispose ad aprire la cartella.
A un tratto ella trasal: sopra vi era posata, bene in vista, una piccola busta sigillata che portava queste semplici parole:
"Al signor Guido di Roccabruna."
Era evidente che quella busta era stata messa l allora allora, e che era anche stata scritta a quello stesso tavolino, perch lo scritto dell'indirizzo era ancora fresco.
"La porter a Guido," si propose, senza diffidenza, la fanciulla, pensando fosse uno scherzo di Liliana o di Margherita, sempre inclini a mandare messaggi stravaganti a tutti.
E avendo trovato il disegno che cercava, scese, e corse a raggiungere Guido che, nel salotto, inerpicato su una scala, stava piantando chiodi.
- Tieni, - ella disse allegramente tendendogli il foglio di carta e la busta. - Non sono una brava commissionaria? Ti porto quello che volevi e qualche altra cosa ancora! -
Guido aveva preso e aperto la piccola busta e scorso rapidamente le poche righe.
Era un'illusione? A Maria Rosa, che lo guardava, parve di vederlo impallidire a un tratto.
- Che cosa c'? - domand istintivamente.
- Niente di serio; una sciocchezza, uno scherzo senza dubbio di una di voi, - rispose il ragazzo.
Il tono era perfettamente calmo, e l'orecchio di Maria Rosa non seppe discernervi il leggero tremito dissimulato con uno sforzo di volont.
A un tratto il giovinetto soggiunse:
- Non mi ricordavo pi che stamani dovevo fare una commissione urgente. Durante la mia assenza, non dimenticarti di andare a cogliere i fiori per la tavola. Sceglierai delle ortensie.
- Sai bene che ci vado tutte le mattine:  il mio compito! Perch preoccuparti di ci, quando hai tante altre cose a cui pensare?... S, Guido; coglier le ortensie.
- Ai piedi dello scalone c' la pianta pi bella; coglierai di quelle, vero?
- Si capisce, le piante pi belle sono l. Ma come sei buffo stamani; sei tutto preoccupato di quelle povere ortensie.
- Perch vorrei che la tavola fosse accomodata molto bene;  la festa della nonna.... Ah, ora che ci penso: cogli soltanto ortensie rosa.... Non celesti, veh, soltanto rosa!...
- Guido, sei pazzo?
- Hai capito bene, cuginetta?
- S, tiranno; avrai le ortensie rosa. Ma io non conoscevo questa tua passione per quei fiori; a sentirti, parrebbe che fosse questione di vita o di morte! -
Senza rispondere Guido scese le scale e usc dal salotto. Dalla finestra, la cuginetta lo vide attraversare il piazzale, prendere la bicicletta dalla rimessa e scendere il viale che conduceva al cancello.
- Lorenzo, credo che Guido abbia perduto la testa con le ortensie, - ella disse infine ridendo.
Che cosa avrebbe pensato se avesse visto quello che faceva Guido? Appena fuori di vista, il ragazzo rallent la corsa e lesse di nuovo con crescente attenzione la famosa lettera che aveva definita uno scherzo e che appariva di un senso oscuro e misterioso.
- Ma via, - egli disse finalmente - sogno, forse? -
E per capire meglio la rilesse ancora ad alta voce.
30 agosto 19....
"Signor Guido di Roccabruna,
"So che fareste qualsiasi cosa (sono le vostre stesse parole), per ottenere la somma di cui ha bisogno il vostro amico. Noi mettiamo questa somma a vostra disposizione se volete consegnarci il memoriale contenente la descrizione del nuovo apparecchio di aviazione inventato da voi.
"Non possiamo dirvi, s'intende, di risponderci direttamente. Perci combineremo un segnale che non desti sospetti. La vostra cuginetta Maria Rosa ha l'abitudine, la mattina, di andare a cogliere le ortensie ai piedi del grande scalone. Ditele di coglierne celesti o color di rosa. Se ne coglie di celesti, ci vorr dire che accettate; se saranno invece color di rosa, che rifiutate. Se accettate, vi faremo conoscere in seguito il mezzo per porre in atto quanto  convenuto."
Nessuna firma, nessun'altra indicazione che chiarisse il senso di quello strano biglietto.
"Bella proposta da farmi!" esclam con ironia Guido dopo la lettura. "Tradire il bravo direttore che ha riposto la sua fiducia in me. E poi dare al primo venuto, a persone di cui non si sa neppure il nome, piani che appartengono di diritto al Ministero dell'Aeronautica. Amici miei, ci potete rinunziare. Speriamo che Maria Rosa coglier le ortensie come le ho detto. Intanto io.... andr ad avvertire il direttore."
E Guido, con poche vigorose pedalate, scomparve ben presto alla svolta della strada.
Intanto Maria Rosa si preparava a soddisfare quello che credeva un innocente capriccio di suo cugino.
Prese un gran cappello di paglia ed un paio di forbici da giardino e usc.
Quella mattina il tempo era bellissimo, e una brezza leggera faceva tremolare i fitti rami degli alberi del parco, increspava l'acqua dei fossi che circondavano il castello di Roccabruna, ed agitava il leggero vestitino azzurro della fanciulla.
Oh, come tutto intorno era un incanto, e come era bello vivere! Maria Rosa pass il ponte levatoio e guard un istante, come rapita, tutto ci che la circondava. Sotto il cielo trasparente di quella mattina d'estate il castello, cos bianco e slanciato, simile ad un immenso cigno che dormisse tranquillo sulle acque; il cancello principale, la rampa che conduceva alla spianata; e poi, in basso, di fronte, il giardino all'italiana, ricco di molte vasche e di ruscelletti, e il parco in cui si scorgevano le bianche figure delle statue. Ah, che bellezza abitare in un luogo incantato come quello e trascorrervi una vita felice!...
Maria Rosa respir a lungo l'aria fresca; poi scese lo scalone che conduceva dalla spianata al parco, e che era tutto inondato dai tiepidi raggi del sole.
Ivi fiorivano le magnifiche ortensie dai vividi colori. Dinanzi a tanto splendore, la fanciulla fu tentata d'infrangere la consegna: dopo tutto perch coglierne soltanto color di rosa, quando le azzurre erano cos belle?... Quando s'intonavano cos bene col suo vestito, con i suoi occhi e col cielo? Ma no, Guido, e anche gli altri certo, desideravano esclusivamente quelle color di rosa, perch era santa Rosa. E con un leggero sospiro di rimpianto, la fanciulla colse le belle ortensie color dell'aurora.
La piccola Maria Rosa, in quel trionfo di luce e di gioia che era intorno a lei e che le splendeva anche nell'anima, non sospettava certo che le sue graziose manine, maneggiando le grosse forbici, inviassero un terribile messaggio e che, insieme con le ortensie rosee ella stesse strappando il fiore della felicit da quel bel castello di Roccabruna, cos quieto e giocondo.
 VI
IL PERICOLO IGNOTO
Disposta artisticamente la sua msse sulla tavola da pranzo, Maria Rosa ritorn nel vestibolo. Ivi regnava una grande animazione: tutti i fanciulli vi erano riuniti, con l'aria grave e preoccupata di chi sta per combattere una battaglia importante.
Una valanga di domande accolse l'apparizione della piccola direttrice.
- Dimmi, Maria Rosa, che ne pensi del mio nuovo disegno per il programma?
- Dove hai messo la musica delle Danze antiche?
- La mamma mi ha detto di domandarti se bisogna mettere una o due gale alle maniche dei costumi.
- Maria Rosa cara, sul palcoscenico sar meglio mettere lo sgabello del salottino oppure la poltroncina della biblioteca?
- Ah, mio Dio, non sanno far proprio niente da soli! - esclam la fanciulla ridendo di cuore. - Risponder a tutti:  preferibile lo sgabello; il disegno  carino; due gale alle maniche; la musica  sul pianoforte del salotto. Ora siete contenti? -
Durante la colazione i fanciulli erano cos assorti, cos preoccupati, che non pensarono n a gustare il dolce, bench fosse squisito, n ad abbandonarsi ai soliti scherzi sul servito da tavola. A Roccabruna c'era un famoso servito di porcellana dipinta, su ogni piatto del quale era riprodotto un fiore differente. Quel servito aveva, per i piccoli invitati, un'incredibile attrattiva; tra i fiori, ve ne erano di quelli che venivano preferiti ad altri; colui che aveva il piatto con le pervinche, per esempio, era considerato (non si sa perch) come un essere privilegiato. Ma quel giorno vi erano ben altri argomenti per la conversazione!... L'eccitazione dei piccoli attori era giunta al massimo grado; essi volevano dedicare tutto il pomeriggio a provare le parti; ma la contessa Flamini e la signora dei Lauri, temendo che quello zelo li stancasse troppo, vollero condurli a fare una passeggiata.
Si pigiarono tutti nell'automobile e la vettura fil lungo il mare in direzione di Poggeto, avendo le mamme giudicato con avvedutezza che una visita all'abbazia che era l'ornamento del paese, costituisse un ottimo calmante per i nervi eccitati dei fanciulli.
Quando l'automobile ritorn verso Portogaio non erano pi delle quattro e mezzo, troppo presto quindi per far ritorno al castello. La signora dei Lauri propose di camminare un po' a piedi e di tornare a casa pi tardi.
Maria Rosa e Guido erano rimasti indietro: la fanciulla s'indugiava a cogliere qualche fiore; ma a un tratto la siepe dove ella stava cogliendo del caprifoglio cessava bruscamente, lasciando il posto ad una lunga palizzata di legno.
- Oh, che cos' questo? - fece Maria Rosa. - Com' brutta questa palizzata, in mezzo a tanta bellezza naturale!
- Non dirne tanto male, cuginetta cara; lo sai che cosa c' dietro a questo recinto che tu disprezzi? L'officina, la mia officina!
- Oh, Guido, - disse la fanciulla in tono supplichevole - non potresti farmela visitare? Mi piacerebbe tanto!... -
Il buon viso di Guido prese un'espressione impacciata.
- Senti, preferirei di no, - egli disse. - Il signor Girandi non ha piacere che entrino estranei nell'officina fin tanto che in essa si trova.... quello che tu sai. Capisci? Non te ne offendi mica, vero?
- No, certo, caro Guido! Non ti preoccupare! Ma almeno lasciami vedere da questo spiraglio, tanto per averne un'idea di fuori. -
E la fanciulla accost le rosee guance contro la rustica palizzata, aguzzando gli occhi per scorgere meglio qualche particolare.
A un tratto indietreggi. Il suo viso, poco prima cos gaio, aveva cambiato espressione.
- Lesto, Guido, lesto, guarda anche tu.... Laggi, dietro quel mucchio di legname, vedi? -
Ci che il ragazzo distingueva era il gran cantiere che si stendeva dietro l'officina. Enormi mucchi di tavole annerite, ferraglie mezzo arrugginite, pertiche che spiccavano sottili nel cielo azzurro, davano a quel terreno in costruzione un aspetto sinistro e desolante. Ma non era tutto ci indubbiamente che aveva spaventato Maria Rosa.
- Che cos'hai dunque visto per essere tanto turbata? - domand Guido.
- Laggi.... dietro il mucchio di legna.... un uomo che cercava di nascondersi.... oh, mio Dio, Guido, che cosa c' ancora? - balbett la fanciulla, pallidissima e l l per piangere.
La poverina appariva cos spaventata, che Guido non volle sgomentarla di pi. Del resto, neppure quella volta egli voleva credere a ci che diceva sua cugina.
- Ma non c' niente da temere, - disse in tono noncurante. - Se per proprio ci tieni, vado ad avvertire il signor Girandi, per quanto, in fondo, mi sembri una vera esagerazione. Va' avanti, raggiungi gli altri: dirai che avevo da fare all'officina, senza dar loro altre spiegazioni. E tu, mi raccomando, non tormentarti. -
Docilmente la fanciulla scacci dall'animo ogni inquietudine.
Durante il ritorno in automobile l'allegria di sua sorella e delle cugine finirono di calmarla. E poi la confusione che trov al castello, e la gaia animazione del trattenimento, le impedirono di pensare ad altro che non fosse la prossima rappresentazione.
Ingoiato l'ultimo boccone del pranzo, i ragazzi si eclissarono, seguiti dalla contessa Flamini e dalla signora dei Lauri che avevano il delicato incarico di vestirli.
La camera delle piccole Roccabruna, essendo la pi spaziosa del piano, era stata scelta come guardaroba delle bambine. Le fanciulle si affrettavano, le mamme si affaccendavano. Accadevano dei piccoli incidenti, che in circostanze come quelle prendevano proporzioni catastrofiche: l'acconciatura dei capelli di Liliana non voleva stare a posto in nessun modo; Margherita s'era sciupata una ciocca di capelli con un ferro troppo caldo; Maria Rosa aveva perduto la cintura e metteva a soqquadro tutto per ritrovarla.
Alla fine, nonostante tutte queste peripezie, le fanciulle furono pronte.
Furtivamente, con visi da cospiratori, scesero le scale e si rinchiusero nel salottino, aspettando nella penombra, col cuore palpitante.
Un messaggero.... Michelina di Sant'Ubaldo.... venne tutta affannata ad annunziare che il salone era pieno e che era giunta anche la marchesa. Era il momento grave!
Il pianoforte apr il programma con un'arietta. Il sipario di velluto rosso (opera di Guido) si apr, e con loro inesprimibile gioia le giovani attrici udirono un mormorio di soddisfazione correre tra gli spettatori. Infatti la scena era incantevole; le quattro fanciulle indossavano dei corti vestiti 1830, di percalle bianco adorni di volani, di galettine e di cinture con lunghi lembi color di rosa per Liliana e Margherita, celeste per Editta e Maria Rosa. In quei costumi, esse eseguivano danze e figure di un'altra epoca, scivolando sulla punta dei loro coturni di velluto nero, al suono dei vecchi motivi di un altro secolo. Maria Rosa danzava come la grazia personificata: con i suoi movimenti flessuosi, i suoi passi leggeri, i capricciosi moti della testolina, con l'alta pettinatura sormontata da un gran fiocco azzurro e incorniciata da due lunghi riccioli, la fanciulla era veramente graziosa.
Del resto, fu in gran parte suo il trionfo della festa. Per le sue molteplici attitudini le avevano affidato moltissime parti, e tutta la serata fu per la fanciulla un succedersi di corse dalla scena alla sua camera per indossare successivamente i vari costumi. La videro vestita da ciociara, da veneziana; poi in uno sgargiante abito di piccola dama del Settecento; quindi da indiana, e in ultimo da fanciulla albanese, secondo le interpretazioni delle danze e dei quadri viventi.
Finalmente si arriv all'ultimo numero, quello delle sue composizioni musicali. Ella ridiscese lo scalone dopo aver subto una nuova trasformazione. Per sonare, aveva indossato un vestitino di crespo della Cina bianco, ricamato di coroncine di lauro, in seta verde. Un nastro di tulle dello stesso colore tratteneva, con un gran fiocco, la massa dei suoi capelli d'oro.
Si pu essere buone e sagge bambine, ma  difficile essere perfette: Maria Rosa pensava con un certo compiacimento ai numerosi applausi raccolti nella serata, e un sorriso di soddisfazione le schiudeva le labbra.
Ma a un tratto il sorriso scomparve.
Qualcuno scendeva le scale dietro a lei. Quel qualcuno indossava un'ampia spolverina che lo avvolgeva tutto e aveva in capo un berretto la cui visiera gli nascondeva il viso. Maria Rosa stava per mandare un grido, ma il suono le mor in gola: il misterioso viaggiatore aveva sollevato il berretto, e la fanciulla riconobbe Guido....
Guido in abito da passeggio.... a quell'ora, a met della festa?... L'angoscia strinse il cuore della fanciulla.
- Dove vai? - mormor. - Dimmelo, te ne supplico!
- Non posso pi stare, disse Guido. - Ora quell'uomo che tu credi di aver visto mi preoccupa.... Sono troppo inquieto: vado all'officina. -
Maria Rosa sent a un tratto le sue manine divenir gelide sotto la seta bianca dei guanti.
- Non hai dunque trovato il signor Girandi? - domand, maravigliandosi lei stessa di ricordarsi il nome in quel momento di angoscia.
- Non l'ho trovato, n stamani n stasera. -
Stamani? Guido aveva cercato di vedere il signor Girandi fin dalla mattina? Per che fare? Per dirgli che cosa? Mio Dio, mio Dio, che cos'era mai tutto quel mistero che pesava a un tratto sulla casa?
-  stato assente tutta la giornata; ma so che stasera deve far ritorno per terminare certi lavori urgenti. Devo avvertirlo. -
Tutto le inquietudini di quegli ultimi giorni, quelle inquietudini cos coraggiosamente respinte, turbinavano nella mente della fanciulla come una ridda di sinistri fantasmi. Ella non aveva voluto prestarvi attenzione, le aveva scacciate. Ma ecco che Guido stesso ridava forma alle peggiori apprensioni. E poi, quella partenza nel cuor della notte, quella corsa in un luogo deserto, forse pericoloso.... Un'ansiet dolorosa pass negli occhi della fanciulla. Silenziosamente, al fianco di Guido, ella attravers il grande vestibolo, oltrepass la porta e si trov sul ponte levatoio.
La notte era idealmente calma. Nel cielo le stelle innumerevoli apparivano come una polvere d'argento, mentre la luna sbucava tra le nubi, come un largo fiore che sbocci, diffondendo la sua luce madreperlacea e tranquilla. Laggi, in fondo, s'indovinavano le ombre dormenti del parco; ai piedi della gradinata, il giardino, sotto quel chiarore, prendeva l'aspetto fantastico di un giardino di fate. Non si udiva alcun rumore; soltanto, a ondate, venivano dal salone le note malinconiche del violoncello, una sonata di Grieg eseguita da Margherita e da Pietro, che pareva l'anima stessa, l'anima triste e dolce di quel paesaggio notturno.
- Maria Rosa, - disse il giovinetto - non vorrei che si accorgessero della mia mancanza. Tu capisci che, se la osservassero, bisognerebbe spiegarla, e non voglio che tutti sappiano quello che accade all'officina.
- Sar difficile, Guido; sai che dopo la rappresentazione ci sar una festicciuola: si accorgeranno di certo che tu manchi.
- Bisognerebbe ch'io avessi il tempo di andare e tornare prima della fine del trattenimento. Quali numeri del programma rimangono ancora? -
Maria Rosa riflett un istante.
- Non molti: per il momento Pietro suona il violoncello, poi Editta declama, io canto le mie composizioni.... Il ballo finale, e poi basta. Come vedi non hai tempo di fare il tragitto neppure in bicicletta, e....
- Le tue composizioni? - interruppe bruscamente Guido. - Maria Rosa, tutto dipende da te.... S, se tu stasera canterai bene come alle prove, ti chiederanno di sicuro molti bis; non rifiutare nulla al pubblico, eseguisci tutti i pezzi che vorr; insomma, cerca di tenere interessati tutti i tuoi ascoltatori finch io abbia il tempo di ritornare. -
La povera Maria Rosa scosse la testa.
- Come potr cantar bene? - ella disse con tristezza. - Sar troppo inquieta!
- Mia cara, sii coraggiosa. Vedi, io ho fiducia in te; me ne vado riponendo nelle tue care manine il buon esito della mia impresa.
- Guido, far come meglio potr. Penser e pregher per te tutto il tempo che sarai assente.
Egli sorrise teneramente, incredulo.
- Non potresti, con tutta quella gente.
- Chieder a Dio che tutte le mie canzoni si trasformino in preghiere. -
La luna inondava con la sua pallida luce la figurina di Maria Rosa, dandole un aspetto quasi soprannaturale; col suo vestitino bianco come un ptalo di giglio, con i lunghi capelli dorati sparsi come un manto, la fanciulla sembrava un'apparizione, e la sciarpa di marab candido, posata sulle spalle, sollevando le piume leggiere alla brezza, pareva avvolgere la fanciulla in un palpito d'ali.
Cara piccola Maria Rosa!...
Molto spesso, in seguito, il povero Guido l'avrebbe rivista com'era in quel momento; molto spesso quella dolce e bianca immagine sarebbe passata come un angiolo consolatore davanti ai suoi occhi nelle ore della tristezza.
- Prendi questa, - disse la fanciulla timidamente. - Portala con te: la mia Madonnina ti protegger! -
Tolse dalla borsetta la corona del Santo Rosario, ricordo della prima Comunione, dove brillava una medaglia d'oro della Madonna.
Tra le sue dita i grani di cristallo di rocca scintillarono come una corona di lacrime.
- E ora addio, Guido, e che Dio ti protegga! -
E senza voltarsi rientr in casa.
 VII
L'ULTIMA SERATA DI FELICIT
Quando la fanciulla entr nel salottino, Liliana e Margherita l'accolsero con esclamazioni a voce bassa:
- Credevamo che tu non fossi pronta a tempo! Un altro po' e Editta aveva finito! -
Infatti, si udiva la voce armoniosa della piccola Flamini che declamava dei versi, che furono poi molto applauditi.
Toccava a Maria Rosa entrare in scena.
Lorenzo e Pietro avevano trasportato il pianoforte in mezzo al palcoscenico; il sipario di velluto si era alzato. Dall'altra parte i parenti e gli amici, seduti, riempivano la sala.
Maria Rosa salut con bel garbo; poi, senza imbarazzo, si sedette al pianoforte, appoggi sul pedale il suo piedino calzato di camoscio bianco, e, nell'impressionante silenzio, son i primi accordi.
Da principio le parve che nessun suono potesse uscirle dalla gola; ma ben presto si rimise e cant con una grazia semplice ed avvincente la sua prima melodia, una dolce "ninna-nanna". Ella aveva una voce piena e fresca, che emetteva senza sforzo, come un uccello, cantando per istinto, con un senso innato delle modulazioni. Quel talento cos infantile e precoce dava maggior grazia alla melodia; e fece risaltare ancor pi la seconda, una canzone albanese dall'armonia vivace e dal ritmo capriccioso.
L'ultima nota fu coperta dagli applausi. E a un tratto, con sua grande gioia, Maria Rosa vide la marchesa chiedere il silenzio con un gesto.
- Mia cara fanciulla, - disse la vecchia dama - la rivelazione del tuo talento  per me una grande gioia in questo giorno di festa. Soltanto, tu sei molto colpevole per non avercelo fatto conoscere prima. Voglio importi una penitenza, che quelli che mi circondano, sono sicura approveranno; cio, dovrai eseguirci immediatamente le tue altre composizioni. -
La fanciulla era rossa per la gioia e per l'orgoglio; la commozione le toglieva il respiro. Ella si rigir sullo sgabello, e sorridendo, con gli occhi azzurri splendenti di felicit, disse:
- Ma non chiedo di meglio, se ci pu farvi piacere! Che cosa desiderate? Canto o suono? Qualcosa di triste o di gaio?
- Di tutt'e due! Di tutt'e due! - risposero gli spettatori.
Maria Rosa non si era sentita mai cos ben disposta. I pezzi si succedevano e, dopo ciascuno, tutti gridavano:
- Ancora! -
Niente affatto intimidita davanti a quell'uditorio simpatico, ella dava libero corso alla propria fantasia: una gavotta, un tarantella, un valzer, una danza norvegese le cui malinconiche armonie sorprendevano assai in quella compositrice cos giovane; una canzone della vendemmia, la cui cadenza mossa era come uno scoppio di gaiezza. Ella sonava, sonava, inebriandosi della propria musica.
I minuti passavano, e intanto Guido correva sulla strada maestra, senza che nessuno tra gli uditori notasse la sua assenza: la piccola fata li aveva tutti incantati con la mala della sua musica.
Quando la fanciulla ebbe finito, vi fu un istante di silenzio, di quel silenzio in cui ci pare di ascoltare ancora, e poi improvvisamente scoppiarono frenetici applausi.
Maria Rosa si alz tutta stordita. Appoggiata al pianoforte, con le palpebre che sbattevano un poco sotto la luce, la fanciulla salutava sorridendo. A un tratto, manc poco che non gridasse dalla gioia: in fondo alla sala, tra Alberto e Pietro, ella aveva scorto un viso contento: quello di Guido!
Vivacemente ella inton, insieme con tutta la compagnia, la canzone della festa con la quale terminava la rappresentazione. Ne avevano adattato le parole su un'arietta briosa che avevano udita al teatro che faceva furore in quell'anno.
Tutti, grandi e piccini, cantavano in coro il ritornello. Per finire, tutti si presero per mano, e la brigata, in una lunga fila gaia, discese nel salone dove, in un gran girotondo, chiuse la serata.
Mentre Maria Rosa correva da un gruppo a un altro, il pittore Luigi Giuseppe Clementi, un vecchio amico del signor di Roccabruna, la ferm.
- Signorina, - le disse con un'aria un po' misteriosa - volete dirmi che ve ne pare di questo? -
E porse alla fanciulla un album da disegno aperto a una data pagina. Ella lo prese, lo guard e gett un grido di lieta sorpresa.
- Ma sono io! -
Il disegno, un abbozzo in matita nera, rappresentava infatti Maria Rosa, ritratta mentre cantava, riconoscibilissima, con i suoi grandi occhi, il collo flessuoso, la massa bionda dei capelli sciolti, e il vestito ricamato a ghirlande. Soltanto, il pianoforte su cui scorrevano le sue manine era sostituito da un organo, e la scena di sfondo da festoni di alloro. Ai piedi della musicista s'intrecciavano rose e palme, e intorno al suo profilo, la luce che accendeva i suoi biondi capelli disegnava un'aureola.
In fondo a quel grazioso abbozzo il pittore aveva tracciato queste semplici parole:
"Santa Cecilia."
- Ebbene, vi piace? - domand il pittore che vedeva le impressioni succedersi sul mobile viso della sua piccola interlocutrice.
- Oh, s, tanto! Sono io.... molto pi carina, per, - rispose ingenuamente la fanciulla - e sono tanto, tanto contenta di questo ritratto!
- E m'immagino che sareste ancor pi contenta se figurasse all'Esposizione? -
Maria Rosa rimase senza fiato per lo stupore, mentre i suoi occhi parlavano per lei.
- Ho intenzione, - riprese il vecchio artista - di servirmi di questo studio per un mio nuovo quadro. Non mostrer a nessuno questo studio perch voglio che risulti una sorpresa. Perci siate discreta e non parlatene con nessuno.
- No, certo, signore!... Oh, come sono felice! -
E spar, perch in fondo al salone tutti i ragazzi avevano cominciato a giocare. La serata trascorse in un lampo, interrotta da una squisita cena; termin quindi con una fuga scapigliata condotta da Guido e da Maria Rosa attraverso le stanze del pianterreno, il vestibolo, fino al ponte levatoio.
Erano le due del mattino quando Maria Rosa rientr in camera sua, un po' spettinata, molto stanca, ma soddisfatta. Butt via alla svelta il bel vestito bianco e il fiocco di tulle, fece un saluto a Margherita, disse una breve preghiera; poi entr a letto e si addorment del bel sonno dell'infanzia, rivedendo ancora una volta, nel sogno, la bella giornata della festa, quella giornata che non avrebbe avuto un domani!
 VIII
LA FOLGORE SULLA CASA
La mattina dopo, a colazione, tutti gli ospiti di Roccabruna mostravano i segni di una profonda stanchezza; tutti avevano gli occhi gonfi e il viso lungo, e la conversazione stanca ripeteva due soli argomenti: "Come ci divertimmo ieri!" e "Ma che stanchezza stamattina!".
Pietro Galimberti, il quale, per scuotersi dal torpore, era andato a fare un giro in bicicletta, entr a un tratto nella stanza da pranzo, dove tutti erano riuniti: era pallido e stravolto.
- Non sapete, - esclam appena entrato - non sapete che cosa ho saputo stamani? -
Istantaneamente, la curiosit parve risvegliare tutti quei visi mezzo addormentati.
- Il signor Girandi, il direttore dell'officina di Guido....
- Ebbene?
-  stato aggredito stanotte, ferito gravemente e lasciato senza conoscenza nel suo studio. -
Intorno alla tavola tutti mandarono un grido d'orrore. Maria Rosa sembr ancora pi impressionata degli altri: ella fremeva pensando che il delitto avrebbe potuto benissimo esser commesso mentre suo cugino era laggi. Che cosa sarebbe accaduto, allora?
- S, - continu Pietro - e il pi straordinario  che non  stato aggredito per rubargli il denaro; poich non manca niente nella cassa dell'officina. Soltanto la cassaforte  stata forzata e hanno portato via.... ora non mi ricordo pi che cosa: un documento, pare, un piano da cui egli si attendeva un risultato meraviglioso per l'aviazione. -
Pietro s'interruppe. Guido era divenuto mortalmente pallido; si sarebbe detto che il suo viso si fosse assottigliato, divorato interiormente da un dolore troppo violento. E a un tratto le fanciulle, interdette, videro il loro cugino nascondere il viso nel tovagliuolo e singhiozzare.
Esse non comprendevano la cagione di quel dolore, perch non sapevano; ma Maria Rosa sapeva, e la sua piccola anima, tenera e compassionevole, soffriva in modo indicibile per il dolore di Guido davanti al suo caro sogno cos crudelmente distrutto.
Ma all'improvviso il giovinetto rialz il capo.
- Bisogna che vada ad avvertire il nonno; - disse - andremo tutt'e due all'officina; sar meglio vedere sul posto se non c' proprio niente da fare per ritrovare quel documento. -
E mentre la signora di Roccabruna spiegava in poche parole ai suoi ospiti l'importanza della perdita che aveva subito suo nipote, il marchese e Guido partivano insieme in automobile per il luogo del dramma.
Le vicinanze dell'officina erano quella mattina invase da una folla compatta, curiosa e muta ad un tempo, che un cordone di poliziotti teneva a distanza.
Alla porta principale dell'officina, due agenti fermarono l'automobile del marchese.
- Non si passa, - disse uno di loro con autorit.
- Scusate, - disse il signor di Roccabruna sporgendo il capo dallo sportello - ma quest'ordine non pu riguardare me; io sono uno dei principali azionisti dell'officina, e mio nipote, qui presente,  il collaboratore del disgraziato signor Girandi. -
Il viso dell'agente prese un'espressione strana, di cui il marchese doveva ricordarsi pi tardi, ma che in quel momento non pens a rilevare.
- Ah, se siete il signor di Roccabruna, la cosa cambia aspetto! Uno di noi doveva proprio venire a cercarvi nella mattinata: il giudice istruttore ha bisogno di voi. Favorite entrare nello studio del direttore. -
Una forte commozione s'impadron di Guido allorch entr nello studio dal quale la sera prima era uscito felice e fiducioso. Il signor Girandi era stato con lui eccezionalmente buono; era rimasto commosso per il modo di comportarsi del giovinetto che mostrava in maniera evidente il suo attaccamento per l'officina, e glielo aveva fatto sentire con parole che partivano dal cuore, parole di cui Guido era stato orgoglioso e felice. Il direttore aveva promesso di prender tutte le precauzioni per impedire ogni furto, ma non ne aveva avuto il tempo. Era intervenuta quella vile aggressione a mettere in pericolo la sua vita.
L'interno dello studio era ancora tale e quale l'avevano trovato. Soltanto il povero signor Girandi era stato rimosso: ma la tavola rovesciata, prova evidente che il disgraziato aveva lottato, le carte sparse, la cassaforte, il cui sportello fracassato sembrava l'apertura di una nera caverna, tutto permetteva di ricostruire il dramma che si era svolto l dentro.
Gli agenti di polizia avevano invaso la stanza. Colui che per il suo fiuto e per la sua sagacia era stato designato dai suoi capi a sbrogliare la matassa di quella misteriosa aggressione era seduto nella poltrona di cuoio del direttore.
- Ah, siete voi, signori! - egli disse, troppo affaccendato per salutare.
- Accomodatevi, vi prego, ho alcune domande da farvi. Voi siete il signor Guido di Roccabruna, il giovane collaboratore del signor Girandi, non  vero? - prosegu rivolgendosi a Guido.
- S, signore.
- Va bene. Pare che voi siate, in qualche modo, il primo ideatore della scoperta contenuta nel piano rubato.
- Precisamente.
- Pare anche che il signor Girandi v'informasse giorno per giorno dei progressi del memoriale.  cos?
- Certo.
- Dunque, sapete a che punto era questo famoso memoriale?
- Ma s, signore; era terminato e doveva essere presentato oggi stesso al Ministero dell'Aeronautica.
- Va bene; e quando avete visto il signor Girandi per l'ultima volta?
- Ieri.
- Ieri, ne siete sicuro? Ci mi sorprende, perch rimase assente tutta la giornata.
- Scusate, signore, doveva ritornare verso le sette all'officina per terminare dei conti urgenti.
- Come sapete questo particolare?
- Me lo aveva detto il signor Girandi stesso, - rispose Guido che cominciava a trovare strano il tono del poliziotto.
- Benissimo.  vero che avete avuto bisogno ieri di un'importante somma di denaro?
- Signore, con che diritto mi fate questa domanda che non ha nessun rapporto col caso presente? - domand alteramente Guido.
- Via, giovanotto, non vi eccitate; ci non potrebbe recarvi alcun vantaggio. Avevate o no bisogno di questo denaro?
- S, - disse Guido a denti stretti.
- Benissimo. Ora, un domestico di Roccabruna afferma di avervi visto lasciare furtivamente, tra le dieci e le undici di sera, la festa data ieri al castello. Riconoscete la verit di quest'asserzione?
- Ma, signore, non avete alcun diritto....
- Ve l'ho gi detto: rispondete soltanto s o no.
- Ebbene, s! - esclam il disgraziato Guido che soffocava per la rabbia.
- Di bene in meglio. Ancora una domanda: conoscete questo? -
Trasse un foglio da una borsa di pelle e lo porse a Guido senza pronunziare una parola, contentandosi di osservare il giovinetto, attraverso le lenti, con due occhietti grigi terribilmente penetranti.
Guido aveva preso il foglio e aveva arrossito riconoscendolo.
Oh, gli era bastato uno sguardo per ricordarsi di quel foglio! Era la misteriosa lettera ricevuta il giorno prima, la lettera che chiedeva come risposta il segnale dei fiori.
Certo lo aveva perduto la sera, quando era andato a trovare il signor Girandi, e quella mattina lo avevano trovato.
Perch, lo avevano raccolto e serbato come una cosa preziosa? Perch, soprattutto, quell'uomo lo interrogava a quel modo, spiando l'espressione del suo viso e aumentando il turbamento che s'impadroniva di lui?
Il povero Guido guardava sempre la malaugurata lettera, non riuscendo ancora a capire.
- Ebbene, signore, non comprendete? -
L'infelice ebbe un gesto d'angoscia e rispose macchinalmente una frase inconcludente che svelava, meglio di ogni cosa, il turbamento del suo cervello.
- Io? Oh, no, signore! Affatto!...
- Ebbene, vi spiegher io. Voi avete avuto bisogno di denaro. Un'officina rivale, probabilmente un'officina straniera, che desiderava il piano ad ogni costo e che conosceva, per mezzo d'intermediari che agivano qui, il vostro desiderio di avere questo denaro, ha voluto servirsi di voi. Voi avete ceduto, siete andato all'officina di notte.... Avete capito, ora?
-  impossibile, signore, - fece una voce tonante. - Un Roccabruna non pu essere n un assassino n un traditore della patria! -
Il marchese si era raddrizzato in tutta l'altezza della sua persona: era lui che aveva pronunziato quella protesta indignata. Ed era commovente veder quel vecchio signore, la cui nobile ed ancor bella figura rappresentava s degnamente un glorioso passato, difendere il proprio nipote e il proprio nome dall'infamia, dal fango con cui volevano insozzarli.
- Tutto pu darsi, signore, - disse freddamente il funzionario. - Noi crederemo all'innocenza di vostro nipote quando il documento sar ritrovato e quando avremo le prove che non l'ha preso lui, o meglio se l'aggredito, che purtroppo va peggiorando, riprender conoscenza e lo scagioner da ogni accusa. Intanto gravi indizi sono a suo carico, e tutto ci che egli ha confessato ne conferma la gravit. -
Egli batt le mani e comparvero due agenti.
- Arrestate questo giovanotto e conducetelo alle carceri di Virbeto. -
Lo sventurato Guido rimase annientato, con gli occhi fissi. Egli non si rendeva esatto conto di ci che gli accadeva; l'intensit stessa della sua sciagura lo aveva come stordito, togliendogli per il momento la facolt di soffrire e di capire. Ci nonostante, ebbe un gesto di ribellione, uno scatto all'indietro quando gli agenti si avvicinarono a lui.
Ma questi non vi badarono: lo afferrarono per i polsi e lo trascinarono fuori, dove un'automobile attendeva.
Ed il marchese di Roccabruna, con gli occhi asciutti e il viso impietrito, rimase fermo, in piedi, ma improvvisamente curvato, come una maestosa vecchia quercia colpita dal fulmine, guardando il suo prediletto Guido, l'ultimo rappresentante, della sua famiglia, allontanarsi, privo di volont, verso la prigione.
 IX
LA PICCOLA STELLA
Maria Rosa doveva ricordare per tutta la vita l'orrore di quella giornata del 31 agosto.
Quali spaventevoli ricordi!
La fanciulla serbava scolpita nella mente l'immagine del signor di Roccabruna che ritornava col viso stravolto, invecchiato di dieci anni, da quella tragica passeggiata. Aveva ancora nell'orecchio la voce soffocata con la quale l'infelice vecchio aveva dato la notizia; rivedeva la signora di Roccabruna tentare di sollevarsi, congiungere le mani, e cadere lunga distesa sul tappeto della sala, colpita al cuore dalla tragica notizia che era stata un fulmine per la sua fragile vecchiaia.
E mentre Margherita, tutta piangente, tentava di richiamarla in s, sulle deboli spalle di Maria Rosa ricadeva il grave peso di governare la casa; tocc a lei occuparsi di tutto, dare ordini per le partenze degli ospiti giocondi che la sciagura piombata su Roccabruna metteva in fuga. Non che gli amici della marchesa fossero di quelli dei giorni felici, che si allontanano quando suona l'ora della sventura; ma essi comprendevano benissimo che in quel crudele momento gl'infelici avevano bisogno di esser soli, soli con la loro umiliazione e il loro dolore.
Del resto la contessa dei Lauri e la contessa Flamini non si allontanarono del tutto, ma si stabilirono insieme in una villa poco lontana; cos quelle anime elette avrebbero potuto offrire agli sventurati Roccabruna il conforto della loro delicata simpatia.
In quelle ore affannose la cara piccola Maria Rosa si prodig interamente per gli ospiti. Con un senso ed un garbo superiori alla sua et, ella si occup di tutto e di tutti, nel trambusto che accompagna sempre le partenze precipitose. Era una cosa commovente vedere la povera piccina affannarsi per salvare ad ogni costo la reputazione dell'ospitalit di Roccabruna, quando tutto il prestigio della vecchia casa pareva crollare. Ella accompagn i partenti fino al piazzale e l ricevette i voti di speranza dei suoi ospiti, quei voti menzogneri ai quali nessuno credeva pi.
Questi tristi ricordi assalivano Maria Rosa la sera del giorno dopo, mentre ella se ne stava seduta nel suo salottino. Oh, Dio! Ma davvero erano gi passate ventiquattr'ore? O non era piuttosto, ci che ella evocava, la reminiscenza vaga e dolorosa di un incubo?
No, no, tutto era vero, poich il castello di Roccabruna, due giorni prima gaio e popolato, quella sera era deserto: due giorni prima tutti erano l, intenti ai preparativi per festeggiare la marchesa; il salottino risonava di voci gaie e giovanili. La fanciulla rivedeva i minimi particolari, dei nonnulla che aveva appena intravisti, e che le ritornavano in mente ora in modo cos vivo da render pi doloroso il contrasto.
Oh, quel pianoforte chiuso, quei fiori che non erano stati rinnovati e che ricadevano appassiti sull'orlo dei vasi, quel vestibolo silenzioso che nessun passo veniva ad animare!
Maria Rosa ebbe a un tratto la percezione netta e straziante che l'urto aveva spezzato il cuore della vecchia casa, il cuore misterioso che per tanti anni l'aveva resa palpitante e cara, e sentiva che la dimora, ormai colpita a morte dalla catastrofe, non sarebbe resuscitata mai pi, mai pi!
Il signor di Roccabruna era immediatamente andato a Virbeto per seguire Guido pi da vicino, e si proponeva di recarsi subito al capoluogo per intendersi con un celebre avvocato suo amico. Nel pomeriggio aveva telefonato notizie, che per non erano affatto rassicuranti; al contrario: da quel che egli aveva saputo, l'istruttoria del processo era gi stata iniziata rapidamente, e la cosa si presentava male. Per suprema disgrazia, il povero direttore aveva finito col soccombere prima di poter riprendere conoscenza. Tutte le prove erano contro il disgraziato ragazzo: la somma di denaro che egli aveva dovuto confessare di aver desiderato, l'uscita notturna, il cui pretesto era apparso strano e inverosimile, e soprattutto il fatale biglietto trovato nell'officina, tutto concorreva ad accusarlo.
Non vi era dubbio: Guido sarebbe stato condannato, e l'ipotesi terribile da temere era la reclusione per lunghi anni.
Ci non poteva essere! Il caro Guido.... cos buono, cos bello, cos bravo, condannato! Maria Rosa si alz da sedere e si lasci cadere in ginocchio; con le braccia abbandonate sul sedile della poltrona, col viso affondato nei cuscini, pianse e preg a lungo. Ella era pia, d'una piet ancora infantile. Ma in quell'ora di dolore e di solitudine, la sua preghiera assumeva un ardore che ella non aveva mai conosciuto fino a quel giorno. Nel suo desiderio di confidare il proprio dolore a un cuore amico che l'ascoltasse e la comprendesse, la fanciulla sent un vero fervore sollevarla tutta e gettarla ai piedi del buon Dio, di Colui che, essendo onnipotente, avrebbe potuto anche liberare Guido.
Si rialz, rasserenata e pi calma, e pens di salire dalla signora di Roccabruna. Povera cara nonna! A forza di cure erano riusciti a rianimarla, a richiamare un po' di vita in quel fragile corpo; ma il medico rimaneva ancora preoccupato. Purtroppo l'esito infausto del processo di Guido avrebbe potuto estinguere, come un soffio di vento, quella povera fiammella che le fanciulle tentavano con ogni sforzo di rianimare.
La signora di Roccabruna era coricata quando Maria Rosa entr nella stanza. La fanciulla la distingueva appena nella penombra del cortinaggio; ma con una stretta al cuore rilev lo strazio che quel giorno fatale aveva impresso in tutto l'aspetto della sua cara nonna. Il delicato viso affondato nei pizzi del guanciale era assottigliato per opera di quel dolore che da due giorni lo tormentava; aveva preso un'espressione immateriale: sembrava di vedere l'anima attraverso quel viso trasparente, e specialmente negli occhi, quei poveri occhi azzurri, soavi e stanchi, in cui si leggeva una desolazione rassegnata e straziante.
- Avete bisogno di me, nonna cara? - domand Maria Rosa avvicinandosi dolcemente.
- S, cara fanciulla, s, - disse la signora di Roccabruna. - Son felice di vederti vicina a me, di veder sorridere il tuo visino. Eravate i due pi gai della casa, tu e il mio povero Guido. Oh, avevo fatto tanti bei sogni, per queste vacanze! Pensavo di riunirvi tutti sotto il nostro vecchio tetto. Me le immaginavo gi cos allegre.... e ora.... e ora.... -
Ella tacque, con la voce rotta da un singhiozzo. Dai poveri occhi sgorgarono due grosse lacrime, lacrime lente e gravi che facevano tanta pena. A quella vista il tenero cuoricino della fanciulla non resse pi; ella copr di baci le mani della marchesa.
- Nonna cara, non dovete piangere, - ella disse, mentre le lacrime le scorrevano sulle guance. - Bisogna sperare sempre, senza stancarsi, e pregare. Oh, s, io pregher, pregher con fervore! Ho letto un giorno che la fede, quella vera, pu smuovere le montagne. Ebbene, io credo, io sono sicura che il buon Dio far un miracolo e ci render Guido. -
Ella si era inginocchiata presso il letto. I suoi serici capelli sfioravano le mani della marchesa con una muta carezza. Con le dita bianche e sottili la vecchia dama tocc con tenerezza la testa bionda.
- Piccina mia, mia amata bambina, - ella disse con una voce che la commozione rendeva tremante. - Non puoi immaginare la dolcezza che tu mi procuri!
- Oh, mia cara nonna, - mormor la fanciulla con un lampo di tenerezza in fondo agli occhi. - Una volta vi rallegravo, vi facevo ridere; e ora vorrei tanto consolarvi! -
La marchesa non piangeva pi. Le parole della fanciulla, quelle parole cos semplici e pure, erano andate diritte al suo povero cuore. E ora anche lei credeva che Dio si sarebbe lasciato commuovere da quella preghiera infantile e che la fanciulla sarebbe stata il piccolo angelo custode di Roccabruna.... l'angelo, la cui fiducia innocente avrebbe preservato la casa dalla sventura.
- Sorellina cara, - fece Margherita a voce bassa - saresti tanto gentile di andare a prendere una medicina che ho lasciata in farmacia? Non vorrei allontanarmi dalla nonna. -
La farmacia era una grande stanza situata all'altra estremit del castello. Margherita dette alla sorella minore alcune istruzioni particolareggiate sulla forma, il cartellino e il punto preciso in cui si trovava la bottiglia.
- La piccina avr forse freddo nell'attraversare tutti quei corridoi, - fece osservare la marchesa. - Dalle la mia sciarpa di trina. -
Maria Rosa sent le lacrime inumidirle le palpebre. Come, anche attraverso i dolori e i patimenti, rimaneva tenera e vigile la sollecitudine della signora di Roccabruna! Come l'amava, sua nonna!
Docilmente ella prese la sciarpa di sopra un mobile e se l'accomod sulla testa. Ma prima di allontanarsi si ferm sulla soglia, e con la mano mand alla marchesa un bacio sulla punta delle dita.
Col suo vestito azzurro cupo e quella sciarpa di trina nera che le avviluppava la testa, le spalle e tutta la figurina esile, ella sembrava l'immagine stessa della Speranza che sorride attraverso il dolore.
Le due donne non supponevano affatto che avrebbero ricordato disperatamente quell'ultima leggiadra visione della fanciulla, come un'immagine carissima che si teme di non rivedere mai pi.
- Margherita!... - disse la signora di Roccabruna quando la portiera ricadde dietro la fanciulla. - Margherita, vedi questo? -
E con la mano tremante ella mostrava scolpito sulla spalliera di una poltrona il vecchio stemma di famiglia: l'aquila e la stella.
- Capisci? Capisci? - continu la marchesa che sembrava in preda a un'intensa commozione e come ispirata. - Il nostro Guido, la nostra aquila,  scomparso. Ma non temere: lo ritroveremo, saremo protetti. Ci resta Maria Rosa, ci resta la nostra stella! -
Ahim!... Le nubi che si addensavano all'orizzonte avrebbero ben presto oscurato il tenue chiarore della povera piccola stella di Roccabruna!
 X
SCOMPARSA!...
Maria Rosa aveva lasciato la stanza da un quarto d'ora, quando la camera fu a un tratto illuminata dal bagliore verdastro di un lampo, mentre un violento scoppio di tuono faceva tremare i vetri.
- Purch la piccina non abbia paura, sola nei corridoi! - fece la signora di Roccabruna, inquieta. - Ho fatto male a mandarla cos tardi.
- Oh, Maria Rosa non si spaventa per il temporale! - rispose Margherita. - Del resto, tra cinque minuti al pi sar di ritorno. -
I cinque minuti passarono, seguiti da altri cinque, poi da un quarto d'ora; ma Maria Rosa non compariva. Per giunta, il temporale raddoppiava di violenza e gli scoppi dei tuoni pareva volessero scuotere il castello fin dalle fondamenta.
La povera signora di Roccabruna, che l'estrema debolezza rendeva ancora pi impressionabile, impallidiva e chiudeva gli occhi ad ognuno di quei terribili rimbombi.
- Oh, bambina mia, mi sento male! - ella disse in tono lamentoso. - Dammi da bere qualcosa; mi pare di morire. -
Margherita vers alcune gocce in un bicchiere d'acqua. Mentre rimetteva la bottiglia sulla tavola ella si accrse che era quasi vuota.
Questo fatto, in apparenza assai semplice, fece nascere nel suo cervello un'idea che la rese un po' inquieta.
Era gi mezz'ora almeno che ella aveva mandato Maria Rosa a prendere un'altra bottiglia per sostituire quella. Come mai non era ancora ritornata?
Ma non s'inquiet oltre misura: forse sua sorella, nonostante la gravit del momento, si era indugiata a leggere in qualche stanza lontana.
E senza darsi troppo pensiero riprese il suo posto e continu la veglia silenziosa accanto alla marchesa che si agitava e si lamentava in una semincoscienza febbrile.
Un'ora dopo son la campana del desinare, povera campana che pochi giorni prima chiamava i numerosi invitati e che ora scampanellava soltanto per una vecchia e due fanciulle!
Margherita guard esitante la nonna.
- Puoi scendere, piccina cara, - disse questa. - Sento che comincio a star meglio e desidero dormire; mandami la cameriera: baster. -
Margherita, sicura di ritrovare sua sorella nella sala da pranzo, cerc di atteggiare il proprio viso ad un'espressione severa; era cos difficile sgridare Maria Rosa! La fanciulla sapeva sempre trovare qualche parola amena, per indurre a ridere chi voleva esser severo. Ma questa volta meritava un rimprovero, e l'avrebbe! Ma quale sorpresa!... Il posto della fanciulla era vuoto!
- Francesco, non avete visto la signorina Maria Rosa? - domand Margherita al cameriere. - Andate a dirle che l'aspetto; deve essere in biblioteca o nella sala di musica. -
Poi cominci a mangiare in silenzio, sola nell'immensa sala; ma invano si sforzava d'inghiottire qualche boccone. Pi il tempo passava, e pi ella si sentiva invadere dall'inquietudine. Perch Maria Rosa non era ricomparsa?... Perch l'ora del desinare non l'aveva fatta ritornare?
Francesco finalmente ritorn.
- Ho cercato dappertutto, signorina, - disse. - Non  in nessun luogo. -
Margherita sent una forte stretta al cuore.
A un tratto per ebbe un'ispirazione. Come si spaventava per niente! Maria Rosa non aveva trovato la medicina chiesta, ed era semplicemente andata a prenderla dai Flamini, che abitavano vicino a loro; questi, vedendo la violenza del temporale, l'avevano di certo trattenuta a cena.
Ci nonostante ella aveva tanta fretta di essere rassicurata che non aspett la fine del pasto per lasciare la tavola. Per non perder tempo, non sal nemmeno in camera sua a prendere mantello e cappello: avviluppatasi in un grande scialle attravers il giardino correndo, senza curarsi della pioggia che veniva gi dirottamente.
La fanciulla correva nei viali, poi sulla strada deserta, preoccupata di una sola cosa: ritrovare la cara sorellina.
Ecco la villa! Le finestre del salotto erano illuminate ed attraverso le tendine di tulle si vedevano muovere delle figure giovanili. Margherita distinse Liliana, poi Editta.... e Maria Rosa? Dio mio.... Maria Rosa...? Margherita sent il sangue affluirle al cuore: la sua sorellina non c'era!
Nel salotto dei Flamini, l'arrivo di Margherita che, tutta grondante di pioggia, spiegava con parole eccitate e confuse lo scopo della sua visita, produsse una grande impressione.
Ma no, non avevano veduto Maria Rosa in tutta la serata! Se il tempo non fosse stato cos cattivo, sarebbero anzi andate a prendere notizie della marchesa, poich avevano atteso la fanciulla tutta la giornata, sperando di averle da lei.
- Ma allora, - domand concitatamente Margherita - dove pu essere mia sorella? Ella ci ha lasciati alle cinque e mezzo, e da allora non  pi ricomparsa. -
La contessa Flamini, e la signora dei Lauri si scambiarono di sfuggita uno sguardo eloquente.
A tutte e due era sorto uno stesso dubbio.... in quel castello di Roccabruna, in cui misteriosi indizi di malvagit si succedevano da diversi giorni, chiss che una sventura non fosse capitata alla povera Maria Rosa?
Naturalmente per n l'una n l'altra espressero ad alta voce questo pensiero.
- Forse, - sugger la contessa Flamini - la vostra sorellina avr voluto fare un giro nel giardino; sorpresa dalla pioggia si sar rifugiata in un padiglione dove, presa dalla noia, si sar addormentata.
- Oppure, - soggiunse Editta - pu darsi che sia scivolata in un viale bagnato; cadendo si sar fatta male a un piede e non sar potuta tornare a casa. -
Ma quelle due supposizioni non reggevano. Era difficile ammettere che Maria Rosa, cos coscienziosa, cos desiderosa di rendersi utile alla nonna fosse andata a passeggiare in giardino invece di portare subito il rimedio richiesto.
Nondimeno Margherita le accett senza difficolt. Tutto era meglio, per lei, delle ipotesi che voleva scacciare con energia e che cominciavano a torturare la sua mente.
- Bisogna che ritorni indietro, - ella disse. - Mander i domestici a cercare nel parco.
- Verr anch'io con voi, - propose subito la contessa Flamini con materna sollecitudine.
La giovane signora e Margherita scesero in silenzio le scale e s'inoltrarono nel buio fitto della notte tempestosa.
Non pioveva pi, ma lunghi brontolii di tuoni rintronavano ancora nel cielo.... Margherita, pur essendo molto coraggiosa, rabbrividiva. La sua povera piccola Maria Rosa doveva aver tanta paura, sola sola in fondo al parco! Bisognava che andassero subito a cercarla, a rassicurarla, a consolarla, povera piccina! E Margherita faceva a se stessa ingiusti rimproveri, pensando con angoscia dolorosa:
"Sono stata una cattiva custode; non ho saputo vegliare su mia sorella!"
Nel vestibolo del castello due domestiche parlavano con grande animazione.
Margherita avrebbe voluto far loro una domanda, ma sentiva un tal nodo alla gola che non pot proferire parola.
La contessa allora interrog:
- La signorina Maria Rosa non  ritornata?
- Purtroppo no, signora, - gemette una delle cameriere. - Noi incominciamo a temere che.... -
Un severo sguardo della contessa Flamini le tronc la parola. La povera Margherita impallidiva a vista d'occhio.
- Andate a cercare tutti i domestici, - disse la contessa - riuniteli qui nel vestibolo; dar loro gli ordini per iniziare le ricerche. -
Alcuni istanti dopo, tutto il personale del castello era riunito nel vestibolo.
- Manca Bertrand, l'intendente, - fece osservare il portiere. - Indubbiamente il signor marchese gli avr telefonato degli ordini per una commissione urgente.
- Va bene, - rispose la contessa senza prestarvi attenzione. - Andate a prendere delle lanterne e delle torce ed esplorate il parco in tutti i sensi; visitate l'interno dei padiglioni, date la voce ogni dieci passi: quello che trover la signorina Maria Rosa avr una ricompensa di cento lire. -
Detto ci, l'energica signora si volse verso la sua piccola amica. Questa aveva le labbra contratte per lo sforzo visibile di non piangere.
- Via, mia cara bambina, - ella disse - fatevi coraggio; vostra sorella non  perduta; tra qualche minuto la ricondurranno sana e salva. -
Ma le lacrime della povera Margherita ora sgorgavano, nonostante i suoi sforzi per trattenerle. Quella partenza dei domestici con le torce e le lanterne, quella ricerca nella notte, tutto l'aveva spaventosamente turbata.
- Dovreste andare a letto; - disse con affetto materno la buona contessa - si vede che non ne potete pi!...
- Oh, no, signora! - rispose la fanciulla, con uno sguardo in cui si leggeva una disperata supplica. - Andare a coricarmi senza saper nulla, sarebbe troppo penoso. -
Entrarono tutt'e due nel salottino, quello stesso in cui pochi giorni prima Maria Rosa studiava il pianoforte sotto gli sguardi delle antenate dipinte nelle miniature.
La contessa si sedette in una poltrona; ma Margherita, nonostante le preghiere della cara signora, rimase in piedi.
Col viso contro i vetri il cui contatto rinfrescava la sua fronte scottante, ella seguiva con lo sguardo febbrile i movimenti dei domestici.
Vide le fiaccole allontanarsi serpeggiando attraverso i meandri dei sentieri tra le aiuole e vacillando ad ogni soffio di vento, poi dileguarsi nel parco bagnato per la pioggia recente.
A intervalli uguali si udivano voci che a distanza e in mezzo all'oscurit risonavano stranamente lugubri, e che nella notte chiamavano senza posa:
- Signorina Maria Rosa, signorina Maria Rosa! -
Poi pi niente; le voci e le fiaccole scomparvero nel folto del parco.
Margherita, affranta dalla stanchezza, aveva dovuto stendersi su un canap. N lei n la contessa parlavano.... Avevano un peso sul cuore e non trovavano parole.
V'era da credere che la fanciulla si fosse addormentata, se di tanto in tanto un singhiozzo soffocato non l'avesse scossa, svelando quanto soffrisse nella vana attesa della sorella.
Si udiva il battito ininterrotto della piccola pendola di Sassonia, il cui suono tenue e giocondo segnava le ore di quell'interminabile notte angosciosa: le ricerche erano lunghe in quel gran parco con gl'innumerevoli viali!
Finalmente, un po' dopo l'una e mezzo, riapparve la prima fiaccola all'entrata del bosco, attravers il giardino, sal la scala; poi un'altra fiaccola, un'altra ancora; i domestici ritornavano. Le loro scarpe motose, i vestiti lacerati dai pruni degli arbusti, indicavano la scrupolosit delle loro ricerche. Uno dopo l'altro arrivarono alla soglia del salottino pronunciando tristemente questa frase, sempre la stessa:
- Non l'abbiamo trovata.
- Riposatevi un po' nel vestibolo e rimanete a disposizione per altri eventuali miei ordini, - disse la contessa. - Appena sar giorno frugheremo in tutta la casa per rilevare ogni minimo indizio. -
Un grido la interruppe: Margherita era balzata in piedi dal canap; ella non pensava pi alla presenza dei domestici n ad altro: pensava soltanto all'orribile sospetto che le ultime parole della contessa avevano fatto sorgere nell'animo suo.
- Indizi? - ella esclam. - Ma dunque, che cosa temete, signora? Che cosa sar accaduto alla mia povera sorellina?
- Dio solo lo sa, - rispose la signora con voce appena percettibile.
E la contessa e la fanciulla piansero insieme.
Spunt finalmente l'alba, un'alba grigia e nebbiosa che illumin lo squallore del giardino devastato dal temporale, con i fiori divelti e i viali devastati. Altrettanto devastato, e forse pi, appariva, dopo quella triste notte, il viso di Margherita. Il suo pallore era tale, aveva gli occhi cos infossati, che la contessa tem per lei. Ci nonostante non tent pi di mandarla a riposare un po'; capiva benissimo che la povera fanciulla preferiva rimaner l. Nel vestibolo i domestici erano gi pronti e le ricerche ricominciarono, lente e snervanti.
Dal salottino le due donne udirono i passi nei corridoi e le porte che si aprivano. Margherita era caduta in ginocchio, ma non poteva pregare. I suoi occhi non avevano pi lacrime, la sua testa era incapace di pensare.
La povera fanciulla era sfinita, e la contessa, che ora la teneva stretta contro il petto, s'impauriva sentendola tremare cos forte.
A un tratto alcuni passi precipitosi si fecero udire nel vestibolo.
Margherita si alz di scatto: questa volta sapeva che avevano trovato qualcosa; ebbe l'impressione che la vita le sfuggisse.
Entr un cameriere; il suo onesto viso era sconvolto. Teneva in mano un involto morbido e nero che pos sulle ginocchia della contessa.
- ....Nella Torre del Nascondiglio.... - disse con voce strozzata.
Ci che egli portava era lo scialle di trina con cui Maria Rosa si era avvolta la sera prima.... Un povero scialle strappato in pi punti e sgualcito come dopo una lotta.
Nel momento in cui la contessa riceveva Margherita nelle sue braccia, la cameriera entr nel salottino.
- La signora marchesa chiede della signorina; - ella disse - la signora ha udito del rumore ed  inquieta. -
Allora la contessa Flamini vide Margherita rialzarsi; con immensa piet la vide uscire dal salottino, muta, rigida, col viso contratto per ricacciare in gola i singhiozzi che la straziavano.
La signora di Roccabruna stava meglio; aveva trascorso una notte tranquilla, e, non sapendo niente, accolse con un sorriso la nipote.
- Buon giorno, mia cara piccina; - ella disse - vedi, mi sento quasi bene. Aprimi le imposte per piacere.... Ma dimmi un po': che cos' tutto questo andirivieni a un'ora cos insolita? -
La marchesa s'interruppe a un tratto; alla luce mattutina che veniva dalla finestra aveva scorto il viso stravolto della fanciulla.
- Che cos'hai, Margherita? - le domand, improvvisamente atterrita. - Mio Dio, forse.... Guido...? -
La fanciulla fece cenno di no, senza poter rispondere.
- Non si tratta di Guido?... - replic la vecchia signora. - Allora di chi? -
E con una terribile perspicacia, ricordando a un tratto gli avvenimenti a cui la sera prima non aveva dato importanza:
- Allora, - esclam -  Maria Rosa!... Margherita non mentire.... te ne scongiuro, dimmi la verit: dov' tua sorella? -
La sventurata fanciulla tent di parlare; ma soltanto un singhiozzo pot uscire dalla sua gola contratta. Allora la marchesa comprese, con qual dolore!, che una nuova catastrofe era piombata su Roccabruna, e che la povera vecchia casa aveva perduto in una sola volta la sua aquila e la sua stella.
 PARTE SECONDA
 I
IL SEGRETO DEL NASCONDIGLIO
Quando la sera prima Maria Rosa, desiderosa di rendersi utile a sua sorella e alla nonna fu uscita dalla camera della marchesa, s'inoltr nel dedalo dei corridoi che attraversavano il castello in tutta la sua lunghezza. Soltanto dopo aver corso per qualche tempo nei corridoi si ferm a un tratto, perplessa.
Ella non era andata spesso in quella parte del castello. Se fosse stata meno sventata, avrebbe domandato qualche indicazione prima di andarsene cos alla cieca; poich ora non ricordava pi troppo bene di dove si doveva passare per giungere alla farmacia.
Senza preoccuparsene, ella ricominci a girare per i grandi corridoi cupi. Maria Rosa non era paurosa, ma ci nonostante provava un'impressione sgradevole a trovarsi sola in quella parte del castello, tanto pi che cominciavano, a farsi udire, attraverso le mura, cupi brontolii di tuono. Improvvisamente si ferm davanti a un'enorme porta di quercia tutta ferrata.
- Dev'essere qui la farmacia, - disse. - Sembra piuttosto la porta dell'antro di un alchimista. -
Ma nonostante quest'idea, ella tent risolutamente di aprire. Dopo un po' di resistenza, il chiavistello ced, e la pesante porta gir con lentezza sui cardini.
Allora la fanciulla rimase sulla soglia, inchiodata dalla sorpresa. Aveva sbagliato corridoio. Quella che aveva davanti agli occhi non era la farmacia, bens la porta della torre dov'era il nascondiglio!
La fanciulla non pot impedire a se stessa di fremere; ripensava alla leggenda che l'aveva tanto colpita, poche mattine prima. Che cosa sarebbe stato se quel racconto l'avesse udito la sera stessa! Vista cos, sotto la luce crepuscolare, in quell'atmosfera di tempesta, la vecchia torre aveva un'intensa e tragica bellezza; era un'evocazione del passato che sorgeva vivido, con una nitidezza da far fremere.
La fanciulla stava per allontanarsi, dopo aver dato un lungo sguardo a quel luogo che senza dubbio non avrebbe pi avuto il coraggio di andare a rivedere, ma del quale voleva imprimersi nella memoria i particolari, quando si ferm: il suo piede aveva urtato, nella penombra, in un oggetto voluminoso e duro.
Il cuore della poverina cominci a battere con violenza. In un attimo mille pensieri terrificanti affluirono al suo cervello, suggeriti dall'immaginazione eccitata. Tuttavia, con uno sforza di volont, ella si fece animo.
"Il babbo ci ha sempre detto di cercare di renderci ragione di ci che ci spaventa e che non comprendiamo!" pens.
E dominando i propri nervi troppo sensibili, la fanciulla si chin, sforzandosi di guardare l'oggetto nel quale aveva urtato e che l'aveva spaventata.
Ci che giaceva sull'impiantito della torre, era semplicemente un grosso portafogli di cuoio violetto che qualcuno doveva aver perso l.
Perplessa oltre ogni dire la fanciulla lo raccolse; evidentemente quel portafogli era stato smarrito in quegli ultimi giorni da qualche ospite di Roccabruna. Ma no.... ne avrebbero fatto ricerca, e invece nessuno smarrimento di quel genere era stato denunziato! E poi, nessuno andava mai nella Torre del Nascondiglio; quella stanza, che incuteva timore a tutti, non era una mta di svago per gli abitanti del castello.
Allora, a chi poteva appartenere il portafogli?
La curiosit di Maria Rosa, curiosit ben legittima, era acuita al massimo. Per meglio esaminare l'oggetto trovato corse sotto la vetrata e si arrampic sulla panca di pietra per meglio raccogliere gli ultimi raggi del giorno. Con dita febbrili apr il portafogli, nella speranza che un nome, un indice qualsiasi, rivelassero il proprietario; ella spieg un foglio.
Allora contrasse le labbra per non gridare. La lettera che aveva trovato conteneva queste parole:
A CARLO RIPONT.
Lobello, 10 settembre 19....
" Mio bravo Ripont,
"Il tuo telegramma in linguaggio convenzionale m'informa che sei finalmente riuscito nell'opera che persegui cos fedelmente. Durante lunghi mesi tu hai esplorato il castello di Roccabruna, e finalmente ieri hai sottratto il piano. La nostra patria te ne ringrazia per mezzo mio. - Merc quel documento essa potr, nella prossima guerra, servirsi per proprio uso del famoso aeroplano da bombardamento che doveva essere impiegato contro di essa.
"La disgrazia  che il marchese di Roccabruna, caricandovi tutti di lavoro, tu e i tuoi due collaboratori, il portiere e l'autista, non potrete venire a portare il memoriale a Lobello se non di qui a qualche tempo. Dal canto mio, mi sono disgraziatamente rotto una gamba e mi  impossibile muovermi; d'altra parte, non ho a disposizione, per il momento, un uomo di fiducia da mandare cost in vece mia. Occorrer dunque che tu conservi presso di te il piano per circa un mese. Questo compito ti verr facilitato, poich hai avuto la fortuna incalcolabile di ritrovare il segreto del nascondiglio di Roccabruna, e a nessuno verr l'idea di andare a ritrovare il documento l dentro!
"Ti raccomando di conservare questa lettera; tu sai che ho una grande autorit nella nostra patria, e questa testimonianza autografa dei tuoi servizi potr aiutarti a farteli ricompensare largamente.
"Grazie ancora a nome della patria, mio caro Ripont. Con affetto.
"MERTUN"
Per qualche minuto Maria Rosa rimase seduta sulla panca, senza voce e senza poter pensare. Quella rivelazione inattesa e l'importanza formidabile di ci che aveva letto l'avevano annientata. Le pareva di non poter reggere a tanta felicit, il cui peso, quasi troppo grave per le sue forze infantili, l'accasciava a un tratto.
Quella lettera trovata da lei.... lei di cui la Provvidenza aveva guidato i passi, era la gioia per la casa, la prova irrefutabile dell'innocenza di Guido.... quella prova tanto desiderata era l nelle sue mani! Le fragili dita della fanciulla racchiudevano la vita di suo cugino, l'onore di Roccabruna, la consolazione dei suoi cari.
E mentre questi pensieri le turbinavano tumultuosamente nel cervello, mille domande sempre pi gravi turbavano la povera Maria Rosa.... Quello sconosciuto che chiamavano Carlo Ripont, chi era insomma? Contro qual nemico si doveva lottare? Non vi era nessuno di quel nome tra quelli che conosceva.... Era ben chiaro, pertanto, che era un domestico.... S, ma quale?... E poi (ella non ci aveva ancora pensato) come prendere il memoriale dal nascondiglio se nessuno, oltre Ripont, ne aveva penetrato il segreto?
La fanciulla era sempre seduta sulla panca; brividi freddi le correvano per le spalle nonostante il vestito di lana per l'umidit che vi era nella torre; ma ella non se ne accorgeva; era talmente assorta nei suoi pensieri che aveva perduto la nozione delle cose e del tempo.
A un tratto trasal, strappata bruscamente dalle sue riflessioni.
Lass, sulla sua testa, qualcuno si moveva nella stanza del nascondiglio.
Maria Rosa era talmente compresa di quello che aveva letto, la sua anima era cos tesa verso un unico scopo, che non pens neppure ad aver paura. Soltanto disse tra s:
"Colui che si muove lass deve esser di sicuro Ripont; bisogna assolutamente che io sappia chi  per facilitarne l'arresto!"
Ella comprese benissimo che stava arrischiandosi in un'impresa pericolosa e che, se fosse stata scoperta, avrebbe dovuto pagare terribilmente cara la sua audacia; ma l'idea di salvare Guido e i suoi la sosteneva, esaltando il suo coraggio di fanciulla, di fronte al pericolo.
Soffocato il rumore dei propri passi, trattenendo il respiro, Maria Rosa cominci a salire la ripida scala di pietra che conduceva al piano di sopra, tendendo l'orecchio per ascoltare ogni minimo rumore.
Come scricchiolavano le sue scarpe!... Di certo ora stata udita.
Ella si ferm col cuore in sussulto.... ma no, lass, il misterioso Ripont continuava a passeggiare.	
Una svolta della scala.... alcuni gradini.... ed ecco la stanza del nascondiglio.
Pi morta che viva, ora, la fanciulla si acquatt nell'ombra, addossandosi alla colonna di pietra della scala, che ella stringeva con un braccio come per compenetrarvisi; e l, col collo teso, gli occhi bene aperti, vide....
Vide un uomo alto che andava in su e in gi per la stanza come se stesse cercando qualcosa.
"Cerca il suo portafogli!" ella pens in un lampo.
A un tratto l'uomo pass davanti alla vetrata da cui filtrava una luce rossa.
Allora la fanciulla dovette mordersi le labbra per non gridare: colui che li aveva traditi era il sedicente svizzero, l'uomo di fiducia del marchese: in una parola, l'intendente di Roccabruna!
Intanto Ripont si era fermato, come colpito da un'idea improvvisa.
- Forse sar scivolato in un angolo del nascondiglio e non l'avr visto, - egli mormor.
E si avvicin al gran pannello di legno intagliato, difaccia alla scala.
Solo il freddo della pietra contro il proprio braccio convinceva Maria Rosa che non era in preda ad un sogno fantastico. Ella tremava in tutte le membra; il cuore le batteva fino a spezzarsi; e nello stesso tempo una forza bizzarra la costringeva ad esser cauta, a non muoversi.
Con una strana precisione intuitiva abbracci tutti i particolari di quella scena che doveva rimanere per sempre scolpita nella sua memoria.
Ripont si era posto di fronte allo stemma che nel pannello si trovava in mezzo agli animali araldici circondato dal motto: "Forte come l'aquila - come stella puro"....
Lentamente, con gesti metodici e sicuri, prem sulle due r di forte e di puro e sulle tre l di aquila e di stella.
Nell'interno del muro si fece udire uno scricchiolio sordo.
Al posto in cui un momento prima si stendeva il pannello di legno intagliato, si vedeva ora una cavit nera.
La fanciulla temette che sotto il colpo di quella commozione troppo forte le sue gambe tremanti volessero piegarsi, e si aggrapp istintivamente al muro per non cadere. Il fruscio della stoffa contro la colonna di pietra mise in sospetto Ripont.
Egli si volt di scatto e vide, stretta contro il pilastro, la fanciulla, pallida, immobile, come affascinata, che lo guardava con occhi sbarrati dal terrore. Un'esclamazione sorda sfugg dalle labbra di lui.
Quella voce parve rompere l'incanto pauroso che annientava Maria Rosa e richiamarla in s.
Ella si slanci gi per la scala, saltando i gradini, storcendosi i piedi. Un chiodo l'afferr al passaggio strappandole lo scialle, ferendole dolorosamente la mano da cui sprizz il sangue. Ma la fanciulla non vi prest alcuna attenzione: correva all'impazzata, trascinata dallo spavento, e, nonostante tutto, stringendo nelle dita contratte il prezioso portafogli di cuoio violetto.
A un tratto scivol sugli scalini: uno, due, tre scalini le sfuggirono sotto i piedi. Mand un grido angoscioso e cerc di aggrapparsi. Invano! La velocit la trascinava ed ella ruzzol tutta la scala, con le braccia in avanti, andando ad abbattersi, con un grido straziante, sulle pietre del pianerottolo.
Carlo Ripont si era precipitato dietro a lei; al primo sguardo scrse la fanciulla stesa al suolo, svenuta; si chin a guardarla, e qualcosa che rassomigliava a una vaga piet fece inumidire di pianto gli occhi di Ripont.
Senza perdere un istante tolse dalle fragili mani rattrappite il portafogli di cuoio e and a rimetterlo nel nascondiglio.... poi, chinandosi, sollev come una piuma il piccolo corpo che si abbandonava inerte tra le sue braccia, lo avvolse nel proprio soprabito e usc dalla torre per la porticina del parco.
Fuori la pioggia infuriava, ma Ripont non se ne cur. Attravers i viali con passo risoluto senza che il suo fardello lo impacciasse nei movimenti, e svolt per dirigersi alla rimessa.
La piccola automobile di Guido scintillava nell'ombra. Ripont vi adagi la fanciulla sempre priva di conoscenza, salt al volante e mise in marcia la macchina.
L'automobile part a tutta velocit, portando nella sua corsa fantastica colei che era stata la gaia Maria Rosa e che ora non era pi che una povera creatura senza difesa, un misero relitto abbandonato nelle mani di un crudele nemico.
 II
LA MENZOGNA DI CARLO RIPONT
Quando riprese conoscenza, Maria Rosa si sent cos debole, cos smarrita, che non fu capace di parlare.
Ci nonostante riusc a capire che era ancora in questo mondo e che non ci stava neanche troppo male. Infatti, ella si trovava in un letto piccolo e basso, fresco e ben rifatto, e accanto a lei, in attesa del suo risveglio, c'era una donna vestita di bianco, con una cuffietta candida e un velo.
"Un'infermiera,!" pens la fanciulla.
Dove poteva trovarsi? All'infuori del lettino nel quale era coricata e di una sedia fissata al muro da due ganci di ferro, non vi era alcun mobile nella stanza, e, cosa strana, i muri di quella camera erano tutti tappezzati di spesse imbottiture.
Maria Rosa credette di capire che era in un ospedale. Senza dubbio dopo la sua caduta si era ferita e Carlo Ripont l'aveva portata l.
Mentre rifletteva, aveva fatto un movimento e riaperto gli occhi. L'infermiera osserv subito quello sguardo vivace.
- Finalmente, signorina, - disse - avete ripreso conoscenza! Come vi sentite oggi? -
" gentile," pens la fanciulla; e ad alta voce:
- Ditemi,. signora: sono ferita, non  vero?
- Ferita? Ma no, non avete alcun male; qualche contusione, una sgraffiatura alla mano e basta. -
Segu un breve silenzio. La testolina di Maria Rosa lavorava su quel problema, un problema che pareva molto semplice, ma che a pensarci diventava invece molto preoccupante.
Allora, se non era ferita, perch l'avevano condotta in quel luogo?
E poich a forza di pensare le s'imporporavano le guance e gli occhi le divenivano lucidi, l'infermiera se ne accrse.
- State tranquilla; se vi agitate, che cosa dir il signor Lamel, che vi condusse qui ieri? -
Il signor Lamel? Quel nome, pronunziato cos per caso, fece drizzare l'orecchio alla fanciulla.
E chi era mai colui che interveniva cos nella sua esistenza?
Ma ben altre domande la preoccupavano impedendole di soffermarsi a lungo su questa. Docilmente, bevve la pozione che l'infermiera le porgeva, una pozione che fece correre un senso di deliziosa freschezza e di calma in tutto il suo essere affaticato.
- Si sta bene in questo ospedale, - ella sospir, rovesciando la graziosa testolina bionda sul guanciale.
- Scusate, signorina, questo non  un ospedale. -
La testolina si raddrizz; gli occhi semichiusi si spalancarono con una certa inquietudine.
- Non  un ospedale? - disse Maria Rosa. - Ma allora dove sono? Che cos' questa casa? -
Nessuna risposta; soltanto dallo sguardo dell'infermiera si capiva che questa aveva udito.
- Allora, - disse la fanciulla - se non sono malata e non sono in un ospedale, non vi  ragione per tenermi qui. Vorreste darmi un vestito e lasciarmi ritornare a casa? Io sono sicura che mia nonna e Margherita devono stare terribilmente in pensiero! -
Ma a un tratto, colpita da una subita idea, ella si drizz seduta, appoggiata in avanti sui pugni; sul suo visino era dipinta un'angoscia che ne alterava l'espressione.
- Ditemi, signora: - ella domand con voce tremante - quando mi portarono qui, ieri, e voi mi metteste a letto, non trovaste un portafogli tra la mia roba?
- Un portafogli?... No, signorina. -
Il cuore della fanciulla cominci a battere violentemente tanto quella risposta le recava un crudele colpo.
- Mio Dio, l'avrei forse perduto quando caddi? - ella disse. - No, no, non  possibile, lo tenevo cos stretto! Signora, cercate di ricordarvi.... un grosso portafogli di cuoio violetto.... l'avete di certo veduto, ne sono sicura: lo tenevo con la mano sinistra! Ne sono cos certa! Bisogna che lo porti a mio zio il marchese di Roccabruna. -
Oh, sorpresa! A quella semplice parola la donna si avvicin, prese la fanciulla per le spalle, con dolce fermezza, come se avesse temuto di vederla dibattersi, e la costrinse a distendersi di nuovo, dicendo:
- Via, via, tacete!!... Sapete bene che  proibito parlarne. -
Ma l'impetuoso carattere di Maria Rosa si ribell; ella scosse con collera le mani che l'avevano afferrata, domandando in tono irritato:
-  proibito? E perch? Vorrei proprio saperlo. -
Anche questa volta la donna non rispose, e quel silenzio esasper Maria Rosa pi di quanto non avrebbe potuto farlo qualunque altra risposta. Ella rimase distesa, poich ve la costringevano, non osando parlare; ma la sua immaginazione era sbrigliata, e le idee le tumultuavano nella testa con una rapidit che la faceva soffrire.
Ed ecco che i suoi sguardi, che erravano qua e l per la stanza, si fermarono attoniti su un punto.
Ella aveva osservato che la piccola finestra della camera era non soltanto strettissima e posta molto in alto, come per rendere impossibile ogni tentativo di fuga, ma era munita anche di un'inferriata con grosse sbarre di ferro.
Che il miserabile Carlo Ripont l'avesse sequestrata per impedirle di parlare? Mio Dio, come sarebbe uscita di l? Come fuggire da quella camera chiusa dove era sorvegliata? Questi pensieri turbinavano nel suo cervello.
A un tratto ella sussult: dalla camera attigua giungeva un singhiozzo.
- Che c' ? - balbett sconvolta.
Con sorpresa indicibile si accrse che l'infermiera non appariva affatto turbata.
- Non vi tormentate, - disse questa sorridendo - non vi tormentate. Noi ci abbiamo fatto l'abitudine! -
L'abitudine a che cosa?... Signore Iddio! Dove era stata chiusa Maria Rosa?
Davanti ai suoi occhi passavano spaventose visioni di persone misteriosamente scomparse.... Eppure no, erano stati cos buoni con lei, l.... l'infermiera l'aveva curata, e un istante prima la fanciulla aveva sorpreso il suo sguardo pieno di piet fisso su lei e l'aveva udita mormorare distintamente
- Cos giovane.... povera piccina!... -
Perch, "povera piccina"? Volevano dunque farle del male? Ma non ebbe il tempo di rivolgersi altre domande, poich l'infermiera si alzava.
- Sono le dieci; - ella disse - la visita sta per cominciare. Mi hanno raccomandato di condurvi per la prima. Vestitevi e seguitemi. -
Col cuore stretto dall'angoscia, Maria Rosa scese dal letto, un letto basso e stretto come il giaciglio di un prigioniero. Come pure era simile a quella di una prigione la porta munita esteriormente di un enorme catenaccio.
La fanciulla, seguita dall'infermiera, attravers un lungo corridoio sul quale, dai due lati, si aprivano venti porte, tutte simili alla sua.... tutte col catenaccio.
Maria Rosa tremava dal capo ai piedi. In quale spaventevole luogo la conducevano? A chi doveva ella parlare? La sua angoscia era inesprimibile quando giunse davanti a una gran porta ricoperta di cuoio verde, ed alla quale l'infermiera buss.
- Avanti! - fu risposto.
La fanciulla spinse il battente e dur fatica a reprimere l'esclamazione di sorpresa che le era salita alle labbra. Ci che ella trovava in quella stanza era cos lontano da ci che immaginava!
La stanzetta nella quale era entrata era austera e lussuosa ad un tempo, tappezzata di cuoio verde, ammobiliata di grandi librerie di quercia scura e di una bella scrivania carica di carte e di lettere. Neppure un quadro n una statuetta; ma soltanto, incorniciati da semplici regoletti di legno, alcuni quadri anatomici, colorati in rosso e turchino.
Davanti alla scrivania, in una poltrona, era seduto un vecchio signore che guard Maria Rosa. A dire il vero, quel vecchio signore aveva degli occhi molto buoni; sembrava pi un buon nonno che un carnefice.
- Accomodatevi cost, - egli disse indicando una poltrona.
La fanciulla prese posto nella vasta poltrona in cui la sua figurina esile affondava; col suo vestito scuro e il grazioso viso un po' pallido, aveva un aspetto cos infantile e commovente, che il vecchio, dietro gli occhiali, le rivolse uno sguardo impietosito.
Nell'animo di Maria Rosa cominciava a nascere l'idea che vi dovesse essere un terribile malinteso, che ella fosse trattenuta l per errore. Bisognava che dicesse tutta la verit; avrebbe raccontato la sua tremenda avventura a quel vecchio signore che le sembrava cos buono.
- Dunque, bambina mia, dimmi come ti chiami.
- Maria Rosa di Roccabruna, signore. -
Un'impercettibile contrazione incresp il viso del vecchio.
- Vuoi dirmi dove hai passato l'infanzia?
- A Lobello, signore, col babbo, e in questi ultimi giorni al castello di Roccabruna, con mio nonno e mia nonna.... -
Nuovo gesto del suo interlocutore. Che cosa aveva ella risposto che non andasse bene? La fanciulla ebbe a un tratto l'intuizione di aver detto qualcosa di traverso, senza che potesse definire che cosa.
- Ah!... Sicch tu conosci Guido di Roccabruna, non  vero?
- Ma certo, signore, ma certo! - replic la fanciulla con vivacit. -  mio cugino.
- Va bene. Perch sei partita da Roccabruna?
- Non ne son partita, signore; debbono avermi portata via.
- Davvero, mia cara bambina! E perch? -
Il tono aveva qualcosa di strano, e la fanciulla ebbe a un tratto l'impressione che in quella domanda in apparenza cos semplice si celasse un tranello. Ma quale?... Che cosa bisognava rispondere?... Neppure questo sapeva. Il pericolo era l, vicino, ed ella non vedeva dove si trovasse, e si domandava se la sua risposta non l'avrebbe rovinata. Ella contrasse nervosamente le mani sul bracciuolo della grande poltrona.
- Perch? - rispose infine dopo aver ben riflettuto. - Perch ho scoperto la lettera che deve dimostrare l'innocenza di Guido, e colui che ha rubato il documento ha voluto farmi sparire per impedirmi di parlare.
-  mai possibile? E come ti hanno portata qui? -
Maria Rosa sentiva ora che sotto il tono benevolo di quelle parole ogni domanda tendeva un agguato. Mio Dio, in quale tranello intendevano farla cadere? I suoi begli occhi azzurri guardarono il vecchio signore con un'espressione commovente e spaurita.
- Ma.... non so; sono svenuta.... e dopo, non so pi nulla.... Nella mia testa vi  una lacuna.
- Ah, una lacuna? Te ne accorgi? -
Il vecchio aveva rilevato quel particolare con una strana vivacit. Maria Rosa si accrse, senza sapersene spiegare la cagione, di aver detto qualcosa di irreparabile.
- Non so, - balbett infine con le lacrime agli occhi. - Sono cos turbata, non so pi nulla. -
In quel momento un giovane alto entr a sua volta nello studio, portando una nota.
- Vedete, - gli disse il vecchio signore a bassa voce - questo  un caso mentale straordinariamente curioso. L'ho fatta parlare; tutto ci che suo padre mi aveva detto di lei  esatto: ella era molto scossa dopo la perdita di sua madre, e quello che ha letto nei giornali sul processo di Roccabruna l'ha impressionata; la sua mania consiste nel credersi la cugina di quel giovane accusato, di dire che  vissuta al castello e che l ha scoperto un segreto che pu salvare la famiglia.... Povera piccina,  una cosa triste alla sua et. -
Maria Rosa ascoltava atterrita. Nel suo cervello si era fatta una spaventevole luce. D'un balzo si precipit verso la scrivania, prese un foglio di carta da lettere, ne lesse l'intestazione stampata e ricadde sulla poltrona, scoppiando in singhiozzi.
La carta da lettere portava questa scritta:
Casa di cura San Francesco.
Ah! Carlo Ripont non aveva voluto sopprimere la fanciulla la cui giovinezza l'aveva commosso; ma le impediva di nuocere infliggendole un supplizio peggiore della morte: l'aveva condotta in quella casa, dicendola sua figlia e facendola passare per pazza.
D'ora innanzi ella avrebbe potuto raccontare ci che voleva sul conto di lui: le sue rivelazioni sarebbero state considerate fantasticherie di una demente.
- Dottore, - ella esclam con l'energia della disperazione - dottore, ve ne supplico, ascoltatemi: io non sono malata; vi assicuro che sono proprio Maria Rosa di Roccabruna e che Carlo Ripont ha mentito.
- Non conosco Carlo Ripont; - rispose il dottore - tu sei stata condotta qui da tuo padre. Infermiera, volete condurre Germana Lamel nella sua camera? -
Ma Maria Rosa si era afferrata con tutt'e due le mani alla poltrona e singhiozzando ripeteva:
- Vi scongiuro, credetemi, lasciatemi andare!...  in giuoco una vita umana, l'onore della mia famiglia; vi assicuro che non sono pazza!... -
Ma gi l'infermiera trascinava a forza la povera fanciulla. Il dottore era abituato a quelle scene. Ma ci nonostante la giovinezza di Maria Rosa lo aveva commosso, e la sua voce trem un po' quando disse al suo aiuto:
- Fate entrare il numero due! -
 III
L'ARTICOLO DEL GIORNALE
I pochi giorni che seguirono furono per Maria Rosa i pi spaventevoli della sua vita.
Che terribili notti pass la disgraziata fanciulla stesa sul suo giaciglio, agghiacciata dal terrore. Sarebbe dunque dovuta rimanere l, in quella prigione?
Nelle lunghe ore d'insonnia, ella vedeva i suoi cari che desolati la cercavano invano! Mai, mai avrebbero avuto l'idea di cercarla l; mai avrebbero indovinato la terribile menzogna di quel miserabile.
Il primo giorno, risalendo nella sua stretta cella, Maria Rosa si era gettata sul letto piangendo disperatamente. Oh, bisognava che ella uscisse di l! Non poteva resistere: avrebbe finito col perdere la ragione davvero!... E nelle sue interminabili giornate d'inazione, la fanciulla escogit mille piani di fuga, uno pi impossibile dell'altro; venti volte i suoi poveri proponimenti andarono ad infrangersi contro i pesanti chiavistelli della porta, o le grosse sbarre della finestra.
Ma come non ci aveva pensato prima? Le recluse dovevano aver certo il diritto di dare le loro notizie alla famiglia! Ebbene, avrebbe scritto a sua nonna; le avrebbe detto che anche lei era in prigione; le avrebbe spiegato bene dove era il nascondiglio della torre; poi, senza perder tempo, appena avessero salvato Guido, sarebbero andati a prenderla. Era tanto facile!
Perci quando l'infermiera rientr nella sua cella, Maria Rosa, con voce che si sforzava di rendere indifferente, ma col cuore che le batteva da spezzarsi, chiese se poteva portarle carta, penna e calamaio.
- Le malate non scrivono, - le fu risposto - perch si affaticherebbero. -
Cos la disgraziata era murata viva in quella casa senza che le fosse nemmeno possibile di lanciare un grido di soccorso. E, ora che ci pensava, anche se la sua lettera fosse potuta partire, non sarebbe giunta a destinazione, poich la corrispondenza del castello era ricevuta dal portiere, uno dei complici di Ripont: egli certo avrebbe riconosciuto il timbro della localit, la scrittura della fanciulla, e avrebbe intercettato la missiva.
La mattina dopo Maria Rosa aveva gli occhi cerchiati, tristi, l'aria abbattuta e stravolta, che il dottore s'impensier vedendo il viso disfatto della sua piccola cliente.
- Mi sembri sofferente, mia cara fanciulla, - disse in tono paterno, - Non credi che un po' d'aria ti farebbe bene? Stamani andrai a passeggio in giardino fino all'ora di colazione, va bene? -
Trotterellando per seguire del suo meglio i lunghi passi del dottore, la fanciulla attravers gl'interminabili corridoi, scese una larga scala di pietra e sbocc davanti all'entrata.
- Vai, - le disse il dottore con un benevolo sorriso, poich si era preso molto a cuore quella povera malatina cos giovane, e sperava fermamente di guarirla - e ritorna un po' pi gaia, hai capito? -
Con due salti la fanciulla scese la breve scalinata d'ingresso; aveva ritrovato la sua svelta e armoniosa andatura; si mise a correre tendendo le mani allegramente al buon tepore del sole. Oh, che piacevole impressione aspirare a pieni polmoni l'aria pura, correre sotto gli alberi, non esser pi rinchiusa fra quattro mura!
Improvvisamente si ferm. Mura!... Ma s, lei ne vedeva ancora: in quel gran giardino tanto bello, pieno di fiori e di alberi, quanti muri vi erano! Muraglie immense di tre metri d'altezza, di pietra liscia e grigia come le pareti di una prigione. Anche qui, come in casa, Maria Rosa era prigioniera.
Tutta la sua gioia di poco prima era svanita. Con passo stanco la fanciulla si diresse verso una panchina rustica e vi si sedette. Ma era possibile? Dall'altro lato del muro si udivano i colpi di mazza di una partita di palla al maglio alternati da scoppi di voci, da risa, insomma tutto il gaio frastuono di un'allegra comitiva di giovani.
Evidentemente, il giardino in cui si trovava Maria Rosa confinava con un altro parco, e in quel parco vi era un'allegra brigata che faceva il chiasso.
Il ricordo delle partite cui ella aveva sempre figurato in modo brillante e che quei colpi di mazza a un tratto risvegliavano, ispir alla fanciulla il desiderio appassionato e infantile di vedere da vicino coloro che giocavano cos.
Cominci a camminare lungo i muri, sperando sempre di trovare una breccia o un interstizio che le permettesse di guardare al di fuori; ma dappertutto le pareti erano ugualmente alte e compatte.
Scoraggiata, ella stava per ritornare al punto di partenza, quando scrse una piccola scarpata di terra, tutta piantata a boschetto. Attraverso le siepi era tracciato un sentiero. Inoltrarsi in quello e salirlo correndo fu per Maria Rosa l'affare di un istante.
Giunta in cima, ella gett un grido di gioia: la vetta del monticello era disposta per la comodit delle ammalate; anzi, perch esse potessero divertirsi a guardare il giardino privato del dottore, il muro era stato sostituito con una cancellata; ma questa era irta di punte, allo scopo d'impedire ogni tentativo di fuga. Di qua e di l dalla cancellata, il terreno era proprio allo stesso livello.
La fanciulla, con le mani aggrappate ai ferri, la fronte contro le sbarre, guard dall'altra parte.
Nel giardino del dottore la partita di palla al maglio era finita. Sedute da un lato del prato in cui si era svolto il giuoco, all'ombra di un frassino, tra i gradini di un piccolo padiglione di legno, tre fanciulle della sua et, una bruna e due bionde, chiacchieravano, sgranocchiando dei dolciumi. A un tratto si alzarono mandando piccoli gridi; un giovinetto sbucava da un viale tenendo un pacco di lettere e giornali.
- C' stato il postino! - esclam una delle fanciulle.
- Roberto, il giornale, presto!
- La mamma ci ha permesso di leggerlo, non  vero?
- S? Tanto meglio: sono ansiosa di avere notizie del processo di Roccabruna.
- Come, Dionisia! Lo segui anche tu? - domand il giovinetto.
- Ma s, caro cugino, come le tue sorelle! Anch'esse vi s'interessano molto!... Tutta la giornata Maria Teresa mi enumera le prove dell'innocenza di Guido di Roccabruna. E anch'io sono del suo parere, del resto.
- Vedete, - mormor Roberto -  quella fanciulla l dietro la cancellata che si crede cugina di Guido di Roccabruna; bisogna udirla raccontare i particolari della sua infanzia. Il nonno dice che  addirittura straziante. -
Le fanciulle non risposero; stavano leggendo e mandavano ogni tanto vive esclamazioni. Che cosa poteva esservi di nuovo?
Maria Rosa si era raddrizzata tutta tremante. La Provvidenza le andava incontro dandole modo di avere notizie dei suoi cari. E chiss mai che cosa sarebbe accaduto dopo quel colloquio.... poich ella voleva profittare di quella insperata occasione per informarsi.
Le fanciulle intanto avevano terminato di leggere e si scambiavano animati commenti.
- Signorine!... -
Le fanciulle si voltarono sorprese verso la bambina tutta rossa in viso che le chiamava.
Questa vide che il suo richiamo era stato udito e continu:
- Signorine, quando avrete finito di leggere il giornale, sareste tanto buone da volermelo prestare qualche minuto, se non vi dispiace? Mi fareste un grande favore!... -
A Roccabruna, Maria Rosa, con la sua grazia e la sua gentilezza, sapeva ottenere tutto quello che voleva; anche questa volta il suo modo incantevole riusc allo scopo.
Le fanciulle si scambiarono uno sguardo, conquistate dal grazioso sorriso degli occhi azzurri supplichevoli, dal fascino di quella voce. Parvero consultarsi un istante; infine Maria Teresa tese il famoso giornale attraverso l'inferriata. Poi tutt'e tre rimasero l accanto alle sbarre.... Quale strana attrattiva aveva per loro quella povera malata? Le fanciulle non avrebbero saputo dirlo, ma quella bambina, cos giovane e cos graziosa le attirava enormemente, un po' come un enigma che ardevano dal desiderio di decifrare.
- Com' carina! - mormor sottovoce Ughetta. - Guardate i suoi capelli, come sono biondi!
- In verit, - mormor Dionisia - gli ammalati del tuo nonno mi fanno sempre un po' di paura; questa piccina invece mi attira: con i suoi magnifici occhi azzurri non mi fa davvero l'effetto di una povera demente! -
Maria Rosa non udiva tutto ci che dicevano di lei dall'altra parte della cancellata. Era andata a sedersi su di una panchina posta in cima al boschetto, e ansante, tutto d'un fiato, lesse il prezioso giornale.
"Abbiamo saputo che il processo di Roccabruna sar definitivamente discusso fra tre giorni. Ahim, l'esito  certo. Si suppone che il disgraziato Guido, per uno spaventevole concorso di circostanze che si sono riunite per accusarlo, sar condannato a trent'anni di carcere. Ma a questo dramma viene collegato un mistero non meno patetico, la cui eco si ripercuote con insistenza: la piccola cugina di Guido, Maria Rosa di Roccabruna,  scomparsa nella notte tra sabato e domenica.
" impossibile non provare una stretta al cuore, pensando alla sorte di questa fanciulla. Dicono che fosse una graziosa bambina. Si pu immaginare la disperazione della famiglia davanti a questa nuova catastrofe che viene a colpire la casa.
"Desiderosi di dare alcuni particolari ai nostri lettori, abbiamo tentato di parlare con qualcuno degli abitanti di Roccabruna, ma purtroppo ci  stato impossibile. La marchesa, affranta da questo duplice colpo,  stata tra la vita e la morte, e presentemente il suo stato le vieta di ricevere visite; il marchese  partito per Lobello; in quanto alla sorella maggiore della piccola scomparsa, signorina Margherita di Roccabruna, ritenendo sua nonna che il soggiorno al castello non fosse propizio al suo animo angosciato, ha voluto ch'ella raggiungesse subito i suoi genitori che viaggiano all'estero, anche per prepararli alla spaventosa notizia della perdita della loro figliuola. Ella ha dovuto mettersi in viaggio ieri sera accompagnata dalla sua cameriera.
"La difficolt di ottenere un colloquio  stata ancora aumentata dalla vigilanza del maggiordomo; questo domestico esemplare  stato cos addolorato dal susseguirsi di tante disgrazie toccate ai suoi padroni, che impedisce a chiunque sia l'ingresso al castello.
"Ci siamo dunque rivolti ad un amico di famiglia, il celebre pittore storico Luigi Giuseppe Clementi che in questi giorni  in villeggiatura a Portogaio.
"Con nostro vivo rammarico egli non ci ha detto gran cosa, non essendo potuto tornare a Roccabruna dopo la catastrofe. Egli sa che alcuni indizi rilevati in una torre, la Torre del Nascondiglio, inducono con certezza a supporre che la piccola castellana si sia spinta fino in quella stanza. Egli ci ha dipinto Maria Rosa come una graziosa fanciulla bionda, con gli occhi azzurri la cui grazia e la cui gaiezza l'avevano fatta soprannominare la "Stella di Roccabruna". Ed ecco senza dubbio questo incantevole raggio estinto per sempre.
"Ci sia permesso inviare un pensiero di dolorosa simpatia alla marchesa, che porta con tanta rassegnazione la sua doppia croce, e ai disgraziati genitori che oggi avranno saputo quale orribile sciagura li ha colpiti."
Maria Rosa lasci cadere il giornale; con le mani incrociate sulle ginocchia piangeva silenziosamente: le sue lacrime mute e cocenti andavano a inumidire il foglio. Le parole, le povere parole male scritte dell'articolo le erano andate dritte al cuore; ella pensava a tutti coloro che amava e che soffrivano per cagion sua, e la sua piccola anima tanto tenera e sensibile si spezzava.
- Come piange! - mormor la buona Ughetta tutta intenerita.
-  straordinaria per, questa coincidenza! - fece Maria Teresa. - Ci hanno detto che lei si crede la piccola Roccabruna; la portarono qui domenica nella nottata, e proprio il sabato sera la vera Maria Rosa scomparve.
- Bionda.... con gli occhi azzurri, - disse Dionisia. - Oh, se il nonno sapesse...! - Andiamo a raccontargli tutto.
- Via, non vi scaldate tanto la testa, - interruppe Roberto. - Non andrete, spero, a turbare i pensieri del nonno con le vostre fantasticherie!... Se vi fosse qualche altra prova.... -
Egli s'interruppe improvvisamente. Una vocina che non tremava rispose dietro alla cancellata:
- E se ve ne dessi una, di prove, mi credereste? -
Nel gruppo delle fanciulle vi fu una tempesta di esclamazioni varie.
- Lasciatela parlare; - brontol Roberto - la poverina  gi terribilmente intimidita! Via, signorina, spiegatevi e non abbiate paura! -
No, Maria Rosa non era intimidita; capiva soltanto che aveva un'inattesa tavola di salvezza e temeva di non saperne profittare. Con voce calma e chiara, di persona sicura del fatto suo, cominci:
- Guardate le parole che terminano l'articolo:
"Grazie alla gentilezza del signor Clementi noi potremo offrire domani ai nostri lettori un documento di un interesse veramente eccezionale.
"In una festa data al castello, il giorno prima della scomparsa, l'illustre pittore aveva schizzato un incantevole ritratto di Maria Rosa di Roccabruna. Desiderando utilizzarlo per un quadro, e non volendo divulgarlo prima, lo aveva mostrato soltanto all'interessata e a nessun altro. Egli ha acconsentito a favorircelo in seguito alle nostre preghiere, dopo averci fatto ammirare quel disegno che  il pi recente ritratto della bambina scomparsa."
"Avete capito? - disse la fanciulla, dopo aver terminato la lettura. - Non c' che Maria Rosa di Roccabruna in persona che possa conoscere in precedenza quel disegno, la sua disposizione, il soggetto molto speciale che rappresenta. Se dunque potessi ricostruirvelo a memoria prima di domani, avreste la prova sicura che io sono Maria Rosa e che Carlo Ripont ha mentito! -
Le fanciulle tacevano, colpite dalla sagacia di quel ragionamento.
- Infatti, - accondiscese Roberto - sarebbe una prova importante.
- Volete darmi due matite, una nera e una bruna, e qualche foglio di carta? - continu la fanciulla, nella quale la sicurezza aumentava vedendo il risultato. - Io lavorer tutta la sera; domani, quando il giornale arriver, avrete il mio disegno.
- Sta bene: - disse Roberto - tentiamo questa prova, e se essa sar conclusiva, avvertiremo il nonno. Fino allora non gli parliamo di niente;  inutile seccarlo con semplici ipotesi! -
Gi Maria Teresa era corsa verso il padiglione; dopo poco ne ritornava portando un album di carta da disegno e alcune matite.
E Maria Rosa port con s quegli oggetti di cui si era cos spesso servita un tempo per artistici passatempi e che oggi stavano per diventare, tra le sue piccole mani, strumenti di salvezza e di liberazione.
 IV
SANTA CECILIA
Di solito il rumore della porta che veniva chiusa col paletto dopo il suo passaggio cagionava a Maria Rosa un senso di soffocamento. Ma quel giorno il colpettino secco la lasci indifferente; questa volta ella era tranquilla, libera di lavorare fino al giorno dopo.
Prima di tutto si lasci cadere in ginocchio. Purtroppo nessuna immagine sacra ornava i muri della cella; ci nonostante Maria Rosa non aveva mai pregato con tanto fervore; ella chiese al buon Dio d'ispirarla, implorando con tutta la sua anima infantile la luce divina. Poi si sedette e, con la testa tra le mani, riflett profondamente. La sua memoria le ripresentava con una nitidezza straordinaria il disegno intravisto; questo le era, come si suol dire, rimasto negli occhi. Ma avrebbe avuto lei abbastanza abilit per ricostruirlo da s? Era un temibile esame di disegno; ma ora non si trattava di conseguire un diploma: l'onore della casa, la vita di Guido, la salvezza del prezioso documento, perfino la propria liberazione, tutto dipendeva da quanto ella avrebbe eseguito.
La sua mano tremava forte tracciando le prime linee: il banco, l'organo, i festoni di lauro nel fondo.... Fin l, tutto andava bene. Ma quando si tratt di porre la piccola musicista al suo strumento, e soprattutto di terminare i mille particolari della composizione, il compito, da assai semplice, divent terribilmente complicato.
La povera piccina non si raccapezzava pi. Provava, cancellava, sgualciva il foglio di carta, ricominciava daccapo.... Impossibile far coincidere i piedi dello sgabello con la base dell'organo; doveva esserci un particolare per collegarli.... ma quale, mio Dio, quale?
Fintanto che aveva disegnato di primo impeto, senza fermarsi, si era ricordata bene di tutto. Ora quella esitazione, arrestando il suo slancio, portava una quantit d'altri dubbi. E a furia d'applicare la mente allo stesso soggetto, le pareva di non ricordarsi pi di niente, e che tutto quanto aveva gi schizzato non andasse bene. Mille piccoli problemi che avrebbe risolti subito in un altro momento, ora la confondevano, e nel dubbio di sbagliare non riusciva a risolverli. Come era pettinata quella sera? Con le trecce? Con i capelli sciolti? Con o senza nastri?... Non se ne ricordava pi....
La fanciulla si disperava; aveva un certo ronzio nella testa che le doleva; ma lavorava tenacemente, e il bruciore della febbre le accendeva le guance. Due o tre volte alcune lacrime di scoraggiamento le sgorgarono dagli occhi.
Finalmente, sfinita, con la testa in fiamme, Maria Rosa and a stendersi sul letto. Avrebbe voluto piangere forte per calmare i suoi poveri nervi eccitati; ma era cos stanca, che appena distesa si addorment di un sonno popolato di sogni.
Quando si svegli, un bel sole inondava la camera. La fanciulla si sent il cervello completamente nuovo, rinfrescato dal riposo. Senza perdere un istante si alz, si bagn il viso e si slanci verso il disegno abbandonato in un angolo la sera prima.
Cosa strana! Quella mattina i suoi occhi vedevano tutto chiaramente. Il suo cervello riposato trov subito dove era lo sbaglio che non aveva potuto scoprire la sera prima: aveva dimenticato i quaderni di musica, le palme e le rose che riallacciavano lo sgabello all'organo, nascondendone i piedi. Appena ebbe corretto questo errore, gli altri particolari furono presto rimessi a posto. Nello stesso tempo ella ritrov nella propria calma la soluzione dei problemi che l'avevano tanto tormentata, e dopo avere disegnato per un'ora intera, si rialz mandando un sospiro di sollievo; certo, era un disegno parecchio infantile, ma ben riconoscibile; ella tracci in fondo, a lettere gotiche, l'iscrizione tipica: "Santa Cecilia", poi lo guard a lungo, come se fosse stata l'opera di un altro. Non vi era niente da ridire: aveva fatto del suo meglio!
Appena ebbe dato l'ultimo tocco, il chiavistello stridette di fuori: l'infermiera veniva a dirle di uscire.
La fanciulla era molto commossa quando, col prezioso documento in mano, oltrepass la soglia della cella. Una voce gioiosa dentro di lei le diceva che quei tristi muri, quelle sbarre di ferro non li avrebbe mai pi rivisti.
Quella mattina di settembre il tempo era magnifico; il giardino era un incanto di colori; ma la fanciulla non s'indugi a contemplarlo. Col suo passo agile costeggi i prati, sal il sentiero che conduceva al boschetto e si slanci verso la cancellata.
Laggi, alla svolta del viale, era apparso un gruppo: due vestiti chiari accompagnati da una figura scura.
Maria Rosa cominci a tremare.
- Signorina, - esclam Roberto - eccoci qua! -
Il terzetto arriv davanti alla cancellata; Maria Teresa teneva in mano il giornale ripiegato.
Maria Rosa era cos commossa, cos turbata, che non avrebbe potuto pronunziare una parola. In silenzio, ella porse di tra le sbarre il foglio che palpitava nelle sue dita tremanti. Ora le pareva di avere sbagliato; il suo disegno non rassomigliava affatto a quello di Clementi.... affatto. Mio Dio, la sua santa Cecilia guardava a destra, mentre ora credeva di ricordarsi che l'altra guardava a sinistra!
L'angoscia era cos forte, che Maria Rosa vide vacillare tutto quello che aveva intorno e chiuse gli occhi.
Ud il fruscio del giornale che veniva spiegato bruscamente.... poi tre gridi....
Quando riapr le palpebre, sul giornale spiegato vide, l'uno accanto all'altro, il disegno stampato e il disegno manoscritto.
- Uguali! - esclamarono Dionisia e Maria Teresa.
Tanto nell'ingenuit dell'una quanto nella maestria dell'altro si ritrovava la stessa disposizione, lo stesso orientamento generale, come pure certi particolari insignificanti, ma caratteristici: le rose sui piedi, il collo della musicista un po' rovesciato indietro; il ricamo del vestito, e perfino la disposizione molto particolare dell'iscrizione "Santa Cecilia".
Si capiva senza tema d'ingannarsi che il secondo disegno era la riproduzione fedele del primo.
- Sarebbe da sciocchi conservare ancora l'ombra di un dubbio! - esclam infine Roberto. - Signorina, - soggiunse inchinandosi leggermente - sono felice di salutarvi col vostro vero titolo e di aver potuto contribuire a rendervi alla vostra famiglia. -
La fanciulla era molto lusingata; ella raddrizz la testa bionda, e con quell'aria elegante, aristocratica e leggermente scherzosa che a volte prendeva, tese la mano attraverso la cancellata e disse con garbo:
- Ed io vi ringrazio a nome dei Roccabruna! -
 V
SCAVALCANDO IL MURO
A un tratto i fanciulli videro apparire nel viale Ughetta che correva a gran carriera e si accrsero con inquietudine che il suo bel viso era sconvolto.
- Una catastrofe! - ella esclam da lontano, e quando fu a portata di voce: -  riuscita la prova?  proprio la signorina di Roccabruna, vero?
- Avresti ancora qualche dubbio? - risposero le altre porgendole il giornale.
- Ebbene, non sapete? Il nonno  stato chiamato con un telegramma, ed  dovuto partire immediatamente per una settimana! E per nessuna ragione al mondo n l'assistente n la capo infermiera vi lasceranno partire, signorina; essi non vorranno prendere una simile responsabilit e bisogner che aspettiate il ritorno del nonno. -
Maria Rosa era rimasta muta, sbalordita da quella valanga di cattive notizie.
- Una settimana! - disse infine. - Guido sar giudicato fra tre giorni! -
Le fanciulle si sentirono commosse dall'espressione dolorosa di quell'esclamazione.
- Bisogna che la lasciamo andare.  nostro dovere, - mormor Dionisia.
Non si rendevano conto che in tutt'altro caso, seguendo il loro impulso generoso, avrebbero disobbedito e commesso una grave imprudenza; ma ora non vedevano che una cosa: salvare a qualunque costo, e senza porre tempo in mezzo, Maria Rosa e Guido di Roccabruna.
- Ahim, - rispose Roberto - non le apriranno la porta; e poich non possiamo procurarci le chiavi, non c' niente da fare! -
Essi chinarono la testa, accasciati dall'evidenza; ma Maria Teresa rialz la fronte e disse in tono risoluto:
- Alla signorina di Roccabruna non rimane che una cosa da fare: scavalcare il muro.
-  impossibile, - fece tristemente Ughetta - il giardino delle malate  accanto al nostro; vi sono almeno tre metri di muro dalla sua parte; e lungo la scarpata, anche se il muro  forzatamente meno alto,  per ricoperto di piante cos fitte e spinose che la fuga di l  impossibile. E poi, dappertutto, il muro  di pietra liscia.
- Perch, allora, - rispose Maria Teresa - non lanciamo la scala di corda della ginnastica? La fermeremmo dalla nostra parte facendola pendere dall'altra.
- Come potr fare un'acrobazia simile, povera piccina?
- Oh, s! - interruppe Maria Rosa, che seguiva febbrilmente la discussione. - Io sono leggera, e per uscir di qui tenterei qualunque cosa.
- Via: - disse Maria Teresa - appena sar nel nostro giardino provveder io a tutto il resto! Signorina, volete scendere da codesta altura? Fra tutto codesto fogliame non si farebbe nulla di buono. -
La fanciulla obbed.
Ella cammin per un po' lungo il gran muro grigio; dall'altro lato udiva il suono confuso delle voci; non distingueva per quello che dicevano, non scorgeva chi parlava, e ci nonostante le sembrava di vedere, con l'immaginazione, Roberto e le sue sorelle cercare esitanti il punto di appoggio pi adatto.
A un tratto ud una voce:
- Signorina Maria Rosa, siete cost? Vi lanciamo la scala. -
Lanciato da una mano invisibile, il rotolo della cordicella pass di sopra al muro, poi si distese, sfiorando il suolo con la sua base.
- Tirate forte per sentire se  abbastanza solida, - ordin ancora la voce invisibile. - Va bene cos? Ors, coraggio, salite! -
Oh, la fanciulla ne aveva del coraggio!... Si fece il segno della croce e si affrett a inerpicarsi per la scala che dondolava e tentennava sotto i suoi piedi. Raggiunse la cima del muro con gran fatica.
Poich il suolo dall'altra parte era vicino, ella intravide vicini a s quattro visi rivolti in su che aspettavano ansiosi.
- Saltate, non c' nessun pericolo! - grid una voce.
Come in sogno, Maria Rosa si lasci scivolare. Dopo l'impressione vaga e paurosa di una breve caduta, ella si trov sul terreno molle e cedevole di un'aiuola.
- Non vi siete mica fatta male? No? E allora venite subito, venite!... -
Una mano l'aiut a rialzarsi e la trasse in direzione del padiglione, di cui le fecero salire gli scalini.
- Ed ora siete al sicuro!... -
Maria Rosa non si era ancora riavuta dal suo turbamento, che si trovava sprofondata in una gran poltrona, in una bella e ariosa stanza del piccolo padiglione, e chini su lei le sorridevano i visi di Ughetta e di Dionisia. Intanto Maria Teresa staccava da un attaccapanni un gran cappello e un soprabito color nocciuola.
- Vi metterete questo, vero? - ella disse. - Se da lontano il guardiano o un'infermiera vi scorgeranno mentre attraverserete il parco, vi prenderanno per mia sorella o per me. Inoltratevi nel giardino tranquillamente, senza aver l'aria di fuggire; in fondo, vi  una porticina che d sulla strada. Nella tasca del soprabito troverete un portamonete; vi servir per prendere il treno; vi ho messo anche un bigliettino in cui  spiegata la via che dovete percorrere per andare alla stazione. -
Intanto la buona Ughetta riempiva per Maria Rosa un paniere di ogni sorta di cibi appetitosi che le fanciulle avevano portato per far merenda: panini ripieni, pesche, biscottini e cioccolata.
- Il parco  tranquillo, potete andare, - disse di fuori la voce di Roberto.
Le fanciulle provarono un'improvvisa tristezza; esse conoscevano Maria Rosa soltanto dal giorno prima, e ci nonostante la consideravano gi come una vera amica. Anche la fanciulla era molto commossa.
- Non dimenticher mai quello che avete fatto per me, - disse. - Volete che ci diamo un bacio? -
Di fuori Roberto si spazientiva.
- Addio, cara, - disse Ughettta - che il buon Dio vi protegga. -
Raggruppate sui gradini, le fanciulle guardavano Maria Rosa allontanarsi, voltarsi ancora una volta per lanciare un bacio d'addio. Seguirono a lungo con lo sguardo il gran cappello bianco che diveniva sempre pi piccolo, sempre pi piccolo.
Dopo avere attraversato il parco, Maria Rosa apr la porta: era libera!...
 VI
PARTITA PERDUTA
Durante la stagione balneare, la stazione di Virbeto, verso le quattro del pomeriggio si presenta assai animata per l'andirivieni dei bagnanti che vanno e vengono da Portogaio.
Pure, nonostante l'animazione che vi era in quell'ora nelle vicinanze della stazione, i passanti furono colpiti dall'aspetto insolito di una fanciulla che, sola sola, senza che alcuno l'accompagnasse, sboccava sulla piazza.
Si notava quella piccola viandante, prima di tutto, per il modo bizzarro con cui era vestita, che del resto non toglieva nulla alla sua grazia innata, e poi per il suo contegno pi bizzarro ancora.
La stravagante personcina rimaneva infatti ferma sulla piazza, sotto il gran sole, con le braccia abbandonate lungo la persona, con tutti i segni della pi profonda perplessit.
Una buona donna non pot fare a meno di provare una certa inquietudine per quell'immobilit, e si ferm per dirle in tono benevolo, reso un po' comico dall'accento paesano:
- Ma, bimba mia, non dovete stare ferma tanto tempo, se non volete prendere un colpo di sole! -
La fanciulla alz gli occhi su lei, due begli occhi grandi e azzurri, frangiati di ciglia brune, e come se prendesse una brusca risoluzione, disse con voce un po' tremante:
- Scusate, potreste dirmi dove abita il presidente del Tribunale? Sempre pi perplessa, la buona donna rispose:
- Non conosco il presidente del Tribunale, ma posso dirvi dove abita uno dei giudici: guardate! Sta in quel palazzo l, sulla cantonata.
- Grazie, signora, - rispose la fanciulla - e addio. -
Di passo risoluto Maria Rosa, poich i nostri lettori l'avranno gi riconosciuta, infil la strada indicata. Come aveva detto, se ne andava diritta a cercare la Giustizia; piena di fiducia, andava a raccontare prima di tutto quello che sapeva sul conto di Guido; la propria storia sarebbe venuta dopo. Era certissima che il giudice, ascoltando quel racconto, si sarebbe affrettato a rimettere in libert il giovinetto.
L'avventurosa Maria Rosa non sapeva nemmeno il nome di colui in casa del quale si recava; ma l'intraprendente fanciulla non si sgomentava per cos poco.
Aveva corso tanto, che quando arriv era tutta ansante; si ferm qualche minuto per riprender fiato, poi, facendosi un animo risoluto, son alla porta che le avevano indicata. Che accoglienza avrebbe trovato?... Ella era cos sicura in anticipo che l'avrebbero ascoltata, che non le pass neppure per la mente di aver timore.
Le venne ad aprire un domestico.
- Il vostro padrone  in casa? - domand Maria Rosa senza intimidirsi.
- S, signorina, - rispose il domestico, squadrando quell'insolita visitatrice - ma il signor Marradi non riceve nessuno, oggi; cos  l'ordine.
- L'ordine  per tutti, ma non per me, - rispose Maria Rosa con una sicurezza imperturbabile.
Il tono era cos energico, la fanciulla aveva un'aria cos sicura di s, che il cameriere parve scosso.
- Se  cos, - egli disse in modo pi deferente - entrate, signorina: vado ad avvertire il padrone. -
Il domestico aveva dovuto fare chiss quale racconto strabiliante al suo padrone, poich questi comparve molto incuriosito. Rimase, d'altra parte, anche pi perplesso quando vide con chi aveva da fare. Che poteva voler da lui quella buffa fanciulla, col soprabito troppo lungo, i capelli sciolti che le sfuggivano di sotto un cappello che certo non era stato fatto per lei e che le scendeva fino agli occhi, con le eleganti scarpine di camoscio tutte infangate?
- Che cosa desiderate, signorina? - fece il giudice.
- Signore, - rispose Maria Rosa - siete voi, non  vero, il signor Marradi?... Vengo per il processo di Roccabruna.
- Ah! Ah!... -
Dietro le lenti, gli occhietti color acciaio del magistrato avevano preso a un tratto un'espressione scrutatrice, canzonatoria, scettica. Le pupille di Maria Rosa incontrarono quegli occhi; sotto quella sguardo le sue idee svanirono a un tratto, e la povera piccina si sent terribilmente a disagio.... Come mai la sua imperturbabile sicurezza l'aveva improvvisamente abbandonata, ed ella si trovava a un tratto intimidita, annientata? Non sapeva pi che cosa bisognava dire.
Maria Rosa fece un grande sforzo per dominare quell'impressione e riusc a pronunziare in tono quasi naturale:
- S, vengo per il documento.... sapete, per quel famoso documento che  stato tanto cercato e che era perduto.... ebbene, ora non  pi perduto.... perch l'ho ritrovato io. -
La fanciulla capiva che s'imbrogliava, che non poteva pi andare avanti e si sentiva avvampare: il naso e le guance le erano divenuti di porpora e le bruciavano.
- Davvero? - esclam il signor Marradi tamburellando distrattamente con le dita su un foglio di carta che si trovava sulla scrivania. - Quando l'avete trovato?
- Sabato sera.
- Siamo a gioved, e perch, trattandosi di una cosa cos seria, avete tardato tanto a venire?
- Perch mi hanno tenuta rinchiusa, signore.
- Chi?
- Carlo Ripont.
- Questo nome mi  sconosciuto; nel processo non ne  stato fatto alcuna menzione. Come foste condotta nel luogo in cui siete stata rinchiusa?
- Non lo so.
- Come ne siete venuta via?
- Sono fuggita con l'aiuto di alcune persone generose.
- Il nome di esse? Il cognome, voglio dire.
- Non lo so. -
Il giudice aggrott le sopracciglia con aria severa.
- Come? Non potete rispondere alle mie domande altro che "non lo so", non mi date alcuna indicazione, e dite che la vostra comunicazione  importante!...
- Ma, signore, - esclam la povera fanciulla - vedrete voi stesso! Non vi chiedo che una cosa: datemi due agenti per accompagnarmi al castello di Roccabruna, perch non oso ritornarvi sola e ritrovarmi al cospetto di Carlo Ripont. Datemi qualcuno per proteggermi e v'indicher dove si trova il documento: esso  nella Torre del Nascondiglio, e soltanto Carlo Ripont e io sappiamo smuovere il pannello: sorpresi il segreto l'altra sera, ed  per questo che lui mi fece sparire.
- Signorina, - tronc freddamente il giudice - il processo Roccabruna ha appassionato molta gente, da otto giorni ricevo una quantit di deposizioni, una pi stravagante e fantastica dell'altra; ma la vostra le sorpassa tutte in stravaganza. Perci rispondo di no alle vostre due domande; non posso fare arrestare il vostro preteso Ripont dietro le vostre semplici asserzioni, e d'altra parte non ho due agenti di cui disporre inutilmente, poich sono tutti occupati. Se poteste portarmi il memoriale, o almeno qualche prova della colpevolezza di Ripont, allora sarebbe un'altra faccenda; in questo caso si potrebbe anche rilasciare il giovane Guido; altrimenti no. Sono dispiacente, signorina, di dovervi opporre un rifiuto.
Cos dicendo, il giudice si era alzato e si dirigeva verso la porta.
Maria Rosa cap che tutto era finito, che l'udienza nella quale aveva tanto sperato era terminata: ella non aveva ottenuto niente, non aveva saputo perorare la causa di Guido. Tutto il suo piano crollava in un istante.
E all'improvviso ritrov nella propria mente sconvolta ci che avrebbe dovuto dire subito e che il suo turbamento le aveva fatto dimenticare.
Lesta balz gi dalla poltrona e corse dietro al magistrato.
- Signore, signore! - esclam. - Ascoltatemi: io non sono un testimone come gli altri, sono la cugina di Guido, sono Maria Rosa di Roccabruna. -
Troppo tardi!
La porta si era chiusa dietro al giudice, e la povera fanciulla ud il rumore dei suoi passi rapidi allontanarsi nel corridoio.
Maria Rosa aveva perduto la partita.
 VII
NELL'ANTRO DEL LUPO
Maria Rosa si ritrov nella strada, con la testa bassa, le braccia penzoloni, stordita da quel nuovo colpo cos grave e inatteso.
Tutte le sue speranze si fondavano su quella visita. Tutti i suoi sforzi, tutte le traversie sopportate non avevano altro scopo che ottenere due poliziotti perch l'accompagnassero a Roccabruna. E ora tutto era tristemente finito: di tante speranze non rimaneva pi niente.
Oh, no!... Lei non sarebbe potuta tornare da sola a Roccabruna! Si ricordava troppo bene la disposizione del castello: una sola porta d'entrata, quella del ponte levatoio, e sorvegliata dalla stanza del portiere; e il portiere era complice di Ripont!... Oh, mio Dio! Passare davanti a lui senza qualcuno che l'accompagnasse, che la proteggesse, era impossibile!... L'avrebbero riconosciuta immediatamente e l'avrebbero ripresa.
E che cosa avrebbero fatto di lei, questa volta? A un simile pensiero si sentiva agghiacciare; un insormontabile terrore la tratteneva lontano da quella porta che non avrebbe potuto mai oltrepassare!
E poi, se l'avessero di nuovo rapita, come avrebbe potuto salvare Guido? La sua vita sarebbe stata sacrificata inutilmente per la causa alla quale si era votata.
Eppure!...
Maria Rosa aveva ancora nelle orecchie la frase del signor Marradi:
"Se poteste portarmi il memoriale, o almeno qualche prova della colpevolezza di Ripont, il giovane Guido verrebbe rilasciato.
Il documento era nel nascondiglio, come pure, di certo, la lettera. Maria Rosa supponeva con ragione, del resto, che Ripont gliel'avesse ripresa dopo la caduta, e che la conservasse, sebbene lei l'avesse scoperta; prima di tutto perch quella lettera gli era preziosa, dovendo fruttargli una somma di denaro considerevole; e poi perch credeva di aver reso la fanciulla muta e inoffensiva per sempre.
Maria Rosa ragionava giusto; e per quella stessa giustezza, per quella convinzione che tutte le prove fossero nel nascondiglio, capiva che era necessario penetrare fin l ad ogni costo, senza perder tempo. Ma in qual modo? Non lo sapeva davvero, ma sperava che la Provvidenza l'avrebbe aiutata quando fosse arrivata laggi. E molto stanca, ma piena di fiducia, la fanciulla riprese la via della stazione. Questa volta il coraggio pieno d'esaltazione ch'ella aveva avuto nella Torre del Nascondiglio non la sosteneva pi: Maria Rosa si avviava a Roccabruna col chiaro presentimento di correre incontro a un pericolo, di andare forse a rischiare la vita. Per fortuna il portamonete datole da Ughetta era sufficientemente provvisto perch la fanciulla potesse prendere un altro biglietto per Portogaio. Ella si accomod modestamente in uno scompartimento di terza classe e si lasci trasportare dal treno.
Fuori, cadeva la sera; qua e l cominciavano ad accendersi i lumi alle finestre delle case sparse per la campagna. Senza dubbio, quei lumi rischiaravano focolari felici, famiglie riunite a tavola dopo il lavoro della giornata. A quella vista Maria Rosa prov a un tratto una stretta al cuore, una strana voglia di piangere. Quella sera ella si sentiva cos sperduta, cos piccola, cos sola! Anche lei aveva una casa, una casa in cui tutti le volevano bene; e ne era stata portata via! Si domandava ora se avrebbe potuto ritornarvi mai.
Ci nonostante, riusc a far tacere nel suo cuore quelle voci opprimenti che cercavano di scoraggiarla, togliendolo la fede: era giunta alla stazione di Portogaio. Ad aspettare la piccola viaggiatrice non c'era nessuno; nessuna carrozza era l per trasportarla e nonostante le scarpette troppo sottili che le rendevano il cammino difficile, Maria Rosa s'incammin risolutamente per la strada che conduce a Roccabruna.
Il tempo era di una calma e di una purezza ideali; la luna, nell'ultimo quarto, spandeva sul paesaggio un dolce chiarore. Il venticello che veniva dal mare portava con s note lontane di valzer lenti, sonati dalle radio nelle ville circostanti; fluttuava per l'aria qualcosa d'infinitamente triste.
A un tratto Maria Rosa si ferm.... Laggi, dove quegli alberi emergevano con i loro alti rami neri dalla linea bianca di un muro, era Roccabruna!
Oh, Roccabruna, ch'ella aveva temuto di non rivedere mai pi!... Roccabruna in cui rientrava ora di notte, di soppiatto! Una grande commozione strinse il cuore della fanciulla; una commozione superiore alla sua et e ch'ella non riusciva a dominare: un singhiozzo soffocato scosse le sue spalle: erano lacrime di gioia o di paura? Lei stessa non lo sapeva.
Naturalmente, Maria Rosa non si diresse verso il cancello grande che conduceva alla scalinata ed al piazzale e che a quell'ora tarda era certamente chiuso. No; si ricordava di aver notato, un giorno, un passaggio nella siepe che circondava il fondo del parco: sarebbe passata di l.
Con sua grande gioia, dopo varie ricerche infruttuose, riusc a trovare un passaggio tra i rami; un passaggio non molto largo, ma sufficiente per la sottile persona di Maria Rosa.
Ella lasci sulla strada il gran cappello bianco che avrebbe potuto darle noia, ed entr nell'apertura, con mille precauzioni, per non sgraffiarsi troppo.
Svelta ed agile com'era, riusc senza fatica a passare, e con un sospiro di trionfo si lasci scivolare sulla borraccina che da quella parte bordava la siepe.
Finalmente era a Roccabruna! Purch tutto il resto andasse cos liscio!
S'inoltr rapidamente nei viali pieni d'ombra; ora non ricordava affatto che anche in pieno giorno ella passava mal volentieri da quel luogo deserto, n che alcune statue le facevano provare una repulsione invincibile. Quei fantasmi immaginari erano spazzati via da un unico timore anche troppo reale: come avrebbe fatto ad entrare?
Senza ostacoli, se non senza spavento, ella attravers il giardino e sal, curvandosi sulla persona e rasentando il muro di fianco, i gradini del grande scalone; eccola giunta sul piazzale.
Da lontano intravide la portineria bene illuminata, e il portiere che usciva per andare a chiudere a chiave la porta del castello.
Se l'avesse scoperta? Con una mossa istintiva e penosa di animale inseguito Maria Rosa si lasci cadere sull'ultimo scalino.... No, per questa volta non era stata vista.... Ma le sue speranze di entrare nel castello da quella parte erano crollate: quando il portiere sospendeva la sua sorveglianza per dormire, chiudeva la porta a chiave.
Maria Rosa cominci a camminare lungo il fossato sperando sempre di trovare qualche cosa.... purtroppo non poteva neppure entrare da una finestra: sapeva bene che il castello era circondato da tutte le parti dal fossato profondo e pieno d'acqua; non c'era altro mezzo di attraversarlo che per il ponte dell'entrata; e anche quel passaggio era per lei proibito.
Per un istante ella pens di gironzolare sotto le finestre illuminate, nella speranza di vedere qualche persona amica, avvertirla, mandarla a cercare i documenti; ma un po' di riflessione la fece desistere da quel proposito. Quali persone amiche contava ella pi a Roccabruna?
La marchesa era malata; Margherita viaggiava all'estero, lo zio era a Lobello.... E dei domestici, chi poteva dire quali non fossero complici di Ripont?
Allora la povera fanciulla si sent invasa dallo scoraggiamento; da qualunque lato si voltasse urtava in ostacoli che la opprimevano rinserrandola come muraglie. Ella non pensava al pericolo che correva rimanendo in piena luce, a rischio di essere scoperta. Stava l, in piedi, con la testa confusa, e ripeteva macchinalmente due sole parole:
"Che fare?... Che fare?..."
A un tratto trasal. Al castello non si servivano che di una porta, quella sorvegliata dal portiere; ma ve n'era un'altra di cui nessuno si serviva mai, e che per questa ragione forse non era sorvegliata: la porta e il ponticino che conducevano alla Torre del Nascondiglio.
Divenuta prudente, Maria Rosa cominci ad arrampicarsi lungo il muro, tenendosi nell'ombra proiettata dal parapetto; avanzava abbastanza rapidamente, bench camminasse sulle mani e sulle ginocchia e i sassi di cui era cosparso il suolo le rendessero difficile e doloroso il cammino.
Ella era sostenuta da quest'ultima idea sulla quale le sue speranze, le sue povere speranze, cos spesso deluse, convergevano ardentemente.
Dopo un tragitto che le parve lunghissimo, ella arriv all'angolo del castello, e svoltato che l'ebbe, sporgente sul corpo del fabbricato, spiccante cupa sui muri bianchi, scrse la Torre del Nascondiglio.
Dio sia lodato! Non avevano di certo pensato a far sorvegliare quell'entrata.
Nelle vicinanze della vecchia torre tutto era tranquillo e silenzioso.... E all'idea che qualche pietra soltanto la separasse da ci che aveva tanto cercato, che la buona riuscita fosse cos vicina, Maria Rosa sent un fremito di speranza e di felicit.
Con un salto si alz in piedi, scosse macchinalmente la gonnella coperta di polvere, attravers il ponticello.... tent di tirare il chiavistello; ma la porta resistette.
Maria Rosa tent di nuovo con pi forza e pi energia, ma la porta resistette ancora.
Allora la povera fanciulla la scosse con violenza: il sudore le imperlava la fronte e le sue povere spalle erano tutte indolenzite a furia di spingere sulla dura quercia.... ma invano.
La porta era chiusa di dentro. Chiusa! Chiusa!
Oh, come aveva sperato di entrare nella torre! Ella voleva entrarvi, bisognava che vi entrasse. La disperazione, il folle desiderio di voler entrare a qualunque costo, le facevano dimenticare ogni prudenza. Con un agile balzo sal sul parapetto del ponticino sperando di poter arrampicarsi sino alla finestra; alcune pietre un po' sporgenti l'avrebbero sostenuta in quella scalata.
Aiutandosi con le ginocchia e con le mani, aggrappandosi alla vite rampicante che si distendeva sul muro, la fanciulla tent la scalata. Ma a mezzo di quella pericolosa ascensione si ferm.... Aveva visto che le finestre romane erano soltanto feritoie, troppo strette perch ella potesse passarvi attraverso.
Non c'era pi niente da tentare: la sua ultima speranza era svanita.
Allora la povera Maria Rosa si sent affranta dal peso della propria impotenza. Questa volta, tutto era finito; gli avvenimenti congiuravano contro di lei, facendole vedere crudelmente l'inanit dei suoi sforzi. Ella non poteva pi lottare contro Ripont e mai pi, mai pi sarebbe rientrata a Roccabruna!...
A un tratto, sotto uno dei suoi piedi sent staccarsi una pietra sconnessa. Per qual miracolo Maria Rosa non la segu nella caduta? In mezzo all'onda di amarezza che la opprimeva, l'istinto di conservazione fece s ch'ella si aggrappasse alla vite.
La pietra ruzzol con fracasso lungo il muro e fin con l'andare a inabissarsi in fondo al fossato, con un tonfo sordo.
A quel rumore il cane si mise ad abbaiare, tirando la catena. La fanciulla ud distintamente la porta di casa del portiere aprirsi, ed un passo scricchiolare sulla sabbia del viale.
Dimenticando ogni prudenza, la fanciulla spaventata si lasci scivolare gi; il terrore la rendeva agile e centuplicava le sue forze; in un istante, con la rapidit del lampo, raggiunse il parapetto, salt a terra, attravers il ponticello e si nascose tra le piante del parco.
Nel frattempo il portiere aveva raggiunto la porta della torre e la esaminava attentamente.
Con sua grande sorpresa non trov nessuno, e persuaso che il rumore udito non fosse altro che effetto della sua immaginazione, cred inutile spingere oltre le sue ricerche e ritorn verso la sua casa.
Ma Maria Rosa non lo sapeva: ella era convinta che la inseguissero attraverso il parco. Spaventata, e credendo udire dei passi dietro di s, si diede a correre all'impazzata, passando tra i boschetti, attraverso siepi e prati, guidata da un'idea che la dominava: la siepe.
Dov'era il passaggio della siepe?
Finalmente pot orientarsi: quella statua di Diana l'aveva gi vista anche prima, come pure i tre cipressi; ancora quel viale da percorrere ed avrebbe trovato finalmente l'uscita.
Questa volta, spronata dallo spavento, vi si avventur senza precauzioni, con la testa bassa. Le spine le solcarono di lunghi sgraffi il collo e le mani; brandelli del suo vestito, e qualche biondo ciuffo di capelli rimasero attaccati ai rovi. Prov un dolore acutissimo ma non vi bad quasi e, rialzandosi con un salto, si rimise a correre.
Sulla strada rischiarata dalla luna, con i capelli sciolti al vento, la fanciulla rassomigliava a una fantastica silfide; pareva addirittura che volasse; se ne andava a denti stretti, a fronte in avanti, non pensando che ad una cosa: guadagnare terreno.
Ma non si pu impunemente resistere per molto tempo a una corsa disordinata; la povera fanciulla cominciava ad essere sfinita; il cuore le batteva come se volesse spezzarsi ed ogni battito le si ripercoteva nella testa, martellandole dolorosamente il cervello. Macchinalmente ripeteva a se stessa questa domanda angosciosa:
"Dove nascondermi, dove rifugiarmi?"
Allora dal profondo di quel povero cuoricino sal l'appello che istintivamente rivolgono tutti coloro che sono soli e che hanno paura:
"Mio Dio, abbiate piet di me!"
Improvvisamente, all'angolo della strada deserta ella distinse una villa, una bella villa con le finestre illuminate.
Maria Rosa non sapeva quasi pi quello che faceva; ci nonostante, alla vista di quella casa una luce improvvisa si fece nella sua mente.
La casa dei Flamini! Come non ci aveva pensato prima? Era quello il rifugio, il porto di salvezza!
Riunendo le ultime forze, corse fino alla porta e son a lungo.... Dio mio, quell'attesa! Ma ecco, dall'interno aprivano la serratura automatica del cancello.
La fanciulla attravers il giardino e raggiunse l'ingresso barcollando.
- Sono io!... Sono io!... - ella grid.
E, giunta nel vestibolo, cadde sfinita, col viso contro il suolo.
 VIII
LA "CINE ELETTA".
Quella sera Editta e Liliana erano insieme nel salone della villa. Editta, seduta davanti al pianoforte a coda, guardava lontano, immobile; a pochi passi da lei, Liliana era immersa in identici pensieri: l'angoscia per il prossimo processo e il dolore per l'inesplicabile scomparsa di Maria Rosa.
Le mamme, sedute un po' pi discoste, parlavano tra di loro a bassa voce.
A un tratto il campanello del cancello rison con una serie di tintinnii brevi ed affrettati.
Editta interruppe bruscamente un accordo, e Liliana lasci cadere la sciarpa: tutt'e due erano rimaste colpite da ci che vi era di anormale in quel suono prolungato.
- Chi pu essere a quest'ora? - chiese la contessa Flamini un po' inquieta.
Le fanciulle tesero l'orecchio; un passo affrettato faceva scricchiolare la ghiaia del giardino; si ud la porta del vestibolo aprirsi, e una voce, una povera vocina soffocata e quasi spenta che gridava:
- Sono io!... Sono io!...
- Mio Dio! - esclam Editta pallida. - Mio Dio, parrebbe.... -
Ma non fin la frase; le fanciulle erano corse a precipizio fuori del salone; ma sulla soglia del vestibolo si fermarono mute per lo stupore.
In mezzo alla stanza, caduta come un fiore falciato, stava una fanciulla distesa, una fanciulla vestita come una mendicante, scarmigliata, senza cappello, col vestito a brandelli, sudicio di terriccio, e con le calze di seta tutte strappate.
Ci nonostante, senza esitare, le fanciulle riconobbero quel visino livido, mezzo nascosto dai lunghi capelli sciolti.
- Mamma! - esclam Editta. - Mamma,  Maria Rosa. -
S, era proprio lei, la gaia, l'affascinante Maria Rosa di un tempo, quella pietosa creaturina verso la quale si chinava la contessa Flamini.
Come mai si era ridotta in quello stato? In qual dramma si era trovata coinvolta per ritornare cos? N la contessa n la sua amica perdettero tempo a domandarselo; con fatica sollevarono la disgraziata fanciulla e l'adagiarono sul canap del salotto.
L, circondata, assistita da tutte quelle affettuose persone compassionevoli, Maria Rosa torn in s. Sul principio, per qualche istante parve non raccapezzarsi; le pene che aveva sopportate durante quella giornata, le angosce troppo forti per una povera anima di bambina, pareva avessero spezzato in lei qualche molla. Ella rimaneva seduta sull'orlo del canap, muta, quasi inebetita, volgendo intorno a s i grandi occhi tristi, vuoti di ogni pensiero. E per chi aveva conosciuto i begli occhi azzurri, ridenti e birichini, della Maria Rosa di un tempo, quell'espressione faceva male a vedersi.
All'improvviso ella volse uno sguardo espressivo su Editta, poi su Liliana, e parve finalmente comprendere che si trovava tra amici, dopo tanti pericoli e tante scosse!... Un improvviso spasimo sollev le sue spalle, e la povera piccina scoppi in singhiozzi.
Liliana e Editta la guardarono atterrite; ma la contessa Flamini cap che non bisognava lasciarla parlare, per allora. Quella povera creatura, esaurita di nervi e di forze, aveva bisogno di silenzio e di riposo; perci, dopo averle fatto prendere un po' di brodo, che la fanciulla sorb quasi senza accorgersene, la contessa fece salire Maria Rosa nella camera di Editta, la mise a letto, e la calm con dolci parole. Quelle parole le salivano alle labbra dal cuore. Ella ricordava che anche la sua cara bambina era stata sola, aveva pianto, aveva provato paura.... Consolando con parole materne la povera fanciulla abbandonata, ella credeva di rivedere la sua Editta.
Rannicchiata sulla sua spalla, la piccina finalmente si addorment; ma di tanto in tanto era scossa ancora da forti singhiozzi.
La mattina dopo, Editta e Liliana, svegliate prestissimo dall'inquietudine e dall'agitazione, girellavano davanti alla camera di Maria Rosa.
Le due mamme non erano n meno premurose n, soprattutto, meno ansiose. Presentivano che la fanciulla avrebbe avuto da fare gravi rivelazioni; soltanto desideravano che Maria Rosa dormisse a saziet: la sera prima era apparsa cos spossata, che un sonno riparatore avrebbe dovuto farle un gran bene.
Finalmente Editta and ad annunziare che credeva di aver udito chiamare dalla stanza dov'era Maria Rosa; e la contessa, seguita dalle fanciulle, entr nella camera in punta di piedi.
La cara piccina quella mattina era meno pallida, ma nel suo sguardo era sempre quella tristezza che aveva cos dolorosamente colpito le sue compagne; tuttavia, quando le vide entrare, il suo viso si rischiar.
- No, non ho sognato, - ella disse - sono proprio in casa dei miei cari amici che mi hanno raccolta e curata e che mi aiuteranno ancora, ne sono sicura! -
Liliana e Editta l'abbracciarono con affetto.
- Ma insomma, - riprese, l'impetuosa Liliana - noi vorremmo sapere che cosa potremo fare!
- Ah, mio Dio,  vero, voi non sapete niente! - esclam Maria Rosa. - Ebbene, ascoltatemi. -
E a met sollevata sui gomiti, prese a narrare le proprie avventure, cominciando dal momento in cui era andata a cercare la medicina per la nonna.
Quando ella ebbe terminato, segu un profondo silenzio. Le sue ascoltatrici chinarono il capo, dominate anch'esse dalla terribile idea che Guido sarebbe giudicato il giorno dopo, che la sua salvezza era a Roccabruna e che Maria Rosa non sarebbe potuta andare a cercarvela.
Invano le fanciulle e le loro madri tentarono di costruire qualche piano; no, no, non c'era niente da fare: il documento era ben custodito.
- Una di voi due non potrebbe introdursi nel castello col pretesto di vedere mia nonna? - domand Maria Rosa, mentre il coraggio stava per abbandonarla.
- Ahim! - rispose Liliana afflitta. - Il sedicente Bertrand  furbo; egli si serve del pretesto che la signora  ammalata per non lasciare entrare nessuno....  vero che ci non potr durare a lungo! Ma quando ci lascer entrare sar troppo tardi, poich domani Guido sar giudicato....
- E condannato! - esclam Maria Rosa in un singhiozzo.
Tutti tacquero agghiacciati da quella parola che ognuno pensava, ma che nessuno aveva ancora osato pronunziare.
- Tuttavia, - fece osservare Editta con la sua aria dolce - Ripont sar costretto a lasciar entrare domani qualcuno al castello.... Molta gente, anzi.
- Come mai? - domand la contessa Flamini.
- Non ricordi, mamma, la compagnia del Cinema morale, la Cine Eletta, con la quale il signor di Roccabruna si era impegnato, mentre noi eravamo sue ospiti, a prestare il piazzale, l'ingresso e il vestibolo?
- S; ebbene?
- Quando part precipitosamente per Lobello, il marchese non pens a disdire l'impegno; tutta la Compagnia della Cine Eletta  arrivata ieri a Portogaio con l'intenzione di girare la pellicola domattina a Roccabruna. Avrebbero voluto impedirlo, ma il direttore ha avuto rilevanti spese di trasferimento e di albergo e una dilazione sarebbe per lui una perdita di denaro troppo forte; perci la ripresa avr luogo tuttavia. Quella povera gente  anch'essa in mezzo ai guai; stanotte una piccola attrice, una bambina, che aveva una parte importante, si  ammalata. Poich vogliono "girare" ad ogni modo e senza ritardo, essi ne cercano un'altra in paese per sostituirla: ma non sar tanto facile trovarla.... Ho sentito parlare di ci stamani al mercato dei fiori. Ma che hai, Maria Rosa? -
La fanciulla si era sollevata, piangendo e ridendo al tempo stesso e ripetendo come folle, in un tono di gioia delirante:
- Editta, Liliana, il buon Dio mi d il mezzo di entrare a Roccabruna! -
Le sue amiche la guardavano a bocca aperta.
Esse non capivano ancora il piano ardito che germogliava nel cervello dell'audace Maria Rosa.
- Presto, presto, vorreste prestarmi un vestito e un cappello? E anche un paio di scarpe, certo. Bisogna che mi faccia bella, molto, molto bella. -
E con accento pieno di allegria:
- Affinch mi scritturino alla Cine Eletta. -
Ora avevano capito: Liliana, Editta e la contessa Flamini si affaccendarono intorno a Maria Rosa. Per effetto dell'acqua di Colonia il viso di quest'ultima aveva ritrovato la sua rosea e naturale freschezza, e all'idea che vi era ancora qualche cosa da fare, che quel piano estremo sarebbe forse riuscito, la fanciulla riprendeva la sua espressione animata. Ella rideva di gusto vedendo Editta e Liliana vuotare i loro armadi e svaligiare le loro cassette per lei, mentre la contessa faceva una giudiziosa scelta fra tutte quelle maraviglie.
Finalmente tutt'e tre si allontanarono per giudicare l'effetto della loro opera; e veramente non sarebbero potute riuscir meglio. Mai Maria Rosa era stata pi vivace e pi graziosa di quella mattina. Ella portava un vestito grigio da passeggio, semplice e di buona fattura; dall'apertura del giacchetto s'intravedeva una camicetta di crespo della Cina con grandi risvolte pieghettate, di un turchino pervinca del colore dei suoi occhi; tutto l'abbigliamento era completato da un grazioso cappellino guarnito di nastri della stessa tinta della camicetta e da un mazzolino di rose.
Liliana riassunse con queste parole l'impressione di tutti:
- Maria Rosa, - disse - sei davvero elegantissima: se la Cine Eletta non ti scrittura subito, non so che cosa potrebbe trovare di meglio! -
Quando la fanciulla si rec in citt, il cuore le batteva da spezzarsi: quel che ella stava per intraprendere era cos audace, cos arrischiato! Ma ella sapeva che la Compagnia in cui andava a farsi scritturare era ottima sotto ogni aspetto; costituita nell'intento di lottare per la buona causa, girava soltanto pellicole morali ed era composta da un personale rigorosamente scelto. Certo, ella avrebbe preferito entrare a Roccabruna con un altro mezzo, ma non aveva scelta.
Quando ella giunse davanti all'Albergo Imperiale, che la Compagnia Cine Eletta aveva scelto come quartier generale, una vera folla era ferma davanti all'entrata.
L'arrivo di quegli attori che il giorno dopo dovevano interpretare un lavoro storico, il fatto che la pellicola sarebbe stata girata al castello di Roccabruna, oggetto di tante conversazioni gi da diversi giorni, tutto ci contribuiva a occupare la curiosit oziosa dei bagnanti.
Al primo sguardo Maria Rosa scrse un affisso bianco incollato sulla porta dell'albergo: era l'annunzio, il famoso annunzio di cui aveva parlato Editta?
Sollevandosi sulla punta delle scarpine gialle, ella lesse:
"Cercasi per comparsa in un corteo una fanciulla, dai dodici ai quattordici anni, graziosa, distinta, possibilmente che sappia montare a cavallo. Rivolgersi all'ufficio della Cine Eletta. Urgentissimo."
Con passo risoluto Maria Rosa entr nell'albergo. Il vestibolo presentava uno spettacolo bizzarro; la stanza era ingombra di ceste di vimini, di valige, di mantelli; in piedi, in crocchi o seduti sui bracciuoli delle poltrone, giovanotti imberbi e ragazze dai diciotto ai venti anni, parlavano e ridevano, col riso soddisfatto e sonoro della giovent.
La fanciulla si avvicin a una delle ragazze e domand timidamente:
- Scusate, signorina, si pu parlare al direttore della Cine Eletta?
- Cercate mio fratello? - rispose l'interpellata. - Venite per fare la comparsa? In tal caso seguitemi, sistemeremo subito quest'affare.
Si alz con una mossa vivace, attravers il vestibolo, precedendo Maria Rosa che tremava di timore e di speranza, e and a bussare ad una porta di fondo.
- Roberto, - ella esclam allegramente - ti reco una novit! -
Nell'ufficio stava seduto un uomo vestito di grigio, freddo e corretto, e tuttavia dall'aspetto estremamente giovane, che consultava alcuni copioni.
- Che cosa vuoi, Giannina? - domand senza alzare gli occhi. - E voi, signorina, che cosa desiderate?
- Signore, - rispose Maria Rosa tutta d'un fiato, come se stesse per fare un tuffo - ho saputo che avete bisogno di una comparsa per il vostra corteo, perci sono venuta a propormi....
Il direttore della Cine Eletta la guard. Un lampo di sorpresa pass nei suoi occhi azzurri. Il pi delle volte, quando si trattava di comparse, la "distinzione" richiesta sull'annunzio era una domanda vana e superflua.
Questa volta per la condizione si era avverata oltre il previsto, e l'impresario vedeva con gioia l'incarnazione vivente della principessa Beatrice di Savoia che doveva figurare nella sua pellicola.
- Benissimo, signorina; che et avete? - domand laconicamente.
- Dodici anni, signore.
- Benone. Avete altre volte lavorato nel cinematografo?
- No; - confess Maria Rosa - ma ho recitato tante volte nelle commedie; mi pare che saprei cos bene! -
Il signor Romei si mise a ridere torcendo un solo angolo della bocca, con un riso curioso che non si poteva dimenticare.
- Che cosa ne dici, Giannina? - domand voltandosi verso sua sorella.
- Penso che non potevamo davvero trovare di meglio, - rispose la signorina. - Guarda com' carina questa fanciulla; che bei capelli biondi, e che portamento distinto! I suoi gesti sono graziosi e naturali e son sicura che sapr sostenere la sua parte come si deve.
- Ma, capisci, che non ha mai "lavorato" in una pellicola?
- Oh, caro mio, come sei sofistico! - ella disse con un certo crollare del capo e con una espressione birichina sul viso. - Via, vuoi s o no, lavorare domani? Vuoi, s o no, sostituire Dora che  ammalata? Non troverai di certo meglio di questa piccina. Non hai mai avuto tanta fortuna! -
Maria Rosa rivolse uno sguardo riconoscente all'incantevole signorina che per una spontanea simpatia aveva perorato la sua causa.
- Almeno, sapete montare a cavallo? - domand il Romei, ancora esitante.
- Oh, questo s, signore, e anche molto bene! - rispose la fanciulla con ingenua fierezza.
- Allora, signorina, vi bastano cento lire per seduta? -
E senza scomporsi, scrisse alcune righe su un foglio che prese da un cassetto.
- Ecco fatto, signorina: volete firmare il vostro contratto per domani? -
La fanciulla lesse il foglio che le veniva teso. E al momento di tracciare il proprio nome esit. Se si fosse saputo che Maria Rosa di Roccabruna faceva parte della Cine Eletta, se Carlo Ripont per un'indiscrezione qualsiasi, fosse venuto a saperlo, addio al suo piano cos ben combinato!
A un tratto si ricord del soprannome che le davano quando era ancora piccola, poi d'un nome della sua famiglia assai bizzarro e poco conosciuto.
Allora, senza pi esitare, riprese la penna e con la sua calligrafia elegante tracci in fondo alla pagina queste due parole: "Lilietta Brevit".
Poi, sorridendo, porse il foglio firmato al signor Romei.
Il passo era fatto: Maria Rosa era scritturata alla Cine Eletta.
 IX
DENTRO LA FORTEZZA
La mattina dopo, alle sette.
Tutta la giornata precedente, Maria Rosa l'aveva dedicata a provarsi il costume ed a ripetere la sua parte sotto la direzione della signorina Romei.
Ella si era coricata febbricitante di commozione, sfinita dalla stanchezza, per continuare nel sonno il sogno strano che era stato per lei quel pomeriggio.
E ora sorgeva l'alba del gran giorno!
Maria Rosa, dopo aver pregato con fervore per richiamare la grazia divina sull'ardua impresa che stava per tentare, si rec alla Cine Eletta accompagnata dai voti di coloro che le volevano bene.
Era stato convenuto che le fanciulle avrebbero assistito da lontano alla ripresa della pellicola, dinanzi al castello; inoltre, l'automobile dei Flamini sarebbe rimasta nelle vicinanze dell'ingresso, pronta a servire in caso di bisogno.
Quando Maria Rosa giunse all'albergo, una cameriera attendeva la fanciulla all'ingresso del vestibolo.
- La signorina Romei mi ha dato ordine di accompagnarvi nel suo spogliatoio. -
Maria Rosa, col cuore che le batteva forte, sal in ascensore e giunse nell'appartamento di Giannina.
Questa, gi pronta, aspettava con due cameriere per trasformare Lilietta Brevit in Beatrice di Savoia.
A Maria Rosa parve di sognare durante quei lunghi preparativi, ai quali la giovane Romei assisteva.
Quell'impressione si accentu ancor pi quando, appena vestita, ella scrse la propria immagine negli specchi che la riproducevano all'infinito. Era veramente Maria Rosa quella maravigliosa principessa?... L'immagine riflessa nello specchio indossava un lungo vestito di raso azzurro mare, ricamato d'oro, che luccicava e frusciava intorno a lei. Le maniche a sboffi, di tessuto d'oro, inguainavano le braccia fini, mentre il corsetto scollato in quadro e guarnito di trina d'oro, lasciava vedere il collo niveo e flessibile, circondato da un filo di perle. I magnifici capelli erano stati riuniti in due lunghe trecce, girate intorno alla testa, come un suntuoso diadema; ed erano intrecciate con fili di zaffiri il cui scintillio s'intravedeva tra lo splendore dei capelli.
In quel costume la fanciulla era irriconoscibile: Ripont non avrebbe mai potuto ravvisare in quella regale e affascinante Beatrice di Savoia, la piccola Maria Rosa di Roccabruna.
Davanti all'albergo attendeva un'automobile per condurre Maria Rosa fuori di Portogaio, dove doveva formarsi il corteo.... Oh, come parevano lunghi quei preparativi alla fanciulla, la quale, pure in mezzo a quelle scene cos nuove per lei e che avrebbero dovuto distrarla, aveva un unico pensiero: sarebbe riuscita nel suo intento? Sarebbe potuta entrare nel castello?
Nascoste tra la folla attirata dalla sfilata del corteo, Liliana e Editta aspettavano commosse, spalancando gli occhi per non perdere nulla della cavalcata che sboccava sulla strada: innanzi a tutti, gli araldi a cavallo, vestiti di colori smaglianti, con le lunghe trombe dagli scintillii metallici.... poi gli uomini d'arme che camminavano con aria marziale, otto per otto, risplendenti nei loro caschi e nelle corazze argentate. Poi la Corte.... cavalli al trotto, suntuosi vestiti di seta variopinta e manti di velluto.... Le damigelle d'onore, a piedi, tutte vestite con abiti eguali, con grandi paniere di fiori in mano, spargevano rose sulla strada che doveva percorrere Beatrice di Savoia. A breve distanza, ma staccata dal resto del corteo, Maria Rosa!
Che graziosa Beatrice, cos infantile e bionda, seduta ben dritta sul suo cavallo bianco, col vestito che il sole accendeva con i suoi raggi, e cos nobile sotto il diadema dei capelli scintillanti!
La sfilata aveva percorso un viale di platani e gi stava per svoltare all'angolo.... e allora le mani della piccola principessa si contrassero un poco sulle redini d'argento della sua cavalcatura: l, tutto bianco sotto l'azzurro trasparente del cielo, era apparso il castello di Roccabruna.
Ma ora ella non vi sarebbe entrata furtivamente da un varco aperto nella siepe, bens a cavallo, dal vialone lungo il quale le damigelle d'onore spargevano fiori sotto i suoi passi. Ora doveva sostenere da brava la sua parte, non risvegliare nessun sospetto, neppure nell'odioso Ripont, che doveva stare all'erta.
Il corteo si era raccolto ai due lati del piazzale e Maria Rosa, sola, attravers quel vasto spazio al trotto del suo cavallo, sotto il grosso occhio dell'apparecchio di presa che girava sempre, e si ferm davanti all'atrio.
Il signor Romei, che rappresentava il giovane castellano, si avanz inchinandosi.
La fanciulla si appoggi alla mano di lui e con un balzo leggero salt a terra.
Con passo armonico ed agile ella sal i gradini dello scalone seguita dal lungo strascico azzurro che ondeggiava dietro a lei; poi, sempre dando il braccio al signor Romei, entr nel castello in mezzo agli applausi della folla.
La scena era finita.
Ma no, non era finita; soltanto, nessuno aveva previsto quest'aggiunta alla scena. Nel vestibolo, Giannina e suo fratello videro a un tratto Beatrice di Savoia lasciarli, afferrare con tutt'e due le mani lo strascico di broccato che la impicciava e slanciarsi come una freccia, senza dire una parola, in una galleria trasversale, come persona che conosce la casa. Alle sue calcagna si era slanciato Leone, il grosso cane fedele che aveva riconosciuto, nonostante i suoi suntuosi vestiti, la padroncina tanto cercata, ed ora le correva dietro, delirante di gioia. Intanto Maria Rosa aveva attraversato i corridoi come un bolide. Ah, quella mattina non s'ingannava, non esitava! In pochi minuti giunse alla Torre del Nascondiglio; questa volta la pesante porta di quercia si apr senza resistere; in due salti Maria Rosa sal la scala di pietra e si trov nella stanza alta, davanti al pannello dell'armadio segreto. Il cane, che l'aveva seguita, si sdrai ai suoi piedi in silenzio, comprendendo confusamente, per istinto, che quello era un momento solenne.
La fanciulla agiva come in sogno. Con una esattezza straordinaria si ricord dei movimenti che doveva fare, di quei movimenti che nella sera indimenticabile si era incisi per sempre nella sua memoria. Con le piccole dita fredde e tremanti per la commozione, premette sulle due r di "forte" e "puro" e sulle tre l di "aquila" e "stella".
Sembr che il riquadro si affondasse nel muro scoprendo la nera cavit; e Maria Rosa, pazza di gioia, prese le carte e il portafogli, vivendo intensamente quel momento che aveva tanto sognato e che finalmente era giunto.
Ma all'improvviso....
Ella si aggrapp all'orlo del nascondiglio per non cadere; i riflessi del suo vestito accentuavano ancor pi il pallore del suo viso.
Lass, in cima alla scala, gli occhi sbarrati della fanciulla avevano scorto Carlo Ripont.... Carlo Ripont che, attirato dal rumore, l'aveva seguita e mostrava un viso contratto dalla collera.
Maria Rosa, con le labbra sbiancate dalla commozione, balbettava una preghiera. A un tratto un lampo attravers la sua mente e in un minuto di strana lucidit vide quel che bisognava fare.
- Su, su, Leone, - grid la fanciulla con voce stridente.
Fu l'affare di un attimo. Il cane si era slanciato come spinto da una molla, e le sue grosse zampe erano ricadute sul miserabile. Per un istante Ripont tent di lottare; ma Leone, con la forza dei colossi della sua razza, l'aveva fatto ruzzolare in terra, e ora lo teneva solidamente.
Maria Rosa attravers di nuovo i corridoi; i denti le battevano ancora dallo spavento, ma ci nonostante ella correva, correva, come se alle sue scarpette d'oro fossero attaccate le ali. Si sentiva cos felice! Il contatto di quelle carte, che ella premeva sul petto con le mani tremanti, le infondeva energia e coraggio.
Nel vestibolo s'imbatt in un gruppo di comparse attirate l dalle grida acute udite lass. La vista di quei giovanotti robusti ispir alla fanciulla un'idea ottima, come ne aveva sempre Maria Rosa, che pensava a tutto.
- Impadronitevi dell'autista e del portiere, - ella grid passando - e anche di quello che  lass nella torre, e impedite loro di nuocere. Sono ladri e stranieri! -
Non occorreva altro per far muovere quei giovanottoni, smaniosi di tornei e di avventure. Questa volta Maria Rosa era giunta al termine delle sue pene: aveva trionfato sul nemico.
Ed ora, sempre correndo, attraversava il piazzale, scendeva a precipizio lo scalone; non vi era un minuto da perdere: Guido doveva essere giudicato il giorno stesso.
E l'automobile? Dov'era l'automobile dei Flamini?
Dio sia lodato! I fedeli amici avevano mantenuto la parola: la bella vettura aspettava pulsante accanto al cancello.
Maria Rosa vi si slanci come un turbine, gridando:
- Al Tribunale di Virbeto!... Presto, presto! -
E l'automobile part portando via la piccola Beatrice di Savoia che stringeva contro il broccato del proprio vestito la salvezza di Guido di Roccabruna.
 X
IL TRIONFO DI MARIA ROSA
Nella grande sala del Tribunale il caldo era soffocante per la gran folla che si pigiava nel locale troppo stretto per contenerla. Non s'era mai vista, ad una udienza, una simile affluenza di pubblico.... Era perch, quel giorno, doveva esser pronunziata la sentenza di un processo che da diverso tempo appassionava al pi alto grado l'opinione del pubblico: il processo Roccabruna.
Non occorre dire che l'uditorio era smanioso; la maggior parte di esso credeva all'innocenza di Guido, e la posizione dei Roccabruna nel paese, la loro ben nota bont, la giovinezza del povero accusato, tutto aveva contribuito a renderlo simpatico. La folla, che  spesso generosa e a volte chiaroveggente, presentiva in quella storia uno spaventevole errore; perci attendeva con ansia la soluzione. Ma in quell'attesa vi era un certo nervosismo, il nervosismo di coloro che vedono gli avvenimenti volgersi contro le loro speranze. Infatti, se l'avvocato aveva difeso quella causa meglio che aveva potuto, la requisitoria era stata schiacciante; tutte le prove erano contro l'infelice ragazzo, e in quel discorso si erano abbattute su lui come una massa opprimente di sotto alla quale era impossibile, si capiva bene, che potesse rialzarsi.
Finalmente i giudici si ritirarono per deliberare, e durante quella lunga attesa la commozione nella sala aument rapidamente fino a raggiungere il massimo.
Da lontano la gente si additava il povero Guido, seduto tra due carabinieri al banco degli accusati, cos giovane, cos pallido e triste.... Aveva l'aria assorta, sembrava indifferente a tutto ci che accadeva; ma in realt era annientato sotto il peso dell'umiliazione e della sofferenza. Accennavano pure ad uno spettro seduto in fondo alla sala: un bel vecchio alto, con la barba bianca, col viso solcato, gli occhi rossi: l'infelice nonno, ritornato da Lobello per la sentenza. La vista di quei due accresceva la simpatia e l'agitazione nella massa del pubblico, poich una notizia cominciava a propagarsi nella sala circolando e diffondendosi con la rapidit delle cose certe: il giovane Roccabruna sarebbe stato condannato ad una grave pena.
L'uditorio diveniva nervoso.
Ma improvvisamente i giudici ritornarono e sul loro viso era facile leggere la deliberazione che avevano presa.
Purtroppo la realt era crudele quanto le peggiori supposizioni.
Istantaneamente, come un lenzuolo di piombo che fosse caduto sulla folla, si fece nella sala un silenzio profondo, impressionante, come il silenzio degli abissi e della morte.
Il presidente si era alzato, con un foglio di carta in mano, preparandosi a leggere la sentenza fatale.
A un tratto, di fuori, si ud una voce angosciata, una voce infantile che gridava:
- Lasciatemi entrare, per carit, lasciatemi entrare, bisogna che io entri! -
Dando una spinta agli uscieri che cercavano di sbarrarle il passo, apparve nella sala una fantastica visione: una fanciulla, tutta anelante, che portava un lungo vestito di broccato d'oro e le trecce bionde girate intorno alla testa.
Dal fondo della stanza ella tese le braccia gridando con tutte le sue forze:
- Aspettate!... Aspettate!... -
Il presidente, che stava per leggere, si era infatti interrotto, muto per la sorpresa.
Il pubblico si voltava ansioso verso quella strana creatura vestita da fata, che era sorta come una visione fantastica.
Ma Maria Rosa aveva riconosciuto da lontano il signor Marradi grave e freddo, in mezzo ai giudici.
In due salti attravers la folla che con vivaci esclamazioni si assiepava sul suo passaggio, e and a fermarsi davanti al giudice, tutta fremente, dritta nel suo immenso strascico che la ingrandiva.
- Signore, - ella disse - ieri l'altro sera mi prometteste che avreste rilasciato mio cugino, se vi avessi portato i documenti rubati e la lettera che incolpava Carlo Ripont!
Ella gett sulla tavola con fierezza le carte e il portafogli che stringeva nelle mani contratte.
- Eccoli! - disse.
Il pubblico taceva, anelante, poich non comprendeva ancora quello che la fanciulla voleva dire; ma sentiva confusamente che quel gesto stava per sconvolgere di nuovo il processo Roccabruna.
Intanto i giudici avevano letto attentamente le carte e il pubblico seguiva con gli occhi il cambiamento delle loro fisonomie che si erano a un tratto rischiarate: in quel misterioso processo tutto diveniva cos semplice, cos chiaro, dopo le rivelazioni di Maria Rosa! La piccola stella di Roccabruna aveva rischiarato le tenebre.
- Bisogna che prima di due ore Ripont e i suoi complici siano arrestati, - ordin brevemente il presidente.
Egli agit il campanello e con voce solenne:
- Riconosco che ci siamo ingannati, - egli disse. - Guido di Roccabruna, riconosciamo la vostra innocenza: siete libero! -
Allora, mentre la sala sembrava crollare per gli applausi, si vide la povera eroina, che non era altro che una fanciulletta, mettersi a un tratto a singhiozzare forte e gettarsi nelle braccia di Guido e del marchese dicendo:
- Ho adempiuto il mio compito! -
 XI
L'AQUILA E LA STELLA
Son passati cinque anni.  una radiosa mattina di maggio, in cui il cielo di primavera stende sul castello in festa il suo manto azzurro.
La cappella di Roccabruna non  pi che un immenso mazzo di fiori; le colonne che spariscono sotto un rivestimento di fiori di pesco sono allacciate le une alle altre da festoni di lilla bianco, mentre a pi dell'altare sono sparsi fasci di rose.
Al profumo inebriante dei fiori si mischia quello pi tenue che emana dalla folla elegante che riempie la cappella.
 il giorno in cui verr celebrato il matrimonio di Guido e di Maria Rosa.
Gi gl'invitati fanno ala, schierandosi due per due. Editta Flamini, raggiante, vestita di rosa,  accompagnata dal suo fidanzato Lorenzo dei Lauri. C' pure Margherita vestita di azzurro, e sempre con la sua aria assorta; ella, in mezzo agli avvenimenti romanzeschi di cui  stata testimone e che hanno empito la sua immaginazione, ha sentito in modo irresistibile svegliarsi la vocazione di scrittrice che era latente in lei. Non si mariter; dedicher la propria vita a dilettare gli altri con la sua penna, a far rivivere avventure cos appassionanti come quelle alle quali ha assistito in passato.
Ora entrano tre fanciulle poco conosciute dal pubblico l convenuto; ma le nostre lettrici pi perspicaci le hanno gi indovinate. Come Maria Rosa aveva promesso, Ughetta, Maria Teresa, il loro fratello e Dionisia, hanno fatto ben presto amicizia con i castellani di Roccabruna. Tra poco Ughetta sar loro parente sposando Pietro Galimberti che oggi l'accompagna orgoglioso, mentre Liliana, in tutto lo splendore dei suoi vent'anni,  divenuta da qualche mese la felice moglie di Roberto.
L'ultima coppia compare in fondo al viale:  Guido che accompagna sua nonna, ringiovanita, raggiante di felicit per l'avverarsi del suo sogno diletto.
Subito l'organo attacca la marcia nuziale di Perosi: tra il pubblico si produce un movimento: la sposa, la sposa!
Questa si avanza al braccio di suo padre, sotto il velo di tulle, nel suo vestito di raso bianco ornato di fiori d'arancio. La fanciulla  divenuta una snella signorina; ma sul grazioso viso, con gli occhi gravemente abbassati, si ritrova sempre l'infantile e graziosa Maria Rosa di un tempo. Ella attraversa la chiesa e si pone sull'inginocchiatoio di velluto, nascondendo il viso roseo tra le mani. Dal profondo del cuore ringrazia il Cielo di averle concesso quel giorno, e fa voto di essere per i suoi cari la luce gioiosa e serena, di rimaner pi che mai la Stella di Roccabruna.
Ora la cerimonia  finita; ed  finito anche il pranzo di nozze, un pranzo degno delle tradizioni del castello.  giunto il momento di brindare alla felicit dei giovani sposi.
Il marchese si  alzato in piedi, molto commosso, e ha preso in mano una coppa in cui spumeggia lo spumante dorato.
- Oggi, - egli dice - ho scritto l'ultima pagina della storia di Roccabruna. Permettetemi di leggervela:
"La tradizione voleva che il segreto della nostra Torre del Nascondiglio fosse un giorno ritrovato da una fanciulla della nostra famiglia che avesse abbastanza coraggio da rinnovare la promessa della marchesa Jolanda. Il segreto del nascondiglio  stato ritrovato. Una fanciulla della nostra famiglia  stata cos coraggiosa e cos generosa da salvare uno dei suoi cari da un'ingiusta accusa, ripetendo cos l'eroismo della sua ava. Oggi ella riceve la ricompensa, in questo matrimonio che forma la sua e la nostra felicit." -
E tra gli applausi il marchese di Roccabruna conclude:
- Bevo a queste nozze che ripetono il motto del nostro vecchio stemma; bevo all'unione dell'Aquila e della Stella. -
...
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...
FINE.